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Memorie del Felaco

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Da "Formazione del bianco", Manni, Lecce 2007

Ricordare, rammemorare, respingere
il fulcro di incoscienza del presente
con la via lastricata di praticelli informi,
una deriva solare dell’infanzia,
come un neonato abbandonato
e prostrato dal gelo e dalla brina solforosa
in una discarica di pensieri morti in fasce.

Perché sempre vengo adescato
da un’Appia millenaria o da un convento,
e la sua vita propria, con quel sangue vivente
che illumina le colline più lontane,
alla fine diventa solo mia.

Poi sempre la stessa voce,
da intruso che abita la mente
nei pochi istanti di felicità e di cielo:
«il fascino dell’antico
che niente e nessuno toccherà».
E con questo ferro battuto andare avanti.

Avevo pochi anni, nessuna morte in faccia,
mi attiravano i fiori più robusti
delle aiuole da poco recintate,
e speravo che il futuro somigliasse
a quel colore di pastrani impressionisti,
fino a quando ripiegò dallo sterno al polmone
Velia, un sintagma aperto e bianco,
su chi per lungo silenzio è imprigionato.

Fu la volta che la terra fece di me
un clandestino senza scampo o mareggiate:
mi dicevo quel giorno doveva arrivare,
ma non così presto, non in quel modo alieno,
non così vicino a casa e con la voglia
di mirare alle stelle supreme ormai per sempre.

 gabriella gianfelici - 11/11/2009 10:24:00 [ leggi altri commenti di gabriella gianfelici » ]

verso estremamente musicale, immagini e metafore che si rincorrono,
spazio al sentimento, alle emozioni.
molto molto bella
Gabriella Gianfelici

 Roberto Maggiani - 10/11/2009 22:45:00 [ leggi altri commenti di Roberto Maggiani » ]

Molto bella.

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