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Scrivi un commento al testo di Tania Scavolini
Dachau

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Fiori lungo strade pulite,

case eleganti

di una cittadina come tante.

Un vecchio passante,

scorbutico e scostante,

ci indica dov’è il campo

solo con dei gesti.

Già al cancello

quella scritta bugiarda

“ Arbeit macht frei”

è un prima percossa,

proiettandoci mesti

in un tempo oscuro

di un funereo spazio.

Come in un film muto

di cui la trama è già nota,

cala un surreale silenzio.

Unico rumore i nostri passi

lungo le camerate

coi lettini istoriati di date,

echi lontani

di grida, pianti, lamenti.

Ma il gelo assoluto giunge

pochi metri più avanti,

a prosciugare la bocca,

a offuscare l’animo,

a tormentare la mente.

Sfuma quasi il coraggio

di soffermare lo sguardo

sulla ciminiera

che nel cielo austera si erge,

ma è necessario

per tramandarne il ricordo

“Never again!”

E una lacrima furtiva

segreta scende,

il cuore piange.

 

 

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