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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Ai morti di oggi, in Libia (inedito)


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Pubblicato il 05/09/2011 12:00:00

30 Agosto 2011

 

Per superare l'orrore con la poesia. Scrive Elitis che

i poeti sono gli inconsolabili consolatori del mondo.

 

Loro sono tutti testimoni della cedevolezza della carne,

Della deflagrazione degli occhi in vuoti fioriti di cenere,

Di come si possa morire a grappoli nelle fiamme. Animali impazziti.

Libellule, salamandre, calabroni. Guardateli: sono cos indecenti

Nel loro scempio ormai freddo e rossastro! Cos strazianti!

E anche cos amabili nel loro niente ormai cheto e irrimediabile.

Il fuoco ha banchettato sui loro corpi, lasciando come resti

Una mano aperta come una rosa recisa e poi gettata nel fango,

Un piede ossuto infilato in un sandalo, una testa infantile

Con qualche ricciolo ancora biondo e inviolato che giace,

Cos troppo reale e inconcepibile pi dello stesso eccidio, in una pozza

Dove si confondono le impronte nere del fuoco, il sangue rossiccio e raggrumato

E le prime misericordiose ombre della sera. I vivi se li sentono addosso, i morti,

Soprattutto per via dellolfatto che non sa come difendersi dal disgusto

E in quale sorgente dellanima trovare una qualche risposta ad un ancestrale

E perduto orrore per ricoprire con un candido telo damore i misteriosi relitti

Che sono adesso i loro amati, i loro anelli al dito, una sciarpa intatta, un giubbotto a quadri.

Bisogna che giunga la notte e la luna rotonda per capire come sinfiorano

Di spuma bianca le ossa nude, come tutto salleggerisca nella luce della pi antica delle madri.

E che tutti loro, i martiri santi, sono fieri di avere scavalcato gi le vette,

Di avere trovato un altro campo dove lasciarsi cadere cantando.

I vivi, allora, si accorgono che il silenzio della morte unassenza feconda,

E che tutti quelli che vanno ritornano con mani piene di bellissime rose.

I morti, allora, diventano giovani, fiottando come fiumi di acqua fresca

Sul cuore, e penetrano nei vivi con radici robuste e i loro pensieri spuntano come ali

Da ogni poro. E i vivi pensano che, se possono andare lontano,

perch i morti cantano nelle orecchie le parole che stanno in alto come le aquile.



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