Pubblicato il 06/08/2008 20:34:59
Guardare il fiume ch' di tempo e acqua e ricordare che anche il tempo un fiume, saper che ci perdiamo come il fiume e che passano i volti come l'acqua.
Sentire che la veglia anch'essa un sonno che sogna d'esser desto e che la morte che teme il nostro corpo quello della morte di ogni notte, che chiamiamo sonno.
Decifrare nel giorno e l'anno un simbolo dei giorni dell'uomo e dei suoi anni, convertire l'oltraggio empio degli anni in una musica, un rumore e un simbolo,
dire sonno la morte, nel tramonto vedere un triste oro, poesia, eterna e povera. La poesia che torna come l'aurora e il tramonto.
A volte appare nelle sere un volto e ci guarda dal fondo d'uno specchio; l'arte dev'esser come quello specchio che ci rivela il nostro stesso volto.
Narran che Ulisse, stanco di prodigi, pianse d'amore nello scorgere Itaca, verde e umile. L'arte anch'essa un'Itaca di verde eternit, non di prodigi.
E' anche come il fiume interminabile che passa e resta e riflette uno stesso Eraclito incostante, che lo stesso e un altro, come il fiume interminabile.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Loredana Savelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|