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Apologo del dormiglione

di Antonio Piscitelli
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Pubblicato il 04/11/2011 22:50:29

Apologo del dormiglione

 

            Il signor Laudomio era perfetto come Ministro. Quanto a competenze, aveva tutte le carte in regola e una carriera politica ineccepibile.

Ma, ahimè!, anche lui aveva il suo bravo neo, e proprio dove meno sarebbe consentito ad un politico: sulla lingua. Intendiamoci, non che avesse effettivamente un neo sulla lingua; si trattava di un semplice difetto di pronuncia, nemmeno tanto grave. Ma il signor Laudomio era pur sempre un ministro e, come tale, era costretto a parlare spesso, con questo e con quello, più spesso con quello che con questo e, più spesso ancora, con questo e con quello insieme. Allora, come metterla con la credibilità politica? Di un ministro, di un uomo di governo si accetta tutto, tranne che appaia ridicolo per un piccolo, insignificante difetto di pronuncia. Di che si trattava? In breve è detto: al signor Laudomio, ministro della Repubblica, mancava la "s". Sì, sì, proprio la "s". Sicché, ogni volta che in una parola compariva la fatidica lettera, sentivate come un soffio appena percettibile, un piccolo alito di vento, una pausa inspiegabile che, nonché rallentare il discorso, lo faceva incespicare sovente su un singhiozzalmezzo fastidioso. Provate a pronunciare un "Consiglio dei Ministri" senza la "s". Vien fuori un "Con-iglio dei Mini-tri" piuttosto ridicolo. In verità il signor Laudomio aveva provato a ridurre al minimo, nei suoi discorsi, le parole che contenevano la lettera tiranna; tuttavia l'impresa, oltre che faticosa, era improba. Era costretto a dire che era "contento", quando al contrario non lo era. E, in Consiglio dei Ministri, finiva con l'essere "favorevole" a tutto ciò che non condivideva e che non si sarebbe mai sognato di approvare. Di questo, in verità, gioivano le opposizioni parlamentari, ma non la maggioranza di Governo che, a causa di un semplice difetto di pronuncia, vedeva minacciate la coerenza e la politica stessa dell'azione governativa. Occorreva un rimedio! Immediato ed efficace! Si sarebbe potuto licenziare il ministro Laudomio o, per dirla in gergo tecnico, operare un rimpasto. Ma, a parte l'azione da panettiere, una sostituzione del ministro avrebbe comportato la rottura dell'unico trait-d'union con l'opposizione che, senza Laudomio, avrebbe dato filo da torcere all'operato della maggioranza.

            Date le circostanze, la cosa più saggia da farsi sembrò la purga linguistica. Sarebbe bastato un semplice decreto a mettere d'accordo maggioranza ed opposizione: dichiarare la "s" fuori legge. Pensate alla gioia dei più! Tutti gli "scontenti" sarebbero diventati improvvisamente "contenti", e le opposizioni, che smaniavano per essere "favorevoli", avrebbero finalmente avuto l'occasione di manifestare il loro consenso incondizionato alla maggioranza, mascherandolo dietro l'alibi dell'ormai legale asigmatismo fonetico.

            Detto, fatto. Il decreto fu redatto, discusso ed approvato; accettato dalla stragrande maggioranza della popolazione, convertito in legge dal Parlamento. L'iniziativa non incontrò alcun ostacolo: tutto filò liscio come l'olio. Ma, come si dice, fatta la legge... . Occorreva farla rispettare. Provate ad immaginare quale fatica immane comporti cancellare le "s" dal vocabolario di un popolo, così, su due piedi, da un giorno all'altro. Innanzitutto dovrete stare attenti a non addormentarvi. Mai! E sì, perché ogni addormentamento comporta un risveglio. Ma svegliarsi è reato perché il verbo svegliare contiene la lettera incriminata. Eliminando la "s" dal verbo, per essere nella legalità, voi otterreste di poter "vegliare". Ma "vegliare" significa "non dormire". Ne consegue che, per rispettare una legge dello stato, dovreste essere sempre desti. Cosa che, come tutti sanno, è impossibile. Allora? Volete sapere che successe nel paese senza esse? Ebbene, in un primo momento, il popolo restò desto, finché poté. Poi, ad uno ad uno, cominciarono a crollare tutti: prima i bambini e gli adolescenti, poi quelli che facevano lavori pesanti, dopo ancora gli intellettuali ed infine giornalisti e pubbliche autorità. Nel giro di pochi giorni s'addormentarono tutti, ma proprio tutti.

            Certo dormire è una gran bella cosa, soprattutto quando si è stanchi: restituisce vigore al corpo e rinfranca lo spirito. Però, quando il corpo è rinvigorito e lo spirito rinfrancato, si sente il bisogno di ridestarsi; o, meglio, più che necessario, lo stato di coscienza è ineluttabile, soprattutto quando si è ben riposato e non si ha più voglia di dormire. Così, anche nel paese senza esse, si ridestarono tutti, nell'ordine esattamente inverso a quello col quale si erano addormentati. Prime ad essere sveglie furono le pubbliche autorità, ministri compresi. E se i ministri furono i primi a svegliarsi, furono necessariamente anche i primi ad infrangere al legge. Sì, ma il popolo non lo sapeva. Non lo sapeva perché, quando si era addormentato, i ministri erano ancora svegli, essendo stati gli ultimi a prendere sonno. Ed ora, destandosi per primi, i ministri potevano ben far credere alla popolazione di non essersi mai addormentati: la gente li trovava desti e pimpanti come li aveva lasciati prima di assopirsi. Così, senza volerlo, i ministri avevano essi stessi escogitato il sistema per sfuggire ai gravami della legge e continuarono a governare su un popolo che fingeva di essere sempre sveglio, ma che in realtà dormiva la più parte. I ministri dovettero sì fare il sacrificio di dormire un po' meno degli altri, ma in compenso cominciarono a godere fama d'insonni. E il popolo divenne sempre più poltrone, fiducioso che, in fondo, c'era sempre chi vegliava su di lui.     

                                                                                              Antonio Piscitelli

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