Pubblicato il 15/03/2010 22:13:46
Silvia Ranzi interviene su i NONLUOGHI di ROBERTO MOSI (edizioni www.laRecherche.it) Firenze, Giubbe Rosse, 5 marzo 2010
La raccolta poetica di Roberto Mosi Non luoghi, dal sottotitolo Pensieri in fase di decollo, ha il merito di dialettizzare con la contemporaneit, adottando unanalisi empirica sul reale che converte la visuale sociologica in ispirazione lirica, nella direzione di una sintesi comprensiva di costanti semantiche presenti nel suo fare poesia: i valori connessi con la cultura del territorio e dellabitare, la difesa del patrimonio ambientale, la dimensione del viaggio fattore di conoscenza e dialogo con altre culture.
Lo stile presenta accenti neorealistici in cui emerge una spiccata intenzionalit narrativa dai toni riflessivi, animati da forza icastica, assecondando uno spirito prosaico venato di malinconia, sapiente humour, incisiva ironia.
Alla base della raccolta c la nozione flessibile di non-luogo coniata dallantropologo Marc Aug nellultima revisione del concetto, presente nella premessa alledizione del libro: Nonluoghi. Introduzione ad una antropologia della surmodernit(Eluthera, Milano, 2009). Luoghi connotati dalla transitoriet del singolo, spazi deputati alla circolazione che favoriscono solo incontri fortuiti, spazi senza memoria o terre di confine di un urbanesimo dilatato, costituito da zone di attraversamento, infrastrutture di passaggio: svincoli, autostrade, stazioni, aeroporti, grandi magazzini, catene alberghiere, periferie dormitorio, luoghi di degrado.
In ultima analisi Nodi e reti della citt-mondo in una prospettiva planetaria: luoghi anonimi e talora identici che godono di un semplice status, in cui la coppia luogo/non luogo misura il grado di socialit e di simbolizzazione di un dato spazio.
In queste aree in apparenza asettiche del vivere moderno, R.Mosi d voce a quella solitudine multipla, paradossale fenomeno in aumento nonostante levoluzione dei mezzi di comunicazione di massa.
Il poeta dilata lo sguardo sullesistenza individuale e collettiva interrogandosi sul destino dellidentit personale e territoriale del futuro cittadino nellera mediatica della globalizzazione per restituire un rinnovato senso al nuovo assetto sociale alla soglia del III millennio.
Guidato dalla coscienza critica sui disagi della postmodernit, interpreta liricamente i nodi cruciali nellalternanza di locale e globale, nel confine labile tra reale e virtuale, nellinsidia onnipresente dellomologazione imperante nei circuiti di un neocapitalismo consumistico ed accumulatore, nel rischio di una cultura allo stato liquido dove domina leterno presente, in cui il passato ridotto alla banca dati ed il futuro viene eviscerato della spinta di cambiamento, anestetizzato dalla frenesia effimera degli stereotipi di massa che sembrano aver sostituito le domande sullattesa di significato.
I versi si avvicendano per seguire i rapidi cambiamenti della societ, rivendicando il diritto alla poesia di farsi baluardo dellidentit, preservando la memoria storica, in un rinnovato processo di autorealizzazione che nasce dal relazionarsi in un comune destino di solidariet.
Rivendica questi temi declinandoli nel racconto diretto di episodi tratti dal quotidiano, si misura con la realt di un neo-urbanesimo prodigo di input, ma frastornante ed uniformante, per rieducarci alla vigilanza delle coscienze tra riconoscimento ed estraniazione. Si concede ludiche ironie sulle dinamiche fonetico-terminologiche dellera informatica, si indigna sulle questioni ambientali, ripristina il rapporto empatico uomo-natura in felici inserzioni naturalistiche.
I frammenti lirici si allineano con il diffuso spleen contemporaneo che nasce dalla sproporzione tra la dimensione antropologica ed il landscape artificiale creato dall homo sapiens sapiens, icona sistemica dalla civilt industriale avanzata. Testimonia che il vissuto metropolitano resiste anche nei templi delleffimero consumistico, tra i profili di invasive architetture, vasti agglomerati dormitorio, accelerazione inarrestabile dei trasporti, il dilagare delle immagini pubblicitarie nellera del postnaturale. Cerco lanima delle citt raggiunte ai quattro angoli del mondo. scivola lanima delle citt. rimangono nella rete fili di storia, schegge
Sul piano delle Arti visive siamo passati dalla fiducia ottimistica della poetica futurista, alla metafisica del paesaggio urbano di un Sironi o di un De Chirico secondo valenze di sospese ed evocative meditazioni sullincipiente natura del progresso, oggi si pu parlare di uno straniamento del postmodernismo nelle figurazioni realistico-gestuali, opera di nuove generazioni dartisti che restituiscono spessore esistenziale alla desolazione della citt e delloltre-citt: grattacieli, fabbricati industriali dismessi, viadotti autostradali, sottopassaggi cittadini, stazioni, metr.
Mediatico-fumettistica invece si presenta la pittoresca configurazione di nuovi codici urbani di stampo graffitico della cosiddetta StreetArt, in cui si passa dalla rappresentazione della citt alla metabolizzazione degli stilemi contemporanei in azione artistica che investe le citt.
Quale sar lidentit del singolo e della collettivit nel villaggio globale? Ceder il posto alla tracciabilit dellindividuo? Politiche neoliberiste imprenditoriali e flussi migratori faranno s che la tragittografia rimpiazzer la geografia?
La poesia nel chiamare in causa le dinamiche dellessere nella societ dellavere (Erich Fromm) si interroga inevitabilmente sulla destinazione dellesistere e paradossalmente nella mondializzazione dei processi loggettivit della transitoriet, potr fungere da esperienza morale di base da cui partire per rianimare lesperienza collettiva nella comunanza dei destini in forza delluniversalismo delle differenze.
Al di l di ogni mercificazione esistenziale c lesperienza umana con la sua pretesa di educarsi ad uno sguardo nuovo, non asettico, ma corrispondente alle attese irriducibili: la poesia il luogo di questa rivelazione.
Deflagra nella normalit del giorno il messaggio e-mail porta il dolore del mondo
Le Arti , sul piano letterario e visivo, sono le risultanti antropologiche ed estetiche di medium espressivi operativi di un uomo vitale, capace di suscitare consapevolezza, costruire ed immaginare spazi nuovi dellabitare e del socializzare: oggi si parla del capitalismo della decrescita, di sostenibilit ed ecocompatibilit, nel ripensamento degli spazi urbani secondo il concetto pionieristico di Frugalit elegante del noto architetto e scrittore Paolo Soleri.
R.Mosi si vota alla poesia quale Specchio della realt da cui partire per elevare il potere diffusivo dellimmaginazione nel ridisegnare utopie: qualsiasi forma darte sapr riscattare lindifferenza e lassuefazione in spinta e rinnovamento nella dialettica inevitabile fra sistema e storia nella realt urbana, per inventare nuovi linguaggi, opere artistiche ed architettoniche, catalizzatrici di senso, per le nuove agor del futuro.
Silvia Ranzi, Marzo, 2010
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