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L’astronave

di Loredana Savelli
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Pubblicato il 08/07/2012 16:25:46

 

Il momento in cui sintravede la felicità, sottoforma di una grande astronave.

Senza maniglie per appoggiarsi.
La fuga fu – il primo fosti tu – un modo per prendere le distanze dal colore accecante che scioglieva i confini dello spazio.
Il problema era
averla “a disposizione”.
Ma cosa: la fuga?
(In realtà intendo la bellezza, in un'atmosfera totalmente arrendevole.
Morbida come burro.)


Pioveva pochissimo, e sempre a comando.
Il sole creava riverberi ed essi impreziosivano i nostri occhi.
I miei erano più chiari, i tuoi si celavano dietro ciglia più folte.
Ma è probabile fosse timidezza.


La fuga, dunque.
Metodo infallibile per sentirsi coraggiosi, seminare la paura
alle spalle.
Poter dire: ho scelto la libertà.
Dopo fuggii io.
Convinta di aver scelto non la libertà ma un sacrosanto Ruolo.
(Usavo le maiuscole con disinvoltura, prima di decidermi a livellare tutto.)
Ogni fuga è centrifuga.

Nel nostro caso, siamo rimasti in orbita, equidistanti dal centro.
Agli antipodi, geometricamente simmetrici.
Un modo per non perderci di vista, forse.
Cos’è stato il passaggio ad ovest, un graffio sul volto dell’universo? Un oltraggio alla bellezza?


 


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