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Una notte magica [ Magie e cunicoli spaziotemporali ], Aa. Vv.
Presentazione il 22 settembre 2019, ore 17 presso il Villaggio Cultura – Pentatonic
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Lettera a Sara

di Adielle
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Pubblicato il 19/01/2013 12:34:39

C'è una proporzione tra le forme del tuo corpo, retaggio di antiche parsimonie, che non necessita preamboli. Consumo le mie retine nel tentativo di tessere una tela che possa imprigionarne l'immagine, la tua pelle tutta intera, tutta in una volta, per farne un sol boccone ma risultano vane le prove di portare in dietro il tempo fno al punto esatto in cui niente ancora s'è prodotto e tutto puo' accadere. La nascita di un pensiero, una stella che esplode nel cielo ed io, che non riesco a trovare un lavoro. Avessi conservato almeno una foto.

Fai progressi lontano da me, lo so e l'ignoro.

Questo mondo che si srotola, che scioglie le sue bende per far prendere aria alle ferite, perde di coraggio e credenziali.

Dove andremo a sbarcare il lunario quando anche quell'estate che non si arrende sarà finita? La memoria mia che m'inganna, il ricordo del peso del tuo seno nel palmo della mano vuota, lingua in bocca come falce e parlare piano con il grano delle dita, quante spighe abbiamo piegato in quel campo!

Ma vedi, la mente vacilla a considerare dell'alba anche solo la pallida luce che cinge il mattino, ad un primo sguardo distratto.

Cosa chiedi nelle tue preghiere, nel segreto gratuito di lenzuola fresche?

cosa ti corrompe? Il desiderio di avere una seconda possibilità di vivere tutto da capo forse? Mai nessuno che conceda un premio a chi non ha vinto mai, nemmeno un dio buono come il tuo si produce più in miracoli, te ne accorgerai.

La ferocia di questi giorni squassa il petto in conati, credere al futuro non è mai stato così facile, perchè il futuro non esiste, se non nel cuore debole dei semplici. L'unica musa ancora in vita la statistica.

Non c'è un luogo al mondo dove coltivare con profitto le proprie perplessità.

Ti ricordi quando credevamo che l'amore ci avrebbe salvati?

Bei tempi quelli, scoprire che sarebbe stata l'ultima buona occasione, per essere infelici insieme, mi ha fatto un certo effetto, col senno di poi; d'altronde, cercare altrove il segno di una propria redenzione individuale, è stata una scelta obbligata per una natura come la tua, che hai creduto alle favole solo per il tempo di crescerle. A proposito, non c'è niente di vero nelle collaborazioni tra i cantanti, a parte il profitto delle case discografiche.

E noi che ci ostiniamo ancora a cantare le canzoni quando siamo tristi o ci raduniamo in piccoli branchi attorno a una chitarra, su spiagge desolate!

Essere felici è una condizione disumana, il fatto è che abbiamo badato alle parole senza ascoltare con cura la musica. Ci sta bene non trovare pace se non nella sospensione artificiale della nostra condizione più usuale: ecco a che servono sostanze: mentirsi per tirare avanti fino alla prossima secca, con l'acqua alla gola mentre il mare invecchia.

Troppo cose si devono sapere, e come tenere in mano una matita e come brandire un forcone, con la fretta d'imparare prima che ci vengano i calli, la testa sulla Luna, i piedi nel fango.

Come sono stanco, eppure non faccio nulla per redimermi, galleggio tra un bene e un male imparati a dottrina da una signora troppo bionda, per essere sincera fino in fondo.

I campeggi con gli amici, quelle sono cose da fare, sempre che mantenga la bella stagione o ti regga la pompa; saremo così tristi domani e per motivi così saggi, che c'insegneranno la tristezza.

La mia condizione? La solitudine come stato della mente, con la consapevolezza che cambiare dimensione sia possibile.

Cosa sono disposto a perdere se non la ragione, cosa sono in grado di vincere?

Capita anche a te di parlare a volte, come se volessi insegnare qualcosa a qualcuno, se fosse mai possibile, anche quando ti scopri a parlar da sola?

Io faccio il presuntuoso con me stesso, dopo aver giurato sul tuo collo, che l'unico atto di superbia in vita mia sarebbe stato quello di impiccarmi all'albero più bello del bosco. Lo sto ancora scegliendo.

Sento dei cani abbaiare e sono quieto, seduto a scrivere, penso che voglio che smettano, se non stanno segnalando un pericolo. La televisione svogliatamente accesa su un canale musicale, un portone che sbatte al piano di sotto, l'ascensore che si mette in moto, progredisce un meccanismo. Il vento attraversa la casa da una finestra aperta all'altra in piccoli vortici domestici, oramai conosce la strada a memoria, l'accendino fa il suo dovere a intermittenza e mentre tortura l'ennesima sigaretta, mi godo lo spettacolo di un piccolo fuoco alle prese col vento: più sadico che sedotto, le pareti della mente che scricchiolano.

Dal bagno viene un buon profumo di pulito, quasi quasi entro, mi guardo allo specchio, non mi riconosco, mi chiedo perdono e vado a dormire ma il tempo lo trovo, per perdermi di nuovo in congetture senza senso che mi mettano sete più di quanto non abbiano fatto Bacco e il mito del bere.

Salute, un brindisi notturno con un vino torbido da supermercato, bevuto a collo, fresco di frigo; ci si accontenta di poco in tempo di crisi.

A cosa si riducono le nostre aspirazioni?

Dov'è finito lo spazio per i sogni? Sui banchi dei concorsi, nelle corsie degli ospedali, in fila sulle rampe che non portano più a niente, il ponte è interrotto nel vuoto e poi si cade. Nello stagno del mio inconscio faccio il bagno con le carpe.

Una blasonata agenzia di lavoro interinale mi offre di andare a raccogliere pomodori in nero ed accetto per vedere dove andremo a finire e mi viene da rimpiangere quel lavoro regolare che ho lasciato.

Quando ho perso quel treno non sapevo che il prossimo sarebbe passato tra una vita intera, eravamo alla stazione ma dormivamo tutti, come si canta, badando bene di aspettare all'ombra.

Sali scale scendi le scale ma ti trovi sempre allo stesso punto, come in un incubo. Posso uscire dal gioco senza farmi del male?

C'è da pagare un pedaggio. Parola senza volto, di un controllore ignoto o del grande fratello?

Ho scordato di fare il biglietto ma ammetto che un po' l'ho voluto scordare,come capita coi sogni, una volta che ti svegli, mai che riesca a segnarti un numero.

Se me lo domando quand'è che mi sono perduto, mi rispondo quella sera che ti ho vista sulle ginocchia di un altro e ti ho tolto il saluto ed ho perso il coraggio e l'attitudine. Ma mi diverto ancora a selezionare le stazioni per radio, in base a quanto il programma in onda sembra che mi capisca nel preciso istante in cui lo sto ascoltando e non è facile, siamo pianeti così distanti, isole perse nel mare mentre tutto si trasforma. Farenight a che numero civico bruciano i libri oggi?

Chi ha voglia di rogo sta notte non dorma.

I versi di quali poesie scorderemo di mandare a memoria?

Quanta destrezza ci vuole per scanzarsi dalla vita.

E dire che nel m'ama non m'ama mi ero allenato tanto da aver acquisito la capacità di cogliere solo i fiori dai petali dispari, in un prato li riconoscevo ad un primo sguardo, mi sorridevano, poi all'improvviso non li ho più visti.

Poverino, se questo è un uomo, con la paura che facciano del mondo un unico campo di concentramento ma con tutti gli agi che i soldi possano comprare: l'ora d'aria roba da ricchi, difficile trovare il tempo per leggere e il governo certo non migliora le cose, e la loro forma e la loro sostanza si scambiano di ruolo in un corso senza rotta.

Attuare il controllo, nonostante la nebbia attorno agli occhi e le occhiaie sotto ed emanciparsi dalla schiavitù di un lavoro, questo dovrebbe essere ordinario ma c'è sempre qualcosa che ci giustifica, anche seguendo nessuna logica, se facciamo quello che facciamo, qualsiasi cosa sia. La natura, andarle contro, la vita, darle torto,cambiare tutte le regole purchè vincano sempre i più ricchi i più forti e la legge dalla loro parte a custodirli vergini; non siamo stufi noi che viviamo ai margini?

Kerouac mi guarda di sbieco da una copertina di un libro che mi hanno prestato, il sogno vuoto dell'universo, parcheggiato su una mensola del bagno in un angolo asciutto; a che gioco stai giocando? Mi chiede dalla foto, con sguardo acuto. Tutto è possibile e mi sembra dipenda da ognuno di noi in percentuale così piccola da non poter essere vista ad occhio nudo, che valga la pena lo stesso continuare a parlarsi addosso? Quante domande senza senso affollano la mente senza passare dalla bocca; per esempio, bussando alla porta di quale paradiso troverai conforto per le nocche? Bocca mia taci.

Eppure l'estasi io l'ho provata, quella notte ai confini del sogno, di fronte al cielo vestito di stelle volanti, con te in ginocchio davanti che dicevi ti amo a bocca piena, benedicevo la tua maleducazione, chiudevo gli occhi per sentire meglio il tutto ingoiarmi e fare esperienza del vuoto. Una goccia di mare stesa a prendere il Sole, ancora per poco.

Cara carogna ti spolperò viva in un ossimoro cannibale, non appena mi avrai reso immortale, pensava un pensiero laterale senza padroni.

Il sesso un rituale, un convenevole mistico per sprigionare bagliori.

Non mi sono mai sentito tanto libero come allora che ero in tua prigionia.

Con quanta boria non ho più la tempra di saper concedere un tale potere:

donna, poca vodka nel bicchiere e troppa nelle mie vene che tremano dalla voglia di vedere i colori cambiare, luce nei miei occhi a strali fitti, consistenze che si abbandonano a una diaspora sacrilega, la realtà, questa sconosciuta, che si disgrega, la mia mente che galoppa, rivolta al moto sconveniente dell'inseguir se stessa, senza che nè la fuga nè la caccia lascino una traccia, scia della cometa, bava di lumaca; ogni mossa lascia gli strascichi che merita. 

E questo fare della mente che produce se non esce mai da essa? Scorie, pubblicità per il mercato dell'invisibile.

Quando mi piegherò senza spezzarmi più sarà trascorsa già la dolce stagione dei rimpianti. 

FINE: stretta di mano, pacca sulla spalla, bravo coglione tira la carretta e guarda avanti.  Quante ne abbiamo passate, Sara ti ricordi?

Come fermo in un tempo fuori dal tempo, le possibilità proliferano senza alcun controllo perchè nulla si traduce in atto ed io le osservo seduto in un angolo.

Non hai scampo. Il potere di creare idoli, quello di scacciare demoni, andare a scovare nella storia dell'uomo i loro prodromi, ne avessi avuto il talento.

Come da consuetudine confondo allucinazioni per miracoli, mi prendo i fischi, m'attacco ai fiaschi e sogno applausi ma l'illuminazione nel delirio resta estasi. Un rapimento mistico e sensuale come dicono i maestri che mi sciolgono la lingua per leccare le ferite: io frazionato, il figlio dell'uomo, rinnegato da Nessuno ho accecato Polifemo e sono stato una dea dal ventre piatto e i seni tondi e mille braccia per accarezzarli tutti i miei fratelli, io la sostanza che mi entra in circolo nel sangue e altera la relazione con tutto quello con cui entro in contatto, pazzo come l'unico toro scampato all'olocausto immolato sull'altare di un falso dio; vieni nel mio mondo ho un mantello scuro per proteggerti dal freddo e confonderci col buio.

Quanto sono veloce quando mi sembrate lenti, come cani in autostrada sempre in cerca della roba, mentre sfrecciano le macchine e nessuno mai che vi raccolga. Non c'è più alcuna differenza, il pensiero genera la materia, è materia chi lo genera. Il principio, prima dello scorrere del tempo, ha ragion d'Essere? 

Quante distanze e chi le consola? Siamo atleti così diversi sparsi per il mondo, le gambe stanche, le mani giunte, ognuno a pregare il suo proprio dio a caval donato, nel momento del bisogno. E gli universi paralleli che c'entrano? Finestre che guardano le une sulle altre scambiandosi per specchi.

Chi mi riflette, chi cosa?

Chi mi riflette, chi cosa?

La voce del mio eco o l'eco della mia voce?

Il nome della rosa è rosa.

E' una questione di ritmi in metrica e convenzioni accettate per comodità.

Prendi il D.N.A. che vuol dire? Il codice della vita, il genoma umano.

Essere rappresentanti di un'ignoranza dominante che passa il tempo a dividersi il senso della propria solitudine, quando non si estingue.

Siamo fatti più di vuoti che di pieni, un aggregato di particelle mobili, mi è capitato di sentirle vibrare, da non confondere col tremore delle mani quando ho provato a sfiorare l'amore, cara Sara. Com'è bello il tepore del tuo abbraccio, lo ricordo come fosse ora, ha qualcosa di cospicuo e d' imponderabile; non lasciarmi andare fino a che il mio corpo non abbia raggiunto la giusta temperatura per sopportare al meglio un nuovo abbandono.

Ma che freddo fa ma che freddo fa.

Come stai cacciatrice e valchiria, regina dei camaleonti? Ti ho sognata che lanciavi strali, ti ho sognata che dividevi mari eppure mi dicono che hai messo la testa a posto oggi, vai a letto presto e non ti lamenti, reciti le preghiere prima di addormentarti, una vita normale, sono io la variabile che non ti aspetti, che riscrive il finale.

Volevo che tu sapessi che ho avuto sfortuna e un contrattempo, quel giorno che ti ho lasciata ad aspettarmi sull'altare ma lo sai all'epoca dei nostri fraintendimenti ero volatile, non avevo consistenza e odiavo lo sposo.

Da allora sono cambiato, ho perso l'abitudine di creare realtà alternative non condivisibili in cui immergermi. Mi sono curato ma questo lo sai, tu mi hai obbligato a farlo, certo ho perso i poteri ma si deve pur rinunciare a qualcosa.

Sono tornato a scrivere con le virgole e il caravanserraglio della punteggiatura, anche se lo vivo come un limite , un morso messe alle parole che altrimenti correrebbero via libere senza badare troppo a che il testo che compongono risulti comprensibile, chi ha orecchi per intendere...

Comunque mi manca quel disordine maniacale ma devo ammettere che ho guadagnato in pianificazione , che scherzo del destino che sia proprio tu a farne le spese! Quando eri la mia musa m'approssimavo all'assoluto in volo icarico e sentir bruciare le mia ali era un giusto prezzo per il Sole, quante volte sono caduto ed ogni volta che schianto che ero! Tu non puoi non ricordarlo, all'epoca ancora ti piacevo o stavi già fingendo? Cosa importa adesso.

Come avrai notato, nonostante i miei soliti sproloqui, non mi sono abbassato all'invettiva ma che duro colpo quando m'hai lasciato per quell'altro, il cosiddetto padre dei tuoi figli e che dolore quando mi hai fatto internare, congelando la mia parte di eredità, una pugnalata alle spalle e la lama del pugnale intrisa di veleno, come ho fatto a rimanere vivo è un miracolo. Si fa per dire. Alla fine è una questione di scelte e le tue ti hanno condotta qua, non propriamente un bel posto, anche se ti assicuro che è stato scelto tutto con cura, anch'io ho detto la mia.

La cerimonia funebre la immagino davvero emozionante, la chiesa piena di fiori, le persono che t'hanno voluto bene. Il prete spenderà parole bellissime prendendo a piene mani dalla bibbia, io piangerò anche e tuo marito mi verrà a consolare, che brava persona.

Dopo che tutti e saranno in tanti, avranno portato il loro saluto, allora giungerà il mio momento, un rischio, un colpo di teatro.

Non pretendo che tu possa comprendere il mio fremito, quando lascerò scivolare questa lettera con l'accendino nella tua bara, stando attento a che nessuno se ne accorga e giusto un attimo prima che la chiudano per sempre ma credimi sulla parola, se ti dico che lo pregusto dal giorno stesso in cui l'ho pensato la prima volta, un battito raro da prima comunione, da esame del sangue a stomaco vuoto e scusami se non trovo parole migliori ma i tempi sono stretti e mi risparmio per il gran finale.

Il primo esame, sala mortuaria, lo hai passato a pieni voti, bella come la Luna, immobile, serena, non hai fatto un fiato. Ti immagini ti svegliavi?! Chi sveniva, chi si segnava e gridava al miracolo, che volgarità, che cattivo gusto, io poi nemmeno ci credo. No no, non scherziamo, il veleno shakespeariano che ti ho versato nel bicchiere di spumante, durante quell'unico brindisi che mi hai concesso, al ricevimento per il battesimo di tua figlia, sta facendo e farà fino in fondo il suo dovere, ci mancherebbe, m'è costato una fortuna e io non vedo ancora una lira per colpa tua, oh mia Giulietta. Cosa non si trova su internet. Morte apparente per improvviso arresto cardiaco, dipende dalle dosi quanto tempo dopo ti svegli dal momento del dichiarato  decesso, io sono andato largo, pozione da tre giorni,bastava anche da due che domani t'intombiamo, ma sai per stare sicuro e che non si dica che sono avaro, ho pensato, problemi di rumore non ce ne sono, loculo solido, pareti di cemento, zona fuori mano, oh al massimo, se si sveglia dopo, si sveglia con la fame. Ma poi un poco di digiuno ti fa bene, il corpo spurga, si fa la bocca a più ardue privazioni. A proposito, prima che i tuoi teneri polmoni consumino tutta l'aria nella bara, ti consiglio vivamente di leggere queste parole, che ti facciano compagnia. E se ti starai chiedendo perchè, arrivata a questo punto, ma perchè ti amo e non posso vivere senza di te, amore mio o se ti piace di più, perchè sono matto e ho voluto vendicarmi, scegliendo di essere cattivo.

"Le cose cambiano, è nella loro natura, sedotte da nuove storie d'amore si rassegnano all'imbrunire", cito testualmente, sono parole tue giusto? Rassegnati anche tu. Per dimostrarti che non ti porto rancore, ti dedico un'ultima poesia e giuro di non renderla pubblica, è solo tua (che culo!).

 

 

 

L'esercizio delle virtù

 

 

 

Pregato a lungo che il tempo donasse il suo commiato

con le armi in pugno

e il fiato solo per cantar della guerra arte e vanto

ti vedi nello specchio

un cenno di saluto ti scopre mortale

non un sussulto

ma un deprecabile difetto che non t'abbandona mai

cos'è l'amore se l'hai stretto tra le mani?

se t'è uscito dalla bocca?

si guarda ma non si tocca quel che brucia 

come sale su una ferita aperta

che la cura è l'obbedienza

a un comandamento sempreverde

non sei morta non sei morta

la sconfitta non ti arrende

sei più scaltra di una giovane vittoria

chi ti prende poi ti perde

capisci adesso perchè non cerco i tuoi occhi 

che pure mi spargi davanti come liquidi neri tranelli?

il tuo nome è un futuro senza accenti

ho paura di farmi  male solo a dirlo

come sei bella come sei bella

e il modo in cui lo sai e non lo sai è un atto di forza 

che fa il verso alla grazia senza offenderla poi

l'irrequieta destrezza dell'anima tua nel farsi carne ed ossa senza passare dal via a perdifiato mi fa a pezzi 

mi consuma 

le mie parole lo sai sono senza padroni

nè terra nè casa per loro nè tomba

allora perchè s'inginocchiano all'altare della tua gola pregandoti le labbra?

dammi un bacio anche se scotta

stringiamo un patto un' alleanza 

ma ti prego fa qualcosa 

da signore a schiavo nel giro di una danza 

che ho ballato tutto solo

a questo punto che differenza vuoi che faccia vivere o morire?

tanto nemmeno in cielo pretendo ci sia chi mi perdoni

per aver tentato in vano

che tu non mi facessi soffrire

disarmato

mi vedo nello specchio e tremo

perchè t'amo io ti amo

ma tu non mi rifletti.

 

 

 

Spero ti sia piaciuta, sono certo che ci rivedremo presto, sono un poco in imbarazzo, come si saluta in questi casi? Riposa in pace è una pacchianata e poi è da vecchi, io ti dico ciao.

Sento le tue grida.

In fede, il tuo fratellastro.

Hai notato quanto suona sinistro il termine fratellastro?

 

 

 

FINE?


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