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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’ora di Cristofalo

di Nicola Lo Bianco
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Pubblicato il 12/01/2013 18:08:22

IV

 

 Ch’era arrivato il tempo Cristofalo lo capì  la sera

quando con la lanterna accesa e il foglio in mano

per dire metti la firma qua che sono innocente

i picciottazzi nati e cresciuti senza arte né parte

lo salutavano di lontano gli scanazzati

lo aspettavano, ehi, Cristofalo,

vieni a fare lustro a questa coppola  di minchia,

e la nottata gli passava a sghignazzare

dandosi manate e pisciando al muro

 

V

 

 Lo capì e ci mise una pietra sopra,

sentì ch’era l’ultimo giro nel suo quartiere

pensava col pensiero tornava alla sua casa a Pallavicino

quand’era  bambino sua madre diceva ci sono gli spiriti

ma però sono benigni ci vogliono bene  non sono maligni

 e lui la vedeva la signorina fine e  gentile col cappellino

seduta nel salottino sono fioraia e vengo dall’Argentina,

sono Angelina, perduta nella marea del tempo anche lei

ritornò  quella sera quando Cristofalo si sentì toccare

un dito sentì sulla spalla mentre apriva il portoncino

si voltò ma non c’era nessuno c’era solo Vicè il cane

che lo fissava con gli occhi afflitti dei cani senza padrone

perciò Cristofalo lo chiamò gli fece una carezza sulla testa,

si fece la croce ed entrò  

 

dal poemetto, In città al tramonto, inedito

 

 

 


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