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Senza indicazione di tempo [né di luogo]

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 06/02/2013 19:52:21

Senza indicazione di tempo

 

In cinereo, umbratile azzurro fiorisce con il tetto metallico il campanile. Lo attornia garrire di rondini in volo, lo avvolge l’azzurro del cielo profondo. Il sol lo sovrasta e colora le lamine d’oro, ma lassù nel vento autunnale quieta stride la nostra bandiera. E se qualcuno poi scende e percorre quelle scale sotto la campana, è una vita nella quiete, perché quando la figura è così isolata, allora dell’uomo emerge la plasmabilità. Le finestre da cui risuonano le campane sono come porte sulla soglia della bellezza. Infatti, poiché le porte ancora sono secondo natura, somigliano agli alberi del bosco. Ma purezza è anche bellezza. Uno spirito grave sorge nell’intimo da ciò che è diverso. Ma pur così semplici, sacre sono le immagini, che sovente di descriverle si teme. I Celesti però, sempre benigni, hanno tutto in una volta, come chi è ricco, hanno virtù e gioia. È lecito che l’uomo si limiti. È lecito, se la vita è pura fatica, che un uomo si affacci a guardare e dica: così voglio essere anch’io? Sì. Finché la gentilezza, la pura, si conserva nel suo cuore, l’uomo non si misura infelicemente con Dio. È sconosciuto Dio? È manifesto come in cielo? questo credo, piuttosto. Dell’uomo è la misura. Colmo di meriti, ma poeticamente, l’uomo dimora su questa terra. Ma l’ombra della notte con le stelle non è più pura, se così posso dire, dell’uomo, che immagine della divinità è chiamato.

 

C’è sulla terra una musica? Non ve n’è alcuna. Mai infatti i mondi del creatore fermano la marcia del tuono. Anche un fiore è bello, perché fiorisce sotto il sole. Sovente l’occhio trova nella vita creature che occorrerebbe chiamare molto più belle dei fiori. C’è chi lo sa bene. Giacché sanguinare nella persona e nel cuore, e più non essere, piace a Dio? Ma l’anima, come credo, deve restare pura, altrimenti giunge al Potente librandosi sulle ali dell’aquila con canto di lode e con la voce di molti uccelli. È l’essenza, la forma. Bel ruscello, tu sembri commovente, mentre scorri chiaro, come l’occhio di Dio attraverso la Via lattea. Io ti conosco, ma dall’occhio sgorgano lacrime. Una vita serena vedo fiorire nelle figure della creazione che mi circondano, perché non a torto la paragono alle colombe solitarie nel cimitero. Ma il riso degli uomini sembra affliggermi, io ho infatti un cuore. Vorrei essere una cometa? Così ritengo. Giacché hanno la rapidità degli uccelli; fioriscono al fuoco e sono come fanciulli nella purezza. Desiderare qualcosa di più grande la natura umana non può arrogarsi. La serenità delle virtù merita anche di essere lodata dallo spirito grave, che alita fra le tre colonne del giardino. Una vergine bella deve cingersi il capo con fiori di mirto, perché semplice è la sua natura, e semplice il sentimento. Ma vi sono mirti in Grecia.

 

Se uno guarda nello specchio, un uomo, e guarda la sua immagine, come dipinta; somiglia all’uomo. Occhi ha l’immagine dell’uomo, mentre luce ha la luna. Il re Edipo ha forse un occhio di troppo. I dolori di quest’uomo sembrano indescrivibili, impronunciabili, inesprimibili. È per questo che il dramma li rappresenta. Ma perché ora a te penso? Come ruscelli mi trascina la fine di qualcosa che si estende come l’Asia. Questo dolore, naturalmente, lo prova Edipo. È per questo, naturalmente. Anche Eracle ha sofferto? Certo. E nella loro amicizia non hanno patito i Dioscuri il dolore? Lottare come Eracle con Dio, questo è dolore. E l’immortalità nell’invidia di questa vita, doverla dividere, è pure dolore. Ma anche questo è dolore, quando l’uomo è coperto da macchie di sole, esserne interamente ricoperto. Fa questo il bel sole: tutto infatti esso educa. Con la seduzione dei suoi raggi, come con rose, l’orbita attrae i giovani. I dolori patiti da Edipo sembrano quelli di un pover’uomo che si lamenta di ciò che gli manca. Figlio di Laio, povero straniero in Grecia. La vita è morte, e anche la morte è una vita.

 

 

 

 

 

Paolo Melandri

6 febbraio 2013

 


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