Pubblicato il 03/01/2008
Note di filosofia
Riflessione sulla filosofia, scandagliamo l'origine stessa del problema della filosofia.
Quando mi pongo la domanda su come affrontare ed esprimere problemi di filosofia, mi si presentano possibilit varie: dal trattato classico all'esame scientifico del problema, o a forme pi personali e sincere, pi intime e vitali, maggiormente consone al sentire dell'uomo contemporaneo, quale pu essere, ad esempio, un diario. Ma, sottostante a questa domanda, si fa strada una questione di carattere pi fondamentale, quella riguardante il come riuscire a percepire l'essere, a formularlo, quindi, e a trasmetterlo. Ora, gi nell'atto della presentazione a s stessi di questo problema filosofico primario, dunque ancor prima della sua formulazione, si determina uno iato fra l'essere e il pensiero: il problema filosofico subisce una sorta di alienazione, diventando non pi un problema dell'essere, ma un problema del pensiero. Ogni forma di espressione scelta - sia essa il trattato o il diario - appare allora artificiale, nella misura in cui non corrispondenza all'essere cos come viene percepito. Per cui anche il porsi il problema stesso dell'esistenza pu tramutarsi in un'astrazione, pu significare l'ingresso in un universo di pensiero che non pi quello filosofico nel senso originario e pieno del termine. Quindi la questione filosofica fondamentale che si pone questa: come posso percepire, riflettere ed esprimere l'essere a me stesso? E come saldare la disgiunzione intrinseca che provo fra essere e pensiero? Come far comprendere e condurre gli altri, a loro volta, al risveglio dell'essere? Tra i molti meriti da ascrivere all'esistenzialismo vi indubbiamente quello di aver fatto cadere tanti idoli della mitologia filosofica essenzialista, sia di stampo scolastico o idealista o marxista, e di aver cos scalzato dalle fondamenta un mondo fatto spesso di pure astrazioni logiche avulse dal reale. Con convinzione, i filosofi esistenzialisti affermano che l'intuidi zione profonda dell'essere il vero principio di conoscenza. Eppure, alla fine, loro stessi si ritrovano prigionieri dei detriti di quel mondo da loro distrutto: un mondo che, anche in loro, continua a porgere non l'essere ma un pensiero. Il problema enunciato come fondamentale della filosofia e, in particolare, di tutto l'esistenzialismo autentico, si precisa cos, sempre pi, come ricerca di una espressione che non aliena l'essere che si percepisce, che si . Ma, in realt, a ben guardare, questo problema filosofico fondamentale va al di l della questione della dicibilit dell'essere per raggiungere la realt e il significato stesso dell'essere. questo che lo qualifica come urproblem, come il problema dei problemi, il problema stesso, e che, proprio perch tale, mi rimanda a quella espressione fontale dell'essere che in Dio, nel seno della vita trinitaria. Il prologo del Vangelo di Giovanni apre al nostro sguardo uno squarcio luminoso sul mistero dell'Essere nella sua identit con la Parola. Il Padre, generando il Verbo, si esprime in lui nella totalit del suo Essere, s che il Verbo non una Parola dell'Essere, ma l'Essere che Parola ed la Parola che l'Essere. Come abbiamo visto in una precedente conversazione, percependo l'essere che io sono, mi apro alla percezione dell'Essere che, creandomi, mi dona s, il che vuoi dire che si partecipa a me per quello che egli : Trinit. cos che io trovo impressa in me, nel mio essere, la sua stessa forma trinitaria. Allora, anch'io posso dire che sono tanto in quanto si realizza in me l'identit fra essere e parola, tanto in quanto sono l'essere-parola. Ne discende che, per quel tanto che io sono parola, logos, anche la mia parola , e quindi anche la mia conoscenza ; ma per quel tanto che la mia parola si disgiunge dall'essere, che sono io, anche la mia conoscenza, pur rimanendo in me come oggetto del mio pensare, non pi me, quindi non pi vera conoscenza. Qui si tocca il cuore del problema, dalla cui soluzione dipende la fondazione di una nuova metafisica e di una nuova gnoseologia. Nell'intento di delineare questa possibile soluzione, cerco di scavare ulteriormente nel rapporto di identit che intercorre fra essere e parola. La progressiva penetrazione teoretica del mistero dell'essere ne ha evidenziato due momenti costitutivi: il momento statico e il momento dinamico. L'essere, donandosi, diviene e, pur donandosi, rimane. Cos a noi dato leggere il mistero stesso della Trinit. Il Padre, generando il Figlio, si dona totalmente a lui, si trasfonde in lui, eppure rimane. Il Figlio, a sua volta, risponde al Padre ridonandosi totalmente a lui, eppure anch'egli rimane. E lo Spirito Santo, che la stessa unit fra il Padre e il Figlio, proprio perch tale, rimane. Ora, possibile ravvisare nel mio essere un'analoga impronta trinitaria? Inizio con un primo rilievo. Il fatto che il mio essere , a un tempo, intelligente e intelligibile, manifesta che esso realt profondamente una: io sono uomo non perch esiste nel mio essere qualcosa che pensa, ma l'essere mio pensante che mi fa essere uomo. L'intelligenza, quindi, si qualifica non come un attributo dell'essere, ma come qualcosa che l'essere stesso; e ci, mentre evidenzia, appunto, l'unit radicale tra essere e pensiero (una unit di stampo trinitario, dal momento che essi mantengono comunque anche una loro distinzione), dice, a suo modo, il permanere dell'essere. Ma vi anche l'altro aspetto dell'essere, quello che pi ne esprime la dimensione dinamica, che richiede di essere compreso parimenti all'intelletto: la volont.Anche la volont, infatti, non da intendersi come una facolt dell'anima quanto piuttosto come il mio essere che, nel volere, diviene. Questo mio essere diveniente non implica soltanto una potenzialit verso una perfezione da raggiungere, ma indica gi una perfezione in s stessa, non disgiunta dal mio essere intelligente. Sono, anzi, intelligenza e volont, due aspetti del mio essere profondamente uniti in un'unica realt - il mio io -, ad opera di un terzo (analogamente allo Spirito Santo nella vita intratrinitaria), che proprio l'unit di essi e che fa s che l'essere sia e statico e dinamico insieme. quindi una triplice realt, unificata in me e intrinseca all'essere mio, che percepisco temporalmente, in quanto creatura intelligente e volitiva che vive nel tempo, e atemporalmente come partecipazione del mio essere all'Essere stesso di Dio Uni-trino: realt della infinitezza di me nella mia dimensione creaturale. cos che - come ho spiegato altrove - simultaneamente mi percepisco come atemporalit nel tempo, come essere verbo che diviene tempo e che nel divenire tempo mantiene la sua realt, anche se nella forma limitata di creatura. Nell'esperire questa mia limitatezza e, per quanto possibile, nel gioirne, mi si apre l'accesso alla verit; ma, poich quel tanto di verit che colgo non mi sazia, ci provoca in me sofferenza e contrasto. Sapendo per che il parteciparsi dell'Essere divino al mio essere a farmi sperimentare la mia limitatezza, comprendo di conseguenza che io sono abitato da qualcosa che, al tempo stesso, capace di superarla. Dunque, proprio nel percepirmi esistenzialmente in quanto creatura cui l'Essere divino partecipa s che posso trovare la soluzione a quello che ho definito l'urproblem, cio il problema di fondo di ogni pensare metafisico. Soluzione che potr comunicare poi in qualsiasi forma espressiva, verbale e scritta, purch essa sia congiungimento fra parola ed essere, adesione all'essere che vivo e percepisco. Sar allora che, pur esprimendo il meno, riuscir a far sentire il pi che sto donando.
(Pubblicato su Citt nuova n. 23/2007)
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Redazione LaRecherche.it, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|