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O ton Adonin

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 29/06/2013 09:44:47

 

O ton Adonin

 

Adonis, quando il merlo chiama nel bosco nero,

è questo il tuo tramonto.

Le tue labbra bevon la frescura

dell’azzurra sorgente.

 

Tu – se la fronte ti sanguina lieve, lascia

le leggende più antiche

l’oscuro significato dei voli.

 

Entri con molli passi nella notte

che pende folta – grappoli purpurei –

più bello muovi braccia nell’azzurro.

 

Un roveto risuona

dove i tuoi occhi guardano lunari.

Da quanto, Adone, da quanto sei morto.

O ton Adonin.

 

Il tuo corpo è un giacinto

in cui un monaco immerge ceree dita.

Una caverna nera è il mio silenzio,

 

n’esce talora mite un animale

e lento cala pàlpebre pesanti.

Sulle tue tempie goccia la rugiada

più nera della pece,

 

ch’è l’oro estremo di consunte stelle.

O ton Adonin.

 

 

 

 

 

 

Paolo Melandri

29 giugno 2013

 

 


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