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Nel rione Paradiso

di Adielle
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Pubblicato il 28/08/2013 00:05:44

Mi dice smettila di scrivere le tue cose che sanno di stamberga

cancella la lavagna e rassetta la stanza

fatti una doccia esci di casa magari bevi qualcosa

contieni gli eccessi favorisci gli eventi

torna a leggere qualche libro vai al cinema

ascolta la musica datti all'ippica fatti una corsa

e vedi gli amici.

Lo strazio della diaspora del mio ego

quantificabile in schegge di legno perse per i tendini del polso

non consola l'ultima primavera del tuo sorriso

la saliva finiva il suo coro a terra 

quando ancora tentavi di colpirmi

frasi fatte per corteggiare l'aria 

succhiare via i troppi sentimenti collusi con la malavita

non avere paura dell'afa della mafia del rione paradiso

non ho più niente a parte le voglie

tenute a bada da troppi crocifissi

finimmo i chiodi giocando a nascondino coi bambini

e poi tutto tornò come prima

consumando i respiri nelle gole sbagliate

al sapore di gomme masticate

lasciati libero di delirare

tanto nessuno ti ascolta mai veramente

a parte all'interno del confessionale maledetto

del tuo stesso misero cervello

e seppure faccia da cassa di risonanza

per una visione distorta della storia

permetti pure che s'addolori per la perdita dell'orizzonte di gloria

tutti abbiamo perso qualcosa

si smette di cercare anche solo in rispetto delle buone maniere

con quanta grazia facemmo di tutt'erba un fascio

senza tenere conto del rogo successivo all'accensione

o era all'ascensione?

ma questo implicherebbe un intervento di nostro signore

troppo duttile troppo fanatico per farsela col fuoco

se non sia di redenzione

abbassiamo il tasso di preghiera nel sangue

e avremo una vita magnifica

colorata da mille sospensioni dei fasci di luce

che trafiggono i solai scandalizzano i notai

di questa nuova fantastica inquisizione

la sua vita è felice si capisce da quello che scrive da quello che dice 

se potessi ascoltarne la voce

viviamo nella stessa città eppure un mondo ci divide

che mi ha preso di mira perchè sono troppo buono troppo cattivo

ogni volta che il vento cambia 

e dio sa quanto sia volubile come la donna

vento di periferia portami via dagli ingrandimenti

nelle foto digitali

dove mi si scopre a fare il pieno alla borraccia 

per poi non partire mai per le estati al mare

non c'è una giusta conclusione

ma solo una pezza da applicare

nel punto esatto in cui lo strappo scopre la carne

vivere dicevamo è come mangiare una mela

in un attimo eterno di felicità

che pregiudica il corso del destino di ciascuno

senza far valere la propria capacità nutrizionale

e lasciando intravedere il futuro

nelle borgate preferiamo il digiuno

alla voglia di volare.


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