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Tempo annullato in Proust (n° 1)

Argomento: Letteratura

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 11/07/2010 18:36:07


Tempo annullato in Proust (n° 1)

Numerosi sono gli sfasamenti del tempo ricoperto dalla narrazione della Recherche rispetto al lasso di tempo, cronologicamente inteso, cui la vicenda allude. Qualche tempo dopo il soggiorno a Tansonville (1905), Marcel Proust viene ricoverato in un ospedale psichiatrico (eufemisticamente chiamato, allora, “casa di cura”); nel 1916 entra in una nuova “casa di cura”, da cui uscirà non guarito solo molti anni più tardi, dopo la fine della prima guerra mondiale. Nella Recherche ci sono molte omissioni: questa probabilmente è la più consistente; un immenso spazio vuoto, come Proust aveva amato nella Éducation sentimentale. Il Narratore non spiega perché Marcel abbia deciso di chiudersi in clinica, né racconta alcuna delle sue sensazioni, uno solo dei suoi pensieri e sentimenti: tempo abolito, tempo annullato. Sappiamo solo che vi è rimasto quasi vent’anni, assommando il tempo dei varî ricoveri: periodo lunghissimo, più adatto a una vera e propria psicosi che a una semplice nevrosi, come quella che aveva costretto Proust a cercare rifugio nella clinica del dottor Sollier, a Boulogne-sur-Seine. Una sofferenza immensa che viene sublimata, senza riferimenti e indirettamente, nel Romanzo. Se il Narratore ha scelto di tacere, noi lettori possiamo però avanzare timidamente qualche ipotesi: la morte della nonna e di Albertine, la dolorosissima e tragica rottura con Agostinelli, il senso acutissimo e straziante di colpa, l’orrore del doppio assassinio, l’estraneità alle cose, la disgregazione e la rovina della realtà che troviamo descritte nel finale de La fuggitiva e che Proust aveva conosciuto a Venezia – tutto questo tanatologico sentire porta Marcel verso le braccia della follia. Ma, come sembra, egli la costeggia, senza mai affondarvi completamente.
Mentre durante la guerra tutto cade in frantumi, la Recherche si fa progressivamente dominata da una tensione opposta: la ricerca dell’unità nel ricordo. All’inizio del Romanzo i due sessi erano diametralmente opposti: c’era l’uomo e la donna, il bambino e la madre, il fanciullo e la fanciulla in fiore; ora essi vanno a formare una sola figura, una sola identità: l’uomo-donna bisessuale, come nella creazione originale della Genesi (“In principio…”), quando, secondo le fantasiose ed intriganti speculazioni cabalistiche, Dio plasmò l’androgino, in una contaminazione con i miti greci. All’inizio, come ben sappiamo, lo spazio era diviso in due: da questa parte Guermantes, dall’altra Méséglise, opposte e irriducibili come Oriente e Occidente; nel soggiorno a Tansonville, Marcel scopre che la passeggiata più bella per raggiungere Guermantes passa per Méséglise.
Il processo della ricerca d’unità, della reductio ad unum, diventa perfettamente visibile ed esplicito alla matinée dei Guermantes, quando Marcel Proust (persona agens) incontra la figlia di Robert de Saint-Loup e di Gilberte Swann. Fin dal primo cominciamento della Recherche, Proust aveva disposto sulla carta infiniti fili narrativi, e alla conclusione del Romanzo tutti questi fili s’intrecciano insieme, non casualmente però, ma secondo un disegno che l’Autore ci aveva tenuto nascosto. I mille fili intrecciati fra loro formano il tessuto di un enorme arazzo. I fili si riuniscono nella figura di Mademoiselle de Saint-Loup, ove si raccoglie, attraverso un complesso gioco di relazioni analogiche verticali e trasversali, il coté de Guermantes e quello di Méséglise: la figura di Swann, le sere di Combray, i giochi con Gilberte agli Champs-Élisées (forse l’episodio più nostalgicamente significativo, per l’Autore del Romanzo), i pomeriggi di mare a Balbec con Saint-Loup, il sogno della chiesa persiana, Oriane de Guermantes, Odette, il prozio, Morel, la passione di Saint-Loup per Morel, il tema-motivo della sonata di Vinteuil, i Verdurin, Albertine; e molti altri fili ancóra, come nella ricapitolazione di un tempo di Sinfonia, in una abolizione delle gerarchie sociali, in un annullamento del tempo in un eterno presente d’eternità, dove tutto torna: it all cohers (E. Pound).
Così tutta la Recherche s’addensa in un sol punto: poiché la vita «tesse senza fine dei fili tra gli esseri e gli avvenimenti, li incrocia, li raddoppia per ispessire la trama, in modo che tra il più infimo punto del nostro passato e tutti gli altri» si forma una ricchissima rete di ricordi che annullano il tempo, e tutto ciò non è se non se «il bel velluto inimitabile degli anni» (il fondu così essenziale per Proust). Inoltre c’è l’identificazione delle identificazioni, l’identificazione definitiva: tra Marcel, il personaggio (persona agens) pieno di dubbi e di perplessità, straniato e alienato, e Proust, il grande tessitore che con sovraumana pazienza ha tessuto magistralmente la tela.
Prima di incontrare Mademoiselle de Saint-Loup, Marcel aveva conosciuto la rivelazione. Persona agens ed Auctor si riconducono alla loro primigenia e naturale unità. La rivelazione era stata, a sua volta, preceduta dall’angoscia del fallimento e della perdizione: ex tenebris ad lucem, come in Dante.




Paolo Melandri
11 luglio 2010
«tout se tient»


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