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Non bello né piacevole il momento

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 09/12/2013 20:25:05

 

Non bello né piacevole il momento

 

Non bello né piacevole il momento

(ben lo sappiamo) del nostro defungere:

probabilmente vivo e insopportabile

dolore, e dopo, l’esser nulla.

 

Neanche un momento per poter pensare

alla liberazione: dal più truce

soffrire, senza guide o provvidenze,

al non esister più, neanche ricordo.

 

Del resto chi ha mai visto provvidenze,

disegni nell’errare senza scopi

non precari? Il tedoforo la teda

passa a chi segue, lampada di vita.

 

Ben presto cancellato ogni ricordo,

fantasmi siamo sussurranti al vento

e a chi ci ascolta suggeriamo a volte

la nostra collettiva identità.

 

Non poetizzo istanti di trapasso.

Eppure mi consola, qui ed ora,

e solo qui ed ora, contemplare

quell’infinito vuoto che mi fredda.

 

Ogni memoria umana sarà persa

quando la specie nostra sarà estinta:

non ci sarà nessuno a ricordarci

perché, fuori di noi, nessuno esiste.

 

Gesù non è risorto e Dio non è,

la notte nera è il nostro freddo nulla;

ma se contemplo questo arido vero,

arido e secco e senza più bellezza,

 

si placa la mia mente: la coerenza

della mancanza di ogni provvidenza,

sperimentata mia agonia di esistere,

è un tutto senza ipocrisie né strappi.

 

Nell’assenza di scopi vedo l’ordine

che regge gli universi freddi e bui:

nessuno ha cura mai del nostro esistere

e noi siamo incuranti di quel Nulla.

 

La teologia cristiana invece è beffa

crudele e irrispettosa all’individuo:

se Shakespeare vide il mondo come burla

fu perché, schizofrenico, credeva.

 

Ora viviamo un tempo fortunato,

privo di precedenti nella storia:

possiamo contemplare pure assenze

e sapere il non-senso il solo senso.

 

Il Nulla non è senso e non è burla,

non rimarrà di noi che il freddo Nulla.

Non rimarrà di noi traccia veruna,

senza cieli stellati e senza luna.

 

 

 

 

 

 

Paolo Melandri

9 dicembre 2013

 

 


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