Pubblicato il 24/10/2011 16:46:23
Il Mattino di oggi 19 agosto 2011 scrive che alla borsa di Milano c stato panico. Alla fine della giornata lindice Mib ha segnato -6,15%. Il governo tutto preso a rastrellare risorse per una manovra che possa allontanare lo spettro del default. Se ne dicono tante, si paventa un ulteriore sacrificio per i soliti noti: i meno forti, come i lavoratori dipendenti, i pensionati ed i malati. A qualche ministro potrebbe venire in mente lidea di una novella rupe Tarpea, magari in ogni citt. A Bacoli, ad esempio, si potrebbe utilizzare il castello. Basterebbe uno scivolo, aprendo un varco nella muraglia di cinta che d sul mare: si risolverebbe il problema degli invalidi della zona con un discreto risparmio. Qui a Terzigno c la discarica ed il cratere del Vesuvio. Un ministro pi scaltro degli altri ha lanciato lidea di risparmiare sulla cultura, perch ha detto: non d da mangiare. Ecco, io devo parlare del saggio di Marcello Carlino, Poetica, uscito per i tipi di Guida Editore Napoli, 2011. A sentire il ministro dovrei quasi vergognarmene visto che n il libro, n questo scritto potr dare ossigeno alla borsa di Milano. Il guaio di questa compagnia di postmoderni prestati alla politica la convinzione che i bisogni siano localizzabili dal ventre in gi. Altro, lusso senza richiamo di mercato. Occorrerebbe una seria ricerca delle radici del degrado in cui si va crogiolando lintera civilt occidentale, con un occhio particolare alle zolle italiche. Forse si scoprirebbero strane cose, come la banalizzazione della conoscenza con relativo abbrutimento intellettivo insieme alla rinuncia del ruolo che larte avrebbe potuto avere nella formazione del gusto estetico ed anche e quindi nella indicazione di un modello di ricostruzione etica delluomo e della sua posizione nel mondo, perch il mondo non il mercato. Ecco perch, proprio oggi, sento di dover parlare di questo librettino di 118 pagine, che Marcello Carlino, da par suo, ha reso denso, grazie ad una scrittura, come dire, pastosa ed elegante; ma anche sostanzioso, per la ricchezza di notizie e suggerimenti utili agli addetti ai lavori ed anche ai lettori di buona volont. Inizia, come tutti, da Aristotele che definisce lArte imitazione. Sottolinea la matrice antiplatonica di quella poetica che rid cittadinanza alla poesia che invece Platone aveva messo fuori dalla sua Politia . Perch Aristotele ritiene che essa abbia nel suo DNA un impulso forte, uno stimolo a cercare la verit, essendo luomo spinto
36 allimitazione dallintenso piacere che ne ricava. Ancora bambino, utilizza la madre ed il padre come elementi catalizzatori per le prime conoscenze. Essi diventano il primo mezzo di trasporto gnoseologico. Vorrei far notare che, probabilmente, il fatto che luomo provi piacere ad imitare, derivi dalle iniziali esperienze preriscaldate da quel carnale legame parentale. Da ci deriva, per la poesia, unazione imitativa che, surriscaldando di piacere lintelletto, lo pone davanti al reale per suggerne non la sua relativit specifica ma la sua verisimiglianza, il suo modo dessere o il suo divenire potenziale. Questo pu la poesia e con questo finalizzare la sua tensione conoscitiva fino al raggiungimento delluniversale grazie alla verisimiglianza alla verit, quella possibile che un testo poetico pu produrre. Nella poesia e nella musica, per Aristotele, c addirittura la catarsi. Potrebbe intendersi, Aristotele non lo dice esplicitamente, il luogo dove lemozione pi che abolita, si sterilizza esaltandosi. Nellarte, infatti, lo sguardo delluomo perde il suo orizzonte visivo limitato dal semplice rapporto damore, odio, timore, speranza e si dilata, grazie alla catarsi, in una visione che, distogliendo il suo occhio dalloggetto con cui entra in relazione, lo ripropone nellespressione della sua emozione rappresentata. Un altro aspetto della Poetica di Aristotele sottolineato da Carlino quello che egli definisce Poetica tutto fare. In quel concetto c la sintesi di tre aspetti che noi moderni amiamo distinguere in estetica, teoria della letteratura e critica letteraria. Sono aspetti per subentranti, derivano dal testo poetico, dal suo humus. curioso, ma anche lampante, il motivo per cui Marcello Carlino dedica in questo libro, tutto un capitolo di spigolature sulletimo e la storia che richiama la parola poetica. Inizia dal lemma greco poiin (fare), passa attraverso la radice sanscrita pu da cui germinerebbe il poiin nella sua accezione di generare. Tutto questo perch Egli ha bisogno comunque di un elemento che renda lazione del poetare simile al germogliare in natura, un atto creativo legato alla febbrilit del faber, quel modellatore di parole che spinto dalla sua febbre operativa si fa sempre pi esperto. Passa poi ad osservare come, sotto il nome di poetica, specialmente nel sedicesimo secolo con qualche sparuta eccezione, germoglino trattatelli che per la maggior parte tendono alla semplificazione, assemblando prescrizioni e istituendo precetti e classifiche. E cos, la Poetica di Aristotele fra il Cinquecento e il Seicento, subisce una dieta ferrea che con i generi si riduce a stilistica. In tal modo la letteratura rinuncia ai suoi talenti conoscitivi e proiettivi limitandosi a realizzare il gi convenuto. In 37
Aristotele, teoria e prassi sono inscindibili e realizzano un rapporto biunivoco assai utile. Man mano che la teoria dimagrisce, si gonfia la prassi che si adatta alle logiche di potere, predisponendosi ai futuri cambiamenti ed al mercato. Quando il filosofo tedesco Baumgarten nelle sue Meditationes philosophicae de nonnullis ad poema pertinentibus concep lestetica definendola poi in modo organico tra il 1750 ed il 1758 nellopera omonima, i tempi erano ormai maturi. Nelle sue riflessioni egli la liber dalla poetica consegnandole il compito della filosofia dellarte. Con linizio della rivoluzione industriale e lassunzione a ruolo dirigente della nuova classe borghese e commerciale, una cultura nuova invade lEuropa ed essa e di essa quella classe nutre e si nutre. La poetica continua a dimagrire raccolta in pratici libercoli per luso rapido. Il nuovo arriva dallestetica che, fra il 700 e l 800, riceve il marchio dautore dalle teorie dei filosofi idealistici che nutrono il Romanticismo. Qui le idee sul bello diventano elemento basilare per un giudizio sullarte. Ed il bello, qui, armonia, equilibrio, accordo cromatico e tonale. Larte e la poesia hanno questo denominatore comune. La sua specificit pu derivare solo dalle peculiarit dellartista che deve funzionare usando la sfera sensibile dellintelletto e non quella logico-razionale. Perch nellestetica degli idealisti e dei romantici, il piacere che viene dallarte deve essere immediato ed immediatamente recettibile. I primi risuoni si erano gi uditi con Vico. Egli aveva osservato che la poesia pu essere colta nel preconscio delluomo. Essa richiama per echi e sensazioni lo stato di natura, linizio dei tempi. Quindi, sul piano storico, la poesia appartiene alle epoche bambine dei popoli, mentre, sul piano filosofico, finisce in opposizione ai meccanismi dellintelletto di ragione. Di conseguenza la creativit artistica, nella graduatoria degli strumenti utili alla conoscenza ed allemancipazione delluomo, occupa un posto irrilevante, ritrovandosi nella preistoria delluomo. Daltro canto si pu anche addivenire (vedi Schelling, Novalis etc.) al concetto che il richiamo alle condizioni percettive originarie che luomo aveva e che ha dimenticato per disuso, siano le sole capaci di ricongiungere la relativit dellio al suo assoluto che pu risalire dal suo inconscio. C la rivincita di Platone, ma c anche la critica del giudizio di Emanuele Kant. A Carlino non sfugge affatto la straordinaria modernit di quel filosofo. La dialettica alla base del suo criticismo, implica lidea del relativismo anche nel rapporto tra soggetto ed oggetto. Perch il bello inseguito dal soggetto nelle cose, non nelle cose in s. il frutto di un rapporto di sintesi prodotto dopo lincontro. la genialit di quel soggetto che produce larte. Quindi anche il
38 gusto diventa qualcosa di relativo: una guida minima per il giudizio sullarte. Ora, essendo il Genio indefinibile, lo sar anche il suo linguaggio: cos il suo prodotto artistico si vestir di miracolo contagiando il pubblico e modificandone il gusto. Nellaccezione idealistico-romantica il Genio pu apparire come colui che non ha bisogno daltro se non di se stesso per cui larte o la poesia che da lui deriva non ha bisogno daltro, n di studio, n di tirocinio. Larte non sapprende n si programma n si costruisce seguendo regole oggettive dettate dal gusto. Tutto si risolve nellimpatto tra Genio e mondo. Ad ogni modo, e sebbene Kant, ci si rende conto ugualmente che, la Poetica, contenitore extralarge di Aristotele, di questi tempi, si riduce di molte taglie fin quasi ad essere completamente messa in angolo dallestetica. A Carlino non sfugge neppure linterconnessione tra idealismo, romanticismo, gestazione dellestetica e processi socio-economici correnti. Le specializzazioni richieste dal nuovo capitale nellindustria, ma pi ancora, la filosofia mercantile, investe anche larte e la letteratura. Cade la turris eburnea ed i frammenti arrivano fino a noi. Certo che lestetica che sembra voler innalzare larte, in verit le ritaglia uno spazio subordinato: prodotto dopolavoristico, di dilettevole masturbazione, talvolta servile, impotente, pressoch inutile. Tutto il Novecento investito di questi problemi. Lestetica consolidata dallidealismo borghese fa sentire il suo peso anche nel Novecento. Croce diventa lipse dixit di quel secolo da coerente mentore. Persino un insospettabile marxiano come Lukcs cadr in qualche tentacolo di quellestetica. In Italia, infatti, il Novecento subisce un condizionamento di fondo. Deriva dalla personalit di Croce e dalla sua connotazione critico-filosofica che risente molto delle filosofie ideal-romantiche pur se in lui si agghindano di un vestito nuovo. il suo Neoidealismo che ricalca tracce di pensiero ben consolidate e vincenti in tutta Europa. In Italia, la letteratura istituzionalizzata, dalla produzione al consumo, ha per lo pi il marchio rassicurante di Croce dal momento che esso ricalca il gusto medio e lopinione corrente dei pi sulle finalit della letteratura. LEstetica di Croce designa la poesia marcandone molto bene i confini. Funzionale ad essa lintuizione che un modo non ragionato di conoscenza, il sentimento che semplice elemento partecipativo e la soggettivit priva per dellelemento speculativo-razionale. Tutto quello che esce fuori da questi confini non appartiene alla poesia. Tutto quello che sa di morale, di filosofico, di politico, di scientifico mette in fuga la poesia. E Carlino, utilizza lanalisi che Croce fa della Commedia di Dante, (come non potrebbe?) per evidenziare il paradosso poesia-non poesia. Altres utilizza la contestazione di un altro grande del 39 Novecento, Antonio Gramsci, per mostrare come lopera darte un insieme interdipendente, in quanto la struttura della Commedia, e cio la sua architettura filosofica, scientifica ed etica, ineliminabile e condiziona la poesia che di essa risplende. LEstetica di Croce ritiene che lArte risulta tale a tutti, dentro ciascuno di noi, non occorre niente di pi perch il nostro inconscio lha ben digerita. Una tale concezione mostra tutto il suo elemento conservativo giacch non prevede mutamenti dimpasto per nuovi significati. Ma il Novecento non solo Croce. Gi allinizio del secolo lofficina dellavanguardia storica mostra allergia verso lestetica del bello. Il futurismo esaltando la politica con larte, il surrealismo utilizzando larte come strumento politico sono gi al di fuori dei suoi confini. Cos, come sempre succede nelle azioni di contrasto, si tende alla soppressione integrale di quello che si ritiene lavversario del momento. Ed in quel momento lavversario lestetica e sempre pi cresce il desiderio di partecipare ai suoi funerali. Il filosofo tedesco Walter Benjamin nel suo saggio Lopera darte nellepoca della sua riproducibilit tecnica del 1936 la mostra in due forme: cultura di massa e avanguardia artistica; entrambe prive daura. Avendo con laura perso anche laspetto sacrale, larte del 900 persegue lobiettivo di cambiare la vita quotidiana delle persone influenzandone il comportamento. Larte quindi diventa strumento di persuasione politica e come tale pu essere usata in senso progressista o conservatore. In ogni caso, per la Poetica si aprono nuove prospettive. Anceschi ricorre alla fenomenologia per farle perdere ogni pregiudizio di sapore neoidealistico. Prende a guardare le forme della poesia nel loro manifestarsi, mettendo mano ad una Poetica fenomenologica, senza pretese di verit assolute, buona per dare un po dordine al caos. La sua fenomenologia critica mette in discussione la stessa estetica non tanto rispetto alle sue strutture che comunque tendono ad adeguarsi ai tempi, quanto piuttosto, rispetto alla sua stessa esistenza come disciplina specifica della contemporaneit. Hegel ha annunciato la morte dellarte. Non uguale ma comporta inevitabilmente un risuono: vuoi vedere che morta anche lestetica? Ecco perch Anceschi guarda ad un orizzonte entro cui le esperienze possono essere comprese e tende a dotarsi di un metodo che le relazioni, sottolineandone le differenze pi delle somiglianze. Insomma per Anceschi bisogna ritornare alle cose senza lasciarsi imbrigliare da fascinose pronunce. Ne viene la centralit della poetica sia nella letteratura sia nella critica ed anche leteronomia dellarte. Con la critica storicistica ed in particolare con De Sanctis, lautonomia e leteronomia dellarte tendono a bilanciarsi perch rappresentata da autori di grande
40 personalit. Le ragioni storiche ed esistenziali del grande poeta e della sua poesia sono sufficienti per assicurare lequilibrio. Sono esse a spingere critici come De Sanctis a continuamente riconsiderare la nozione di poetica. La poetica dunque serve: ma deve essere esplicitamente dichiarata? il testo stesso? O deve essere ricavata da essa? Domande di difficile risposta che, tuttavia, pongono al centro dellattenzione sempre il testo. E cos nel 900 grazie a Luciano Anceschi ed a Binni, la poetica si radica e segna i manuali di letteratura, i libri e la saggistica. Negli anni 60, prospettandosi la rossa primavera, diventa rock, per dirla alla Celentano, metterla nel proprio stato di famiglia; lento, rifiutarla. Quindi, come si dice a Napoli, c nisciuno fesso, fa fesso. Cos come avviene con tutti i termini riconosciuti (vedi libert, democrazia, giustizia etc.) quasi nessuno la nega apertamente anche se, di fatto, spesso, essa non realizza i miracoli che promette. Certamente la poetica pu rivelarsi una boccata dossigeno per la scrittura perch imparentata pi a motivi storici che ad estri individuali. Oltre tutto, calata nella storia, e cio nel linguaggio, modificandone i connotati, provocher la reazione della tradizione. Dalla sintesi, in questa sorta di dialettica kantiana, sortir una neo-tradizione. Per certi versi, storicit della letteratura e poetica cammineranno di pari passo. Infatti essa, pur rappresentando lautonomia dellarte nella specificit dellautore, ri-conoscendo il mondo nel suo svolgersi e promuovendone uno nuovo e possibile grazie ai polisensi, riconduce il testo alla storia ed entra nei meccanismi di comunicazione delluomo. Da qui la conclusione di Carlino: si delineano due poetiche, una da parte di chi produce il testo, unaltra da quella dellinterprete. Io ne aggiungerei almeno una terza: quella rilevante dellelastico esistente tra poetica esplicita e testo prodotto. Ad ogni modo la poetica prende le distanze dallEstetica che si affaccia come filosofia dellarte. Era apparsa come un modo di ragionare sul bello ed il testo era considerato una sorta di miracolo dellestro. Buona parte di quei progressisti di cui sopra, la considera un modo di ragionare dellarte a prescindere dal bello. In tal modo il testo pu essere visto e considerato una realt con pi sfaccettature. LEstetica costruita da Galvano Della Volpe quella che pi intriga Carlino. Perch nasce dal marxismo intelligente in combutta con alcuni elementi tipici dello strutturalismo. Il perno principale il testo nella sua struttura funzionale. Pensate un po, anche Della Volpe parte dall ipse dixit e riconosce una capacit gnoseologica al testo poetico. Ed una capacit non da poco, certamente non di serie B anche se il processo di realizzazione risulta differente. Perch Della Volpe convinto che tutte le attivit conoscitive delluomo includono un concorso biunivoco di fantasia 41 e ragione: anche nella filosofia, persino nella scienza. In fondo, quante scoperte scientifiche poi sperimentate, nascono dallimmaginazione intuitiva? Quindi scienza, filosofia e letteratura pari sono. Non c distinzione ontologica: la letteratura non solo immaginazione, la scienza non solo ragione. Le differenze sono solo funzionali. In letteratura il modo di conoscere funziona diversamente dalle altre discipline in quanto realizza un testo con una sua peculiarit che data dal senso arricchito, come dire, surriscaldato. Il testo si fa corpo unico i cui vari organi svolgono mansioni specifiche ma funzionali nella costruzione di un senso sovraesposto, pieno di risuoni. Tutto partecipa, tutto essenziale, tutto vive per questo. Questo il polisenso e Carlino dice che anchesso soggetto alla storia, una sorta di astrazione che muterebbe in un contesto differente. legato alla langue ed ad un soggetto che vuole designare e modellare e, talvolta, pu costruire architetture straordinarie. E ripristina luoghi di autocoscienza sia per gli autori che per i lettori. Certo, nel polisenso c larbitrariet del rapporto tra significante e significato, tra langue e parole, e c il piano della comunicazione. Questo comporta un equilibrio delle forze in campo: non c solo lespressione che urge per dirsi. I componenti letterari non sono solo linguistici. Lo stesso linguaggio polifunzionale e le scienze della comunicazione mostrano come un testo pubblico risulti un dosaggio al meglio di tutte le funzioni del linguaggio per la migliore resa, per meglio persuadere. Anche il testo letterario mira a questo e quindi non pu accontentarsi della sola funzione poetica del linguaggio. Tutte, dico tutte le funzioni sono parte in causa anche la metalinguistica. Anche perch, dice Carlino, denominatore comune sia della scienza che della letteratura. Procede per metalinguaggio la scienza, per metalinguaggio il testo letterario, per metalinguaggio anche la critica che ri-conosce un linguaggio con il suo linguaggio. Attenzione per. Il metalinguaggio di arte e letteratura pu scivolare come Narciso sul greto della fonte e specchiarsi ed innamorarsi di s. Si finisce per imbellettare il belletto. Pu per produrre un risuono del linguaggio in modo tale da rinnovarlo e rivitalizzarlo. Come potrebbe altrimenti unopera antica superare i secoli e parlarci ancora? Ad ogni modo non si pu prescindere dal testo con il suo polisenso costruito nella tensione conoscitiva di un mondo mediato. E bisogna ringraziare Jakobson ed i formalisti russi che studiarono scientificamente la letteratura se anche noi possiamo coglierne lelemento teorico. Ed ecco che Carlino, con uno scarto da par suo, ci porta sul piano pratico per mostrarci come sia possibile un metodo scientifico di valutazione della, diciamo cos, meccanica dellarte allinterno della comunicazione
42 autore-fruitore. Carlino avanza per gradi, ma io, anche per invitarvi a leggerlo, non vi dir tutto. Vi mostrer come egli avanza nella sua lettura critica dei Canti Orfici di Campana. Mi piace mostrarla anche perch la trovo davvero sorprendente. In pi, Campana il mio poeta. Stabiliamo alcune sigle: E=Estetica; LT=Teoria della letteratura; P(a)=Poetica proveniente dallautore; T=Testo; Ts=Semantica del testo; P(a,l)=Poetica dellautore ricavata dal lettore); P(l )=Poetica del lettore. Andiamo ai Canti Orfici secondo Carlino: nel corpo degli scritti di Campana possibile ricavare una poetica esplicitata che mostra un programma darte che si motiva dentro il contesto storico del primo novecento. Esso fortemente mediato dalla storia individuale dellautore. Questi vuole un testo in cui ci sia il senso pi profondo del vivere, un testo che fonda le arti e che vada oltre la soglia della sua funzione di rappresentazione. Questa la P(a). Una tale poetica, dice Carlino, riporta ad unestetica di tipo wagneriano, dove larte pensata per riscattare la sua separatezza grazie al fatto che il poeta di Marradi insegue un sogno di potenza che probabilmente gli viene da Nietzsche. Questa la Estetica di marca autoriale=E. Sempre secondo Carlino, la letteratura, , di fatto, per Campana, di marca davanguardia, perch Campana tutto votato alla sua opera a prescindere dalla sua rappresentabilit. Egli caricando le immagini fino al parossismo, le mette in tensione frantumandole. Questa LT=Teoria della letteratura da parte dellautore. Ovviamente, il polisenso che viene da un testo (T) cos costruito e la sua semanticit T(s), suggeriscono al critico Carlino la persistenza di una tensione che squilibra e inabissa le strutture iniziatiche dellopera, provocando uno scorrere delle immagini prima precarie poi violentemente travolte, tanto da penetrarsi ed interfacciarsi come in una figurazione astratta. Tutto questo convince il critico Carlino ed anche me per la verit, che Campana appartiene ad una diversa linea dellAvanguardia la quale coglie non il trionfalismo futurista ma una crisi che non rappresentata ma dentro la scrittura e sulla pelle dellautore che insegue un sogno esaltante, che lo porta a volare alto per farlo poi rovinare ogni volta gi, sempre alla ricerca di quellimpasto totalizzante. sperimentazione da integralista e perci disperata. Questa la P(a,l)=Poetica mediata fra autore e lettore. C da aggiungere che Carlino non rappresenta un campo di forze isolato, per cui porter con s una sua poetica ed una sua estetica. Quindi, ecco la formula in sequenza: E_LT_P(a)_T_Ts_P(a,l)_P(l)_LT_E. convincente Carlino e convincente anche la sua poetica che parte dalla considerazione del degrado in cui versa societ e letteratura. Pensa alla letteratura come strumento di resistenza ad ogni tipo di degrado. La 43 sua non la poetica della resa al postmoderno che annuncia il nulla. In una societ in cui i codici si fanno aleatori, la letteratura deve dotarsene per evitare di farsi yogurt e per aiutare la societ a ripristinarli. Quindi la forma letteraria per Carlino, essendo anchessa una forma di comunicazione, deve dotarsi di questo codice, vivaddio, che la renda collegata alla langue e cio ad un repertorio posseduto o controllabile. Deve tendere alla consapevolezza ed alla conoscenza. Deve tendere a contrastare lapparato di produzione esistente istruendo il sapere e la sua critica. Per Carlino non c niente di sacro in letteratura. I fiori del male hanno spazzato via il concetto del bello e dellincanto. C il moderno e la sua mercificazione. C il gusto indotto dallindustria editoriale, il disincanto, e la necessit dinsubordinazione. La letteratura per Carlino deve schierarsi, politicizzarsi, rendersi utile. Affinare il linguaggio, fare in modo che il testo con il suo polisenso sviluppi il risveglio nella consapevolezza dei suoi limiti. Lallegoria una delle chiavi. Come ci si potrebbe schierare contro queste cose? Ho cercato di essere il pi vicino possibile al testo di Carlino che condivido integralmente a parte qualche minima considerazione pi legata al transeunte che alla sostanza. Permettetemi di dire, per, qualcosina. Le vicende della vita mi hanno spinto allessenzialit della ragion pratica. Vediamo un po: luomo diverso dal cavallo perch intelligente, cio pensa. uomo anche il poeta. Anche lui intelligente. Lintelletto ha una meccanica funzionale che corrisponde, fondamentalmente a tre modi, ma, attenzione, la distinzione solo descrittiva perch lintelletto uno solo: senso, ragione e amore. Ci che distingue il conoscere della poesia e cio un testo di poesia da un altro qualsiasi testo, il maggior grado di senso e di amore che investe la ragione e informa il testo. Da qui la semantica ed i polisensi. Insisto, lintelletto del poeta uno solo ed unico come quello del filosofo e delluomo di scienza. Quindi non tutti gli intelletti hanno neuroni della stessa razza e qualit. Tutto qui. Io credo che anche i poeti subordinati pensano. Altro che se pensano! Dunque auguriamoci una poesia che conosca e non una che pensi. (Testo pubblicato nel libro quarantatresimo di SECONDO TEMPO Marcus Edizione (NA))
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