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Ho fatto un sogno

di Angelo Nocent
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Pubblicato il 05/09/2018 09:43:10

"I had a dream"

"HO FATTO UN SOGNO"



Tutta la nostra vita è fatta di appelli, vocazioni, annunciazione, che Dio rivolge ad ogni ora del giorno ma anche della notte. Se in principio era il Verbo, ora Egli è un contemporaneo che abita fra noi. Se di messaggi, vocazioni, annunciazioni, sollecitazioni, inviti è piena la nostra vita, senza l’illuminazione del Vangelo, il rischio è di non accorgercene. A fare attenzione, non è difficile avvertire che la nostra vita è piena di angeli, di messaggeri, di apparizioni. Ma è solo l’esperienza religiosa dei primi testimoni che può aiutarci a identificarli.

Il modo migliore di leggere il Vangelo è proprio quello di pensare che tutto quanto vi si trova, capita anche nella nostra vita. Ciò che è accaduto ai primi testimoni, succede anche ai nostri giorni.

Il modello ideale di lettura del Vangelo è Maria. Da che cosa ha riconosciuto l’angelo? Come è giunta alla certezza che quel messaggio veniva da Dio?. Ognuno ha il diritto di chiedersi: da che cosa potrei riconoscere un angelo? Da che cosa riconoscere che un pensiero, un incontro, un avvenimento vengono da Dio? E’ un problema vitale, lo stesso che dovette risolvere Maria. Lei come ha fatto? Anzitutto, non si è lasciata indurre a credere immediatamente. Ha riflettuto, si è interrogata, ha messo in questione questa vocazione straordinaria.

In presenza di una Parola di Dio, ci sono due attitudini pericolose: quella di rifiuto, del lasciar perdere perché non ci si vede chiaro; l’altra, di capirci tutto, dell’evidenza, della non meraviglia, dello scontato. Ma il solo modo ragionevole è quello assunto da Maria: “Ella non capiva ciò che egli diceva, ma conservava tutte quelle cose e se le ripeteva nel cuore” (Luca 2,51). Tutto avviene nel tempo, col tempo, mettendovi del tempo, perché il discernimento dello Spirito non funzione come il caffè liofilizzato istantaneo. Poi Maria ha consultato le scritture. Tutti i testi di Luca come anche di Matteo, sono citazioni di profeti ed il Magnificat ci dice come Maria vedeva la sua vocazione: nella linea di tutti quei poveri, di tutte quelle fecondità che l’avevano preceduta.

Come si dirà più avanti, si diventa GLOBULI ROSSI non tanto per scelta ma per accettazione di una chiamata dall’alto, nel consenso quotidiano di un destino che oltrepassa la nostra previsione e immaginazione. Anche Giovanni di Dio si è trovato coinvolto in un progetto talmente più grande di lui da sembrare folle il progetto e più folle il consenziente.

A chi accetta di inoltrarsi in questa avventura umana e divina è richiesto di muoversi nella logica della fede:

  • ricettività e riflessione,

  • gioia e timore,

  • senso di Dio e buon senso umano.

Le grazie di Dio talvolta giungono come tegole sulla testa. Lasciarsi sconvolgere e pregare, leggere e riflettere le Scritture, conservare e ruminare dentro l’anima gli avvenimenti, è il solo modo ragionevole di procedere.

  • Perché Dio interpella proprio me?

  • Perché mi fa rivivere tutte le angosce dei poveri, dei perseguitati, delle sterili, degli esseri duramente abbandonati da Dio nel quale hanno messo la loro fiducia?

  • Degli innocenti calpestati, accusati, respinti?

  • Dei sofferenti senza via d’uscita, degli angosciati dalla vita?

 Maria scopre che dietro c’è la fedeltà di Dio, il suo stare ai patti, il suo mantenere le promesse: “Ha accolto Israele , suo servo…la sua misericordia di generazione in generazione verso coloro che si fidano di Lui”.

L’angelo in carne ed ossa che Maria ha incontrato è Elisabetta, una donna anziana che aveva sofferto come lei e che l’ha incoraggiata a credere, lei così giovane è già così coinvolta nei destini di Dio.

Anche Giovanni di Dio quando riconosce la sua annunciazione canta il Magnifica a modo suo. Gli altri ridono, prendono le distanze dall’impazzito. Lui invece vede realizzarsi le promesse di Dio proprio là dove non aveva sperimentato che i suoi tormenti e disagi assieme a quelli di sventurati suoi simili internati e incatenati nel manicomio.

Come Maria e Giovanni di Dio, i GLOBULI ROSSI accettano di associarsi alle follie di Dio, ai suoi progetti grandiosi. Presi singolarmente, essi sono piccola cosa. Messi insieme, diventano trasportatori di ossigeno nel tessuto umano in preda all’anemia, a rischio di cancrena. La loro determinazione al “servizio trasporto ossigeno” la imparano dalla Mater Hospitalitatis, nel senso del suo Magnificat:

  • Cerco nel cuore le più belle parole per il mio Dio,

  • l’anima mia canta per il mio amato” (Lc 1,46).

  •  “Perché ha fatto della mia vita un luogo di prodigi,

  • ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore” (Lc 1,47)

  • Ha guardato a me che non sono niente:

  • sperate con me, siate felici con me,

  • tutti che mi udite.

  • Cose più grandi di me stanno accadendo.

  • E’ Lui che può tutto, Lui solo, il santo!” (Lc 1, 48-49)

  • “ E’ lui che ha guardato, è lui che solleva,

  • è Lui che colma di beni, è lui…” 

  • Santo e misericordioso, santo e dolce,

  • con cuore di madre verso tutti, verso chiunque” (Lc 1,50). 

  • Ha liberato la sua forza,

  • ha imprigionato i progetti dei forti” (Lc 1,51).

  • Coloro che si fidano della forza sono senza troni.

  • Coloro che non contano nulla hanno il nido nella sua mano” ( Lc 1,52) 

  • Ha saziato la fame degli affamati di vita,

  • ha lasciato a se stessi i ricchi:

  • le loro mani sono vuote,

  • i loro tesori sono aria” (Lc 1,53)

Essere GLOBULI ROSSI vuol dire cantare il Magnificatcon la vita, ossia portare e trasfondere Vangelo, le gioiose notizie che tutti devono venir a sapere, ossia:

  • Che Dio ha attraversato i cieli,

  • Che l’emoglobina, ossia l’amore, scende dal cielo verso la terra e non viceversa,

  • Che Lui ci conosce così bene che sarebbe capace di dirci quanti capelli abbiamo in testa,

  • Che Dio ci conosce uno per uno, si ricorda il nostro nome,

  • Che ci incoraggia a respirare meglio con il Suo respiro,

  • Che a sognare con Lui i sogni si avverano,

  • Che a vivere la Sua vita, non c’è nulla da perdere, anzi!

  • Che Dio è totalmente a disposizione dell’uomo,

  • Che Egli prova più gioia nel dare che nel ricevere.

Se i GLOBULI ROSSI si fanno guidare da Maria percepiscono ciò che Lei per prima ha intuito dalle confidenze dello Spirito: che, rispetto al decalogo della Antica Alleanza,che era al centro della Tôrah, il nuovo decalogo non è più prescrittivo di comportamenti dell’uomo verso Dio e i fratelli, ma narrativo, descrittivo di un Dio che è per l’uomo. Decalogo che Luca illustra con meticolosità nella parabola del buon samaritano, dove in quella catena di verbi è evidente che il contare di Dio non si ferma a dieci ma sconfina alla grande quando s’impegna con l’uomo che incontra sulla Gerusalemme-Gerico del mondo (Lc 1o,25-37):

 Invece un uomo della Samaria, che

  1. era in viaggio,

  2. gli passò accanto,

  3. lo vide,

  4. ne ebbe compassione.

  5. Gli andò vicino,

  6. versò olio e vino sulle sue ferite

  7. e gliele fasciò.

  8. Poi lo caricò sul suo asino,

  9. lo portò a una locanda

  10. fece tutto il possibile per aiutarlo.

  11. Il giorno dopo tirò fuori due monete

  12. le diede al padrone dell'albergo

  13. e gli disse:

  14. "Abbi cura di lui

  15. se spenderai di più

  16. pagherò io quando ritorno “

GLOBULI ROSSI sottoscrivono il decalogo che è di ogni credente, anzi, riguarda ogni uomo che sogni il sogno di Dio: una terra fatta di prossimi.

Già vedo la Compagnia dei GLOBULI ROSSI germinare dal midollo osseo della Cina. Donne e uomini, dalle campagne alle città, dagli ospedali alle trascurate periferie, muoversi in direzione delle persone più “anemiche”. Ci confermano che i pionieri o.h. sono già in avanscoperta a trattare con le Autorità Cinesi. Ma, per un Paese così sterminato, dovranno seguire consistenti rinforzi, tutti ancora in incubazione. E con la Cina, la sterminata Africa...

La fortuna è che tutto il mondo può contare sulla stessa Messa, sulla EUCARISTIA, il Sacramentum Hospitalitatis!

Chi incappa in un’annunciazione, trovi il coraggio di rispondere come Maria: “Fai di me ciò che tu vuoi”. Il dopo si sa a priori come finirà: non può essere che un Giovanni di Dio contemporaneo con in testa la medesima profezia:

  • ha fatto della mia vita un luogo di prodigi,

  • ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore” (Lc 1,47).


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