Pubblicato il 06/08/2010 01:07:38
Dal concerto di Peppe Cirillo ad Agropoli LEVOLUZIONE DEL CILENTO E DEI CILENTANI
Non avevo mai assistito ad un concerto dal vivo di Peppe Cirillo e della sua band. Un complesso di una dozzina di artisti alla chitarra battente, alla chitarra classica, alla fisarmonica, al banjo, alle tammorre di vario genere, al violino, alle percussioni, ai cantanti ed alle ballerine. Un bravo meritato per tutti, anche se non tutti cilentani doc. Ma la musica e rende universali. Quello che pi mi ha colpito, di questo concerto, stata la rielaborazione in chiave moderna di vecchi canti cilentani artisticamente modificati senza nulla togliere alla propria originalit. Ed a questo punto mi sia concesso di aprire una breve parentesi, di di carattere artistico, ma addirittura sociale. Le tradizioni fanno parte della nostra storia passata. La musica tradizionale, quindi, anche se rielaborata, anche con strumenti tecnologicamente aggiornati, pur sempre rappresentazione della nostra tradizione musicale. A tale proposito mi sia consentito citare il mio ultimo libro (Catello Nastro Poesie cilentane edito dalla Libera Universit Internazionale di Arte, Lettere, Musica e Storia, onlus, del Cilento e del Vallo di Diano, 2009) che tra laltro, ha conseguito il primo premio Il Saggio di Eboli, 2010, primo classificato su 151 opere presentate con 180 voti su 180, presenta delle antiche poesie cilentane in gran parte rielaborante nella forma ed in parte anche nel contenuto. Cos come avvenuto per la poesia e la letteratura in genere, anche il canto cilentano ha subito questo processo, senza per perdere la sua primitiva origine di canto damore e di sdegno. Beppe Cirillo quindi, ha avuto il grande merito, frutto anche di un grande coraggio, di presentarsi ad un pubblico di varia estrazione ed imporsi, come ha dimostrato il concerto ad Agropoli, come un Artista con la A maiuscola. Bravissimi tutti i componenti della band che sono riusciti a raccogliere unanimi consensi dal folto pubblico presente nella principale piazza della cittadina capoluogo del Cilento, nella quale figuravano anche molti stranieri. Diciamo che non sempre il testo stato recepito, ma la maggior parte degli astanti ha seguito linsieme del concerto che ha assunto un aspetto corale ben degno di figurare sui grandi palcoscenici delle metropoli. Levoluzione di un popolo, cilentano, come di qualsiasi altra parte del mondo, abbraccia tutti gli aspetti del vivere civile. Dalla tecnologia al turismo, dal lavoro alla solidariet, dallenogastronomia alla ricezione turistico-alberghiera. Canti damore e di sdegno, dicevo, ma anche canti sociali e religiosi riportati con un ritmo incessante proprio a dimostrare la continuit e la forza creativa del popolo cilentano, anche se fortemente integrato, in questi ultimi anni, con razze di mezzo mondo. Il ritmo stato il grande protagonista del concerto. Il fatto che i componenti del gruppo non sono tutti cilentani, sta a dimostrare quanto sopra asserito. Luniversalit della musica poliedrica. La chitarra a battente e le tammorre hanno lavorato alla grande e le ballerine hanno completato le vecchie ballate del territorio con volteggi piacevoli ed aggraziati. Un complimento va anche allamministrazione comunale che ha riservato questo spazio, anche se senza posti a sedere, per un complesso musicale che onora il Cilento in Italia e nel mondo.
Catello Nastro
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