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Sonetto di anonimo del seicento

Argomento: Letteratura

di Lorenzo Tosco
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Pubblicato il 25/08/2010 14:34:16

Sonetto di anonimo del seicento

Se potessi sognarti a me tu unita
quale premio qui offerto dal destino
a un fiorir di tristezze della vita,
nel favoloso e immenso tuo giardino

del cuor, ti troverei talmente ambita
da innamorati stretti in un festino
ch'io ti vedrei soltanto di sfuggita
e le speranze mie perdute insino.

Ma se io mi allontano dal consesso
e ti parlo d'amor, quello sincero,
lontano da ogni fronzolo e dal sesso

sarò me stesso, umano, quello vero,
diverrà un'unione ch'è infinita
e durerà così, tutta la vita.

Anonimo del seicento.

Commento: Questa poesia di un anonimo del seicento, del quale si sa solo che la dedicò ad una certa Amalide De Pellegrinis in Menendez, che sappiamo solo che probabilmente fosse una dama dell'epoca molto corteggiata.
Per questo il Poeta anonimo seicentesco si rivolge a lei sognando di poter stare a suo contatto fisico, e il desiderio viene esaurito, ma egli si trova davanti alla triste realtà di un festino dove vi sono tanti innamorati della dama, ed egli riesce solo a vederla di sfuggita.
Allora egli se ne va deluso, ma nel suo cuore egli crede di aver capito la dama. Essa non cerca avventure che lasciano il tempo che trovano e che si esauriscono in un momento, impedendo ogni possibilità di prosecuzione, vuole qualcosa di diverso , e questo qualcosa egli lo trova in un colloquio del cuore e dell'anima con la sua donna dell'anima, che corrisponde subito al suo amore che diventerà così eterno, fino a durare anche oltre la vita.
In tempi attuali il dialogo poteva essere facilitato dalle conquiste della tecnica, computer, mail e telefono, ma nel seicento essi avevano solo la possibilità di parlarsi col cuore, inviandosi i pensieri reciproci sulle onde di un amore incorruttibile. Certi marchingegni avevano ancora da essere inventati.

(questo commento è a cura del prof: Tosco de Lorenzis, studioso insigne della letteratura poetica del seicento)

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