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L’incudine e la mongolfiera

di Adielle
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Pubblicato il 20/08/2014 01:57:53

Hai lasciato la porta aperta

sulla cima del monte

hai cancellato le tracce

tagliato capelli e unghie

hai affilato i denti per morsi secolari

le vene che facessero il verso al corso del fiume

hai aspettato tanto che cadesse nel vuoto

un candido saluto

poi hai rincorso a valle la sua pallida eco

hai visto bene la forma del mio corpo

troppi nodi che non hai voglia di sciogliere

perchè la bruttezza inaudita c'è chi la lega 

ma non chi l'accoglie se di bellezza educata indossa il cappio dolce

così le parole d'amore sono solo parole

non barattano fatti d'amore

con qualche sorriso di carta

ma fino a quando ci saranno stagioni da ricordare

il peso della solitudine sarà una variabile

da considerare come il traffico o una pioggia improvvisa

a vuotare il calice d' implacabili distanze;

i rami dell'albero, la grotta quella volta

il porticato quell'altra, cemento a perdita d'occhio

di falangi armate a colonna pur di non bagnarsi

muovere guerra a gravide nuvole

soffocare il mondo stringendo i pugni e poi

lasciare libere le mani dagli agguati 

del tempo che ci rimane impigliato tra le dita

ad istruirci sulla nostra capacià di eludere gli oracoli.

Perchè sei bella di una bellezza che ti basta ad esser viva

io no, ho bisogno di stratagemmi, di opportuni tendini

argani, arcani argini alla mia deriva

spezzati fremiti e respiri

aridi insonni giochi e privazioni dalle punte di ferro

chiodi e braci di fuoco, nei miei sogni di fachiro:

come un'incudine appesa ad una mongolfiera

reduce orfana di qualunque martello.

 

 

 


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