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Soffocamento controllato - un torto inumano

Argomento: Politica

di Alberto Sonego
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Pubblicato il 26/03/2012 13:59:20

Hanno proibito la nostra esistenza sotto la forma di un partito del passato, e questo ancora pu essere sopportato da vinti dobbiamo subire la conseguenze naturali imposte dai vincitori. Ma ci che non pu essere in alcun modo tollerato il soffocamento che esercitano nei nostri confronti, con i loro comandamenti e le loro sentenze senza possibilit di appello. Qui la storia non c'entra assolutamente nulla, n il diritto positivo che credono di poter deformare a loro piacimento. Parlo di noi perch non voglio tirarmi fuori da questo processo, pur non appartenendovi direttamente, ma volendo prender parte a quella che a mio avviso, oggi, non pu che mutarsi da status indiscusso a svolta epocale.
Il ruolo che tutti questi ferventi democratici hanno giocato un compito infamante, contro il quale un tempo si sarebbero ribellati in molti. Oggi fa comodo, oggi ignorato; e forse gli si accorda persino una legittimit dovuta ad una pigrizia intellettuale senza pari1.
Costoro hanno esercitato uno strapotere che si sorprendentemente adattato ai principi a cui dicono ispirata la Costituzione del nostro Paese. Invocando uno spirito guerrigliero da pi parti frainteso, infatti, ci hanno imbavagliato per bene, fingendo di fare il bene collettivo, di tutelare tutti da un fantasma, da uno spettro, che loro per primi non riconoscono di aver definitivamente distrutto. Se effettivamente fosse stata una giusta vittoria, perch temere un nemico ormai annientato? Il fatto che la loro paura fa s che invochino una temporalit sconquassata, cos ci relegano ad una storia che noi conosciamo bene e che non siamo disposti a rinnegare cos facilmente. Ma l ci immobilizzano, e ci impediscono di procedere2.
Non vogliono capire che inutile chiamarci fascisti, a quasi cent'anni dalla scomparsa del Littorio dalla bandiera nazionale; non riescono a scongelarsi nemmeno loro, ed i nostri visi e le nostre idee sono ancora viste in bianco e nero. Deriva da queste restrizioni il crescente fenomeno di irrigidimento a cui alcuni sono soggetti: cos ricompaiono i vessilli del Ventennio, i simboli, le foto, i documenti ed i discorsi. Deriva da queste restrizioni il tentativo che alcuni fanno di trasporre valori storici di mezzo secolo fa ad oggi, alla nostra contemporaneit: ci dovuto al fatto che proibendo un'identit nuova non si fa che incrementare il ricordo ad un'identit superata. Ritornano allora gli squadristi, i pestaggi, le violenze, perch sono le uniche espressioni permesse ad una parte politica da parte di un'altra; ritorna uno squilibrio che mette in pericolo la convivenza civile. Ma i responsabili sono solo apparentemente i protagonisti di queste violenze; pi profondamente io individuo in coloro che inneggiano ad un perenne stato di Resistenza i responsabili di questi conflitti.
So che questo ragionamento pu sembrare impopolare, eppure reale questa relazione pericolosa che si instaurata a partire dal secondo Dopoguerra. Ma non questa l'occasione di parlarne pi dettagliatamente mi riservo la spiegazione per un altro momento3. Quello che ora ritengo sia importante trarre da questo ragionamento, riguarda le conseguenze che tale processo produce. Un soffocamento controllato, appunto; o per meglio dire, una censura dolce, mascherata da difesa della democrazia, da protezione della Repubblica e dei principi a cui essa ispirata.
Io rifiuto allora di chiamarmi democratico non per odio della democrazia, ma per odio di questa democrazia che si formata sulla falsa riga della vendetta e della censura. Io voglio chiamarmi libero in in paese di libero, dando a quest'aggettivo un colore diverso da quello di stelle e strisce.
Non si tratta di fare ideologia, ma di proporre un'alternativa. E questo sul serio, a mio avviso, trae fuori molti di noi e dalle formazioni nostalgiche del Ventennio e dei fari partiti della gno**a formatisi attorno a losche figure di imprenditori (pi o) meno onesti.
Cambiare? possibile, ma solo nel momento in cui ci venga dato il diritto di poter aprir bocca, di poter parlare ed esprimerci liberamente, senza essere azzittiti e cacciati nel passato, nei vicoli bui di una storia che si cessato di esplorare (sulla quale si espresso un immodificabile giudizio).
Questo possibile, perch il movimento di cinquant'anni non ci indifferente. Faccio un esempio, tra i tanti, concludendo questo mio breve intervento programmatico.
Il fascismo temeva la diversit e qualunque forma di alterit. Cos pure la temeva la Russia stalinista...ma vedete? I comunisti esistono ancora per quanto fiacche ed anacronistiche siano le loro proposte eppure l'occasione di evolversi dal totalitarismo l'hanno avuta.
Dicevo, appunto, che il Fascismo ha sempre disprezzato il diverso, chi non rientrava nei canoni del perfetto uomo italiano e mirava ad uniformare tutti entro un disegno comune, un modello condiviso ed imposto alla societ italiana di allora. chiaro che questo si mostra come un errore non tanto per le conseguenze che ha prodotto (comunque rilevanti), ma, da un primo acchito, per l'impossibilit che noi oggi verifichiamo nel riuscirlo ad applicare effettivamente alla societ (sia da un punto di vista strettamente pratico che filosoficamente pratico morale). Chi ci chiama fascisti ci crede allora cos stupidi?4
Non siamo indifferenti ai progressi. Ma lasciateci progredire: solo questo chiediamo.

1Il tacito assenso ad una elite intellettuale politicamente schierata, in barba al crollo delle ideologie.
2Chi costringe chi? Chi agisce contro chi? Radicalizzare il problema, smontare gli eventi ed esaminarli.
3La produzione dell'odio
4Destra ed omosessualit (prossima pubblicazione su www.farfallemorte.blogspot.com)


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