:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Pensieri
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 14 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Apr 28 17:51:05 UTC+0200 2026
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Forse i barboni possono essere gli unici registi

di Piero Passaro
[ biografia | pagina personale ]


[ Raccogli tutti i pensieri dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 28/04/2026 16:05:52

La sensazione è ricorrente. Iper-presente. La società della prestazione mi presta il suo dolce moto, la sua dolce fulgida idealità. Individui mi prestano la loro folgorazione post-capitalistica. 

Il propellente delle nostre anime è misurato dai pensieri che gli altri possono avere di noi; la nostra proiezione si pone oltre i cristalli liquidi che decidiamo di guardare per l’immediatezza dopaminica quotidiana. 

Essa ci determina, confluisce nella nostra mente per modificare l’andamento neuronale e sinaptico, una droga dal cervello per il cervello.

Capitalistico è il nostro pensiero, oltre che il modo di vivere. Da quando sono nato ho sempre cercato l’eccezione, mi sono sempre chiesto cos’è l’uniformità e cos’è l’omologazione; anzi, in modo del tutto naturale e privo di stimoli, il mio cervello agiva contro dei sistemi imposti da discipline, arti, società.

Prima ho dato la colpa alla 1°D della scuola media che frequentavo, poi ho cercato la causa nella mia cittadina di “provincia”, poi al paese, poi all’occidente ed infine all’umanità.

Diviene innegabile la retorica dell’individuo occidental-moralistico-capitalistico-cristiano che se il problema è tutto il resto, il resto può emarginarmi. 

Nel processo antropologico (per me epico-sacrale) dell’antropopoiesi mi chiedo quali siano i risultati empirici ed analitici se l’individuo venisse addossato anche di una mancanza della morale borghese; vorrei che il capitalismo venisse scelto dall’individuo ed invece penso che nella generazione della propria psiche il buon vecchio cap. sia intriso nel nostro stile di vita. 

Alienato è l’aggettivo utilizzato per esprimere un individuo arrivato al distaccamento socio/emotivo della propria vita a causa dell’attività vitale quotidiana medio-borghese.  Ci sarebbe da porre attenzione a quell’”arrivato”. L’alieno è divenuto tale seguendo strettamente quelle regole, aderendo con abnegazione ad esse. Ci adagiamo quindi sul considerare il male e la causa del male come aderenti alla stessa squadra? 

Il mio interesse è sempre stato rivolto a quei personaggi a margine di tutto: del sistema antropologico e culturale che li ha prodotti in quanto costrutti sociali, a margine delle scelte omologate del loro circondarsi, inconsapevole o no dove, per altro, quell'inconsapevolezza riporta ad un mito di purezza pre-storico e pre-cristiano del tutto Pasoliniano da cui non posso negare questo spunto di riflessione.
Quei personaggi incosapevoli e ai margini dei grandi sistemi moralistici che regolano le nostre maschere pirandelliane per l'esterno - e grazie all'infiltrazione nel privato della tecnologia, pure l'interno - rimangono attecchiti al sistema delle emozioni primarie, quelle pre-riflessive e pre-morali. 

Ogni tanto mi scontro con la volontà di farne parte, e il mio scontro deriva dalla mia stretta adesione ad un sistema che fa parte di me da prima dello sviluppo della mia memoria e che talvolta mi arreca degli attacchi di panico. Diventa difficile e alquanto ipocrita cercare di farlo un po’ a metà, il “non-aderente”, e forse il peggio è quando mi pongo la domanda: è la mia volontà primaria e pre-riflessiva di “non aderire” e divenire un marginalizzato oppure è la paura di abbracciare quella decisione? Una vita passata nella paura non è una vita, dicono alcuni. Altri, invece, dicono che senza affrontare le paure non si affrontano le delusioni derivanti. 

Tutto questo mi porta all’essere attratto da una figura che si deriva trasformando un avverbio: ubiquamente. L’essere dappertutto contemporaneamente associato al concetto di ubiquità. Se fossi un mago che si pone le sacre arti magiche come oggetto di studio, orgogliosamente sarei un ricercatore di ubiquimanzia e, di fatto, sarei un ubiquimante. Come i piromanti sono maghi del fuoco, i negromanti i maghi dei non-morti etc etc.
Con l’ubiquità acquisita si potrebbe vivere una vita ai margini di tutto e salvaguardare le mie paure rispettosamente.

Ma, infondo, alla fine di questo auto-sproloquio, presumo che il poter fare senza l’assunzione di un rischio sia un precetto mentale completamente costruito dalla morale capitalistica. Il rischio, in particolare, deriva proprio dalle meccanicità del sistema economico vigente che gode di liberalismo becero. E’ sulla base del rischio che le peggiori crisi economiche della storia hanno ucciso persone, tolto loro dignità e senso. 

Sto quindi auto-confutandomi, quando ritengo di poter vivere una socialità marginalizzata attraverso arti magiche ubiquimantesche senza l’assunzione del rischio di viverla senza alcuna abilità magica.

Distaccarsi dalle cose è infatti quasi impossibile per un aderente al sistema. Le cose si ottengono con il denaro e il denaro si ottiene cedendo il nostro tempo. Tuttavia, noi misuriamo una vita in base agli anni, vale a dire ad un unità di misura basata sul tempo. Se il tempo è vita, noi cediamo la nostra vita per avere il materiale; quest’ultimo però non ha senso se non posseduto da un umano. La domanda quindi diventa: noi viviamo per il materialismo?

Una volta che il corpo smette di essere vivo l’individuo aspira e rimangono solo i ricordi che si hanno di lui attraverso la materia: le fotografie, i vestiti, gli oggetti personali e, visti i tempi, la sua apparenza digitale. Sono le catene di rapporti con le persone che si infilano nell’andirivieni dell’esistenza e che sfuggono al nulla da persona a persona secondo quelli che vengono chiamati talvolta gradi di separazione. Quindi vivere per morire per i rapporti?
C’è chi dice che la morte è l’unica cosa che dà senso alla vita, quindi la vita diviene un lunga concatenazione di eventi che generano altri eventi e che prima o poi arrivano ad un termine. 

Si potrebbe dire, parlando di eventi come sequenze, che l’arte di inscenare una vita sia la simulazione nell'esercitare il potere di un'entità superiore, qualcosa che si avvicini alla divinità. A questo punto penso che il marginalizzato non-aderente al sistema e dunque non aderente al materialismo sia il perfetto soggetto di un film universalmente vero e libero da ogni ispirazione sistema-aderentistico. Gente come Godard, negli anni ‘60, hanno creduto che la de-strutturazione del linguaggio del cinema poteva coincidere con uno sguardo sul mondo e sulle cose diverso; così, la forma diventa una onesta problematizzazione. Se la forma è soggettiva ed io sono un sistema-aderente, la mia forma sarà macchiata dall’occhio borghese impiantato nei miei bias cognitivi primari: se voglio il punto di vista di un non-aderente marginalizzato mi devo preoccupare del come va girato questo film che cerchi di simulare l’esistenza dei non-aderenti marginalizzati.
Dovrei chiedere dunque chiedere ai non-aderenti marginalizzati di girare un film per me per avere il più sincero e soggettivo linguaggio visivo che possa simulare al fine di capire come sarebbe vivere da non-aderente marginalizzato.
Insomma, dei non-aderenti che girino dei film che ci facciano capire il senso dell'aderenza ad un sistema ancora prima che nasciamo.

 




« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Piero Passaro, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Piero Passaro, nella sezione Pensieri, ha pubblicato anche:

:: Momento drammatico che so esprimere solo cos. (Pubblicato il 13/11/2025 16:46:55 - visite: 935) »

:: Gioco (Giugno 2024) (Pubblicato il 20/06/2024 01:35:26 - visite: 2341) »

:: Manuale della cattiveria Vol. V (Pubblicato il 18/05/2023 17:50:10 - visite: 789) »

:: Manuale della cattiveria Vol. IV - Invito alla mediocrit (Pubblicato il 16/03/2022 07:58:00 - visite: 881) »

:: Manuale della cattiveria VOL. III (Pubblicato il 07/02/2022 18:52:11 - visite: 591) »

:: Manuale della cattiveria VOL. 2 (Pubblicato il 10/12/2021 08:27:00 - visite: 663) »

:: Gli agenti del ricordo (Pubblicato il 02/11/2021 12:34:20 - visite: 619) »

:: Manuale della cattiveria VOL. I (Pubblicato il 13/10/2021 13:49:15 - visite: 682) »

:: Il prodotto audiovisivo seriale: parere non chiesto. (Pubblicato il 19/01/2018 20:54:32 - visite: 911) »

:: Questo non hai mai letto niente di Marx, Kant, Hegel e altri (Pubblicato il 07/01/2018 12:12:57 - visite: 995) »