Pubblicato il 14/10/2012 11:05:04
Parlano e volano Di Mari Vallisoo In questo libro di poesie edite da Lietocolle, Mari Vallisoo ci propone un florilegio di testi selezionati per incontrare i segreti silenzi che la cultura nordica custodisce nella riserva fiabesca della natura boreale. Si tratta di una poesia molto diversa dalla nostra e per certi aspetti complessa, perch, se per i popoli mediterranei poetare significa immergere il pensiero entro un afflato vocativo che sporge nelloltre materia (ritrasferita poi entro le regioni dellessere e del divenire), per i popoli nordici e in particolare per Mari Vallisoo, la poesia il risultato di una operazione diversa, in cui losservazione oltrepassa lascolto del reale e vaga dove loltre materico incontra una coscienza crepuscolare che vive fuori dal tempo. Insomma, mentre nella nostra cultura sempre la materia che diventa spirito, ovvero Luce che sotto le spoglie di un Dio ritorna attraverso qualcosa di miracoloso (da Saffo nel carme: Ad Afrodite "ma qui vieni. Altra volta la mia voce/ udendo di lontano la preghiera/ ascoltasti, e lasciata la casa del padre/ sul carro doro venisti", a Montale con: I Limoni " Vedi, in questi silenzi in cui le cose/ sabbandonano e sembrano vicine/ a tradire il loro ultimo segreto",), nella poesia nordica e consensualmente nella poesia di Mari Vallisoo, compare un imperturbato distacco che indice di un canone poetico parallelo, impostato per su frequenze ignote alla poesia di matrice mediterranea. Ad esempio ne: Il risveglio, la poetessa enuncia: "Non sento. Non sento, vedo solo/ come lopaco profilo del cielo si staglia/ verso levante. Con tale rapidit che si scioglie/ la penna tra le giovani dita/ ancor prima del tempo". Qui la semantica del pensiero disgiunta da ogni visione teleologica e in pratica, si ha la percezione che le cose nuotino in un plasma al di sopra e al di fuori delluomo, dove uno stato di attonita ed incosciente osservazione, divide lessere dal partecipare attivamente(come invece avveniva nella tragedia antica). Il risultato una cronaca filmata della vita dal sapore certamente elegiaco, ma con un poeta che non vuole partecipare allorgia degli dei e cos rimane fuori. Quindi, mentre per noi poesia vuol dire "fare", trasferirsi concretamente attraverso la parola entro il mistero che muove il cielo e le altre stelle, nella poesia di Mari Vallisoo il trasferimento rimane virtuale e mediato dal sogno . Una parte dellIo serra il passaggio nelloltre e cos il poeta guarda fuori filtrando una realt che realmente al di fuori di lui, impedendogli ogni sorta di osmosi. E un Orfeo che non torna mai dallAde, perch neppure entra e tuttavia si vede nel sogno, come in un documentario dentro quella realt che lo attrae ma che non pu raggiungere. Voglio a questo proposito proporre leco che suggerisce la poesia: La porta sul retro. "Gli Altri non lo sanno./ Non riguarda loro./ Nella casa i rumori della festa,/ cadono i piatti./Dietro la tenda spessa/ una porta sta in tranquilla attesa/ ma dal buco della serratura/ filtra chiss che potenza/ nelle mie membra./ Pi tardi,/ stanca dei rumori festanti,/ le faccende della sera/ non finiscono mai./ Serrate tutte le altre porte,/ quella invece sta l,/ nemmeno il pi piccolo rumore/ mentre la scosto,/ appena/ un poco socchiusa./ E cos facile./ Le cose del vivere erano rimaste sul tavolo/ della cucina alla rinfusa". Infatti il tempo di Mari Vallisoo il futuro, un futuro per dove non c traccia di alcuna profetologia apocalittica. Il poeta non Vate, non chiede la parola capace di aprire mondi, per legato alla nostalgia vissuta come tensione verso ununica ragione possibile concessa allanima che, metaforicamente, assume le sembianze di un cane che fiuta ed ingoia il vento che nelle gelide steppe presagio unico di futuro. Da: Insieme ai cani:" Io lo so, potrei chiamare./ Ma ho pena per i cani./ Non una parola viene alle labbra./ Non riesco che a inviare e inviare/ per te che ti allontani/ un vento perpetuo". Aky Vetere
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