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Roberto Fassina … o la vicissitudine comica della salute.

Argomento: Poesia

Saggio di Giorgio Mancinelli (Biografia)

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Pubblicato il 12/04/2019 17:28:33

Roberto Fassina … o la vicissitudine comica della salute.

 

In "Historia Medica” - collana Via Herakleia - Anterem Edit./ Cierre Grafica 2019.

Dialogo semiserio con l’autore.

 

La causa della malattia come perturbabilità fisica, la salute come armonia ritrovata, l’equilibrio come resistenza morale a non lasciarsi andare, la medicina come cura d’insieme per la conservazione della specie.

La conservazione?

Sì, un metterci alla prova che, pur non risparmiando nessuno, ha condotto l’umanità da almeno diecimila anni a questa parte e probabilmente sarà così fino alla fine dei giorni.

E perché no per l’eternità?

Semplice, è la prima risposta che viene alla mente: perché c’è di mezzo una qualche ‘apocalisse’ più volte annunciata, che tutto il sapere e la conoscenza più recentemente acquisita potranno fermare.

La credulità dello scettico!

Forse, ma Fassina, come nei bei tempi antichi, s'appella quì alla Musa:

Dei figli d’Asclepio narrami o Musa l’historia peccatosa d’anime ribelli”.

Per cui tutto diviene lecito e vero anche al giorno d'oggi?

Presto detto.

A Epidauro infatti, nel santuario che d'Asklepios cinse il vanto, giungevano un tempo i pellegrini assorti e stanchi, che si conducevano, a ricercar nell'arte: (musica, danza, uso delle maschere nella tragedia), la cosmica armonia e il vigore d'una sanità preclusa, prima di spingersi dentro la pacata illusione dell'eterno.

Musa dici, o Fassina? Che poi è figura mitologica, o sbaglio?

Molto ancor può la Musa, basta saper scegliere quella giusta per ogni campo dello scibile sanitario, come ad esempio, ma non se ne conosce il nome, quella dedita a: “De optima corporis nostri constitutiones e de bono habitu”.

Senza possibilità di errore la ‘Historia Medica’ qui delineata non ne elenca nessuna, a meno che …

Nessun dubbio o ambiguità di sorta, si sa fin troppo bene come andavano le cose in quei primordi della storia.

No! Come andavano?

Dapprima c’erano il veggente, lo stregone, il guaritore errante, il cerusico, l’erborista e l’alchimista, finanche l’indovino e il santone, ma era il ‘medico’, il mago per antonomasia, predisposto alla sanità del corpo, così come il ‘sacerdote’ era addetto alla cura dello spirito.

Delle anime vuoi dire!

No, in quanto a quello, erano i filosofi e, in qualche caso, i poeti a prendersene cura. Ma è questo un aspetto che preferirei rimandare alla prossima occasione, in cui magari Fassina vorrà cimentarsi, facendoci così partecipi anche di questa sua conoscenza, voglio pensarlo …

E comunque avverte:

Or «Tu sai perfettamente che io non scrivo questo (libello) come altri trattati per il desiderio di diventare famoso fra le folle, ma per far piacere agliu amici.», (Galeno "De methodo medendi" X 456. C.G. Kuhn 1821).

Così Galeno di Pergamo (129-200 d.C.), medico famoso oltre che astrologo e filosofo, negli anni in cui a Roma distribuiva la sua saggezza, dando prova così che nell’antichità si curava l’uomo più che la singola malattia.

Quindi, non solo medicina?

“..medicale flebotomia / contraria contrariis / aere acque terracqueo foco / diuretico infuso d’umori / [...] autunnale miscuglio / d’infoiata melancolia”. 

Ma dall'oscuro viluppo delle illusioni e delle analogie affiorano, senza retoriche declamazioni, quelle che sono le reali necessità umane, la nostalgia d'una purezza interiore, il riscatto dalle impurità della vita e, non in ultimo, il desiderio di dare un senso al ritmo impetuoso dell'esistenza:

"Non vi è senso alcuno già consegnato nel cosmo, possiamo solo industriarci a inventarlo, provvisoriamente [...] poiché senza senso, non si dà esistenza alcuna". (P.F. D’Arcais)

Una sorta di assenza, dunque?

Quale quella di Ippocrate, per esempio.

Chi, quello del ‘giuramento’?

Esattamente, quello che viene prestato dai medici-chirurghi e odontoiatri prima di iniziare la professione, risalente attorno aI V secolo a.C.:

“..il passo della voce / lenisce il Tatto / la mano che affonda e dilaga ( e scruta / brontolii e reticenze / secondo le forze e il giudizio / a discoprire / naturalibus causis / (… mano sine magie)”. 

Di questo passo, e non siamo ancora al Medio Evo, mi chiedo quando arriveremo a parlare dello spirito e dell’anima, “… o de come lo inconscio tradisce lo conscio?”.

Per questo dobbiamo aspettare che arrivi Sigmund Freud:

Analista d’assalto / cocaina esperimenta / strafuglia per ipnosi / la mente inturbolata / diagnosta psicoanale / fallico e orale / […] strigato super io / nevrotico ossessivo / analitico compulsivo …”.

Non dirmi, perché Freud sta forse arrivando?

È già qui, nelle pagine di questa ‘Historia Medica’ che il diligente Fassina, tra frizzi e lazzi, va impunemente narrando, qua e là edulcorando molecole di ormoni ed enzimi, imboscando antichi rimedi curativi come impiastri e cataplasmi, con uso di unguenti e lavande, fino all’uso odierno di vitamine e antibiotici:

“..(libidica pulsione / frodata e sublimata / fellona trasognata / rimossa invereconda) / in quel di Albione esilio / cremato e incenerato”.

Non posso crederci … Freud dunque un fellone?

No, semmai Fassina.

Non ti seguo, è fin dall’inizio che lo nomini, mi dici chi è questo Fassina?

Come chi è, semplicemente l’autore di questa ‘Historia Medica’ di cui andiamo parlando, inoltre de "Il pensiero verticale" ed altri impegnativi scritti.

Mi sembrava strano, quindi un futurista?

Quando mai un futurista? Semmai …

Dicevo così, solo perché mi sembra disponga di uno sguardo autistico che gli fa levitare il pensiero in senso verticale.

Ma no, è un professionista della medicina che parla in latino volgare e in greco antico, in francese, in spagnolo e in tedesco, e che fa uso raramente dell’italiano in saggi e note critiche nella pagina culturale del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova.

Comprendo, un dottor Balanzone che prende nomi diversi nelle diverse città in cui allunga i suoi bighellonamenti; tant’è che da Bologna lo troviamo a Padova col nome di Graziano, a Venezia con quello di Lombardi, e chissà in quanti altri luoghi ‘in altre faccende affaccendato’.

Ma non stiamo mica parlando della maschera del Teatro dell’Arte, bensì di una ‘Historia  Medica’ in cui, abusando (‘in nomine diagnosi et prognosi’) Fassina nega e/o approva (‘dalle cause divine alle cause naturali delle malattie), che ammorbano l’umanità tutta, accentuando ‘poeticamente’ il progressivo avanzamento della medicina attraverso i suoi autori. Infatti, oltre a quelli più antichi come Alcmeone (…o dei primi vagiti medicali); Democede (…o della medicina pitagorica); Ippocrate e Galeno, fino alla Musa/Sirena delle partorienti nella Scuola Salernitana, ed al “connubio islamico de fide cum ratione”, passa “dal logos all’experimento” attraverso gli studi di Paracelso, Vesalio, Fabrici, Falloppio, Santorio, Harvey, fino a Marcello Malpighi, anatomista e fisiologo (… o della discoverta de’ capillari et globuli rossi).

Quello «de’ bianchi e de’ rossi» della Commedia dantesca?

No, siamo già oltre, attorno al 1650, prosegue con Antonio Maria Valsalva (… o dello primo psichiatra basagliano), noto per l'indagine e il rigore scientifico e maestro del celebre Giovanni Battista Morgagni; nonché del Golgi (…o de come lo cerebello s’infigura), e del Semmelweis (.. o il 'santo’ delle donne):

Santo santo è colui / che il mite rito del lavabo impose ... che poi morì pazzo ed incompreso in manicomio." 

Fino a giungere ai giorni nostri: “Dall’experimento alla clinica, (dal cadavere al malato, dal conscio all’inconscio)".

Finalmente, era qui che ti volevo!

Aspetta, vado avanti: Trousseau, Murri (…o della verità al letto del malato); dalla “Psicosomatica” alla “Ermeneutica”; dalla “Medicina narrativa” alla “Fitoterapia”; dalla “Clinica alla tecnologia genetica” (…o de come li geni s’impisellano), alla “Ecotomografia e densitometria ossea”, alla “TAC et Magnetiche risonanze”, al “PC Personal Tormento”, fino “in meo parvulo horto” ...(dal metodo rigoroso all’empatia creativa)”.

Tanta roba!

Quanto basta, solo “Una gran parte di quello che i medici sanno, è insegnata loro dai malati” (Proust)

Peccato che i malati spesso muoiono!

Lu cancro se lo mangia / de fegato et pulmone / lu porcuto maligno / molesto pervenuto senza busso / vampiresco moderno terminetor / caballo lestofante / di Troia infidi Achei / s’ingroppano da dentro / [...] / corsa, esausta carne sfatta / marciuto frutto senza scorta / mi porge esami sanguinanti / di fede imperitura / cachettico lo sguardo / parola franca attende / le labbra oracolari / che smatassino il nulla della vita” …

“(Oramai ke voi che faccia / kisto povero dottore onnipotente?)”

Però tu parli maccheronico assai!

Beh, posso ben dire che dopo quest’elenco di presunte malattie, me s’è messo un certo languore nello stomaco che magnerei un bue con tutta la stalla. Come se dice: "I vecchi detti non sbagliano mai, se de ’na morte s'à da morì, preferisco d’avé quarcosa in dentro de lo stommico".

Come dire, ‘a pancia piena’!

E certo, "con po’ de vino bono drentro a la fraschella, e sempre all’erta l’erotica favella".

E il medico che dice?

Che vo' che dicere, s'accontenta: “Disegna ghirigori con la mente / imbalsamata e sfatta”, s’immagina ch’io dia seguito ai suoi consigli: “Juro et scongiuro no son mi kello! poco manduco ‘nnocenti verdurelle nu spizzico de pane porello e ‘ncensurato”.

Ma tu, ci pensi mai alla morte?

Eccome no, ma giunti ar dunque: “Pensa che t’aripensa, che nel pensar m’impazzo, ma giunto ar dunque, quanno c’hai pensato tanto, nun hai pensato a un c…!”.

 

Non c’è che dire, in Fassina il lato ‘comico’ è assicurato, il divertimento certo, se letto con un certo impegno reso ‘dotto’ da un tocco di umorismo screanzato, insomma della burla gogliardica, dell’accoglimento “del bisogno accorato di sentirsi vivi e nel gioco delle simulazioni” (Daniela Marcheschi - Introduzione a “L’Umorismo” di Luigi Pirandello), in cui “La coscienza – così scrive il grande romanziere - non è (di per sé) una potenza creatrice; ma lo specchio interiore in cui il pensiero si rimira”.

 

E'bbonanotte!

 

L’autore: Roberto Fassina, Curtarolo 1950 (Padova) è medico chirurgo in ginecologia (per questo gli vien facile di ridere), ha pubblicato sillogi poetiche, testi teatrali satirici, raccolte di racconti, e almeno un romanzo, citato nel testo, “Il pensiero verticale” (Ibiskos 2015) e ai molti riconoscimenti ricevuti, relativi inoltre alla critica letteraria che redige sulle pagine del Bollettino dell’Ordine dei Medici di Padova.

 

Nota: Tutti i corsivi non contrassegnati sono di Roberto Fassina, inoltre a quelli evidenziati di altro autore, tutti gli errori sono soltanto i miei.

 

Contatti: massimo.fax@gmail.com

direzione@anteremedizioni.it


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