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Identità di libertà e necessità

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 09/06/2018 22:31:07

Ogni operare si può intendere solo mediante un'originaria unificazione di libertà e necessità. La prova di ciò è, che ogni operare, sia dell'individuo, sia dell'intera specie, come azione deve essere pensata libera, ma, come evento oggettivo, soggetta a leggi naturali. Soggettivamente dunque, per il fenomeno interiore, noi operiamo; oggettivamente, non operiamo, bensì un altro opera quasi per mezzo nostro.

Questo obiettivo, che opera per mezzo mio, deve essere però nuovamente io. Ora io però sono soltanto il conscio, quell'altro invece è l'inconscio. Dunque l'inconscio del mio operare deve essere identico al conscio. Ma questa identità non può dimostrarsi nel libero operare medesimo, perché essa appunto in servizio del libero operare (cioè dell'oggettivarsi di quell'obiettivo) si toglie. Questa identità pertanto dovrebbe essere indicata al di là da un tale oggettivarsi. Ma ciò che nel libero operare diventa l'obiettivo oggettivo, indipendente da noi, è, di qua dal fenomeno, l'intuire, dunque si dovrebbe dimostrare l'identità nell'intuire.

Ora essa non si può dimostrare nell'intuire. Perché o l'intuire è meramente soggettivo, dunque in generale non oggettivo; o diviene oggettivo nell'operare, e in esso, appunto in servizio all'oggettivazione, quell'identità si è tolta. Quella identità dunque dovrebbe essere dimostrata solo, forse per caso, nei prodotti dell'intuizione, nelle esperienze intuitive oggettivate e obiettive.

 

© Paolo Melandri (9. 6. 2018)


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