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Senza mai vera pace

di Massimo Morasso 

Proposta di Alfredo Rienzi »

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Pubblicato il 21/11/2017 08:43:08

 

Senza mai vera pace,                                      

                               torno anche stanotte ai miei fantasmi,

ne ascolto la voce ipnotica, rupestre,

che a poco a poco si fa una e penetra

le imposte, fuori tempo, inarrestabile.

È bastato che morissero i miei,

e i ricordi

sbattono le ali, uccelli neri

che mi osservano, più vigili di un faro,

da un cielo ulteriore, interiore.

 

All’improvviso

filtrata l’aria Kierkegaard mi appare,

spettro fluttuante fra lo specchio e il letto

che apre le porte dell’Incomprensibile.

Mi parla, scavato dall’angoscia,

e io rimango lì, sospeso a mezza via

in uno spazio ostile fra discorsi e rimorsi.

Poi la sua gobba si trasforma in una nuvola.

                                                                    La nuvola,

in un punto di domanda.

Chiudo la luce.

E tutti ‒ mamma papà gli uccelli Kierkegaard

la nuvola io stesso ‒

ci inabissiamo dentro a un’altra oscurità,

 

                                           che non so dire.

 

 

da L'opera in rosso, Passigli, 2017, pag. 46


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