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L’angelo dalle grandi ali

di Gianfranco Rossi de Gasperis
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Pubblicato il 28/01/2016 03:41:26

L’Angelo dalle grandi ali

Spazzata ’na settimana, Dio guardando er creato tra il lusco e brusco:
- e mo’, me sento solo e pregno d’amore nonostante tutto -;
e fu così che l’omo e la donna fecero il loro debutto,
creati da ’na manciata de rena morbida come ’n mollusco.

Ste due creature però, principiarono da subito a fà capricci e bizze
chiesero de tutto invece de teneje compagnia,
s’agguantarono puro ’na mela e così fù la prima bucia,
er buon Dio spazientito, li cacciò dar Paradiso co’ du’ pizze.

- Mo’ m’avete stufato adesso ve metto vicino
uno che vi suggerisca cosa fare con santa pazienza,
che ve sussurri e che ve dia ’na coscienza,
che ve tenga per mano durante er cammino -.

- A Gabriè, chiappa ’n angelo tra i più lucenti
cor l’ali grandi a protezzione e nominalo Angelo Custode.
Deve da esse ’n Angelo speciale, degno de gran lode,
e mannalo abbonnora a custodì sti due dementi -.

l’omo e la donna vedendo l’Angelo dai capelli splendenti:
- chi sei? che voi?”, chiesero con diffidenza,
e quello: - so l’Angelo custode e ve devo da ’na coscienza -,
- coscienza! e che dè la coscienza? -, chiesero sorridenti.

- La coscienza è saper distinguere il bene dal male,
saper camminà diritti e campà insieme agli altri -.
- Bè allora nun ce servi, noi semo scartri
e già sapémo tutto - ribatterno quelli in modo brutale;
- e de sta cosa, la coscienza, ce ne freghiamo,
te ne poi annà, ciao bello te salutiamo -.

- Così,nun me volete! me mannate a quer paese,
poveri sciocchi, che ve credete d’esse chissàcchè;
ha ragione er buon Dio siete de coccio, ahimé,
me ne vado, ma certamente me renderete conto de st’offese,
ed allora me richiamerete prima o poi
ed a quer paese c’ andrete voi-.

L’Angelo se nè annò nascondendo cor l’ali er pianto,
mentre ste tronfie creature, continuarno a fare disastri
distruggenno tutto, la natura ed anche gli altri;
rischianno de fare der creato un grande schianto.

Ma come sempre e solo prima de finì all’inferno,
l’omo e la donna gridarono: - aiutace! - cor core affranto.
- Perché dovrei? anzi dovrei farvi artrettanto,
avete peccato de superbia ed offeso l’amore dell’Eterno -.

- Perdonoo!-, urlarono piangendo, le creature;
abbastò sta parola magica,l’Angelo, le prese per mano
e con forza le strappò dall’inferno disumano,
mentre se le carezzava, rassicurandole delle loro paure.

Quindi,se mise in braccio con amore e vicino ar core,
quelle stupide creature tremanti;
- grazie Angelo, vedrai che non faremo più l’ignoranti -
promisero l’omo e la donna con ardore.
- Ve vojo crède, anche se ’ste promesse nun so’ leali”.
Rispose l’Angelo, e se le schiaffò sotto alle sue grandi ali.


Gianfranco Rossi de Gasperis alias cercatore

Formello lì 15/11/2013

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