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La scelta

di Daniela Cibin
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Pubblicato il 10/10/2017 18:00:23

Rimetto ordine fra le tue cose.

raccolgo i libri sparsi per l'appartamento, li appoggio sugli scaffali della libreria nello studio. sulla scrivania c'è ancora la valigetta aperta con il tuo portatile: il gemito di protesta delle cerniere quando la richiudo risuona in risposta all'acuto dolore che mi pesa sul petto come un sasso.

Te ne sei andato, mi hai lasciato all'improvviso senza una parola d'addio.

Da mesi ti sentivo distante, a tratti insofferente alla famiglia, al mondo intero.

Non eri più tu, l'uomo che ho conosciuto e amato tanto.

Ho pensato che avevi problemi di lavoro, forse un'altra donna....eri dimagrito, assente.

Se insistevo con le domande rispondevi insofferente:

-Problemi di lavoro- e scusandoti tornavi per un po' a essere l'uomo che conoscevo. Mi abbracciavi sorridendo, dicevi:

-Passerà questo brutto periodo, tutto tornerà come prima- e mi baciavi. ma il tuo sguardo sfuggiva il mio.

Rimetto nell'armadio la tua giacca; è rimasta abbandonata sulla poltrona per settimane.

Nell'armadio, fra la fila di camice stirate e fuori posto, c'è il tuo cardigan di lana preferito. dalla tasca spunta un angolo bianco. Lo sfilo, leggo il mio nome sulla busta. Un senso di angoscia mi attanaglia lo stomaco mentre cerco gli occhiali e mi accosto alla finestra. mi siedo e con mani tremanti apro il foglio e leggo.

"Amore mio, è stata una scelta difficile, sofferta. Ho passato mesi tremedi, orribili, ponendomi mille domande senza risposta ne certezze di essere nel giusto. Forse ho sbagliato tenendoti all'oscuro di tutto ma non volevo farti soffrire. I medici, i migliori nella loro specialità, sono stati chiari. Non ci sono forse ne speranze, solo certezze. Davanti a me un anno, forse due, di vita. E la chiamano vita? Ricoveri, interventi, sofferenza e dolore per tutti noi. Abbiamo perduto così tante persone, amici cari. Non voglio diventare un essere bisognoso dell'aiuto quotidiano di tutti, senza più dignità: lo sguardo perso e impaurito, il corpo inerte curato da mani esperte ma estranee aspettando il nulla. Leggendo nei vostri occhi il dolore e la pietà. So che addesso comprendi il perché dei miei momenti bui, del mio perso sorriso....

Oggi uscirò da casa per l'ultima volta: una curva a velocità troppo elevata, un platano e uno schianto. Un attimo....meglio così, credimi. con te ho condiviso trent'anni, i migliori della mia vita. Sarò sempre con te, con voi, con tutto il mio amore."

Eri forte, una roccia. Non ho mai pensato ad una malattia fatale dal nome orrendo, impronunciabile. Le lacrime scorrono sul mio viso. Penso che sono egoista perché ti vorrei qui, sofferente, malato ma con me. Con noi.

Mi asciugo gli occhi e torno davanti all'armadio. Prendo dalla gruccia il tuo cardigan preferito, quello che ti ho regalato per un tuo compleanno tanto tempo fa. Lo infilo e mi rannicchio sul nostro letto. Sento il tuo odore, sono ancora con te, tra le tue braccia.


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