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Canto d’amore di un redattore

di Chanteloup
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Pubblicato il 06/11/2016 20:35:29

«In memoria  di un redattore
 
che visse amaro


– senza arte né parte –
 

per un sogno.
 

Mai amore altro ebbe in vita sua

se non far libri con il quore.»

Curioso epitaffio rinvenuto un dì novembrino, 


tra muscose felci, su una lapide della città di Y

 

il cielo su di noi,
blu royal
e nuvole bianche
bianche come correttore liquido
in rilievo
come i graffi di matita su carta porosa
è la tua pelle

d'amore è il canto del redattore
alla sua bella bozza
di nero profondo le parole
che vorrei dirti
nell'anima, chiusa in una gabbia
di testo invisibile
e gli occhi tuoi che respirano
in accapi
forzati
come baffi di lapis
rossoblù
allegri sbuffi di carnevale
una sarabanda di correzioni
in quelle notte in bianco
e nero
e bicchieri di caffè corretto
senza sambuca
e tu ci sei
ancora
mi sporchi le dita di toner
la febbre azzurra
delle cianografiche
che lasciano senza fiato
e senza rimandi a piè
di pagina nelle notti
senza letto
il ticchiettio di tasti
ronzio elettrico
il respiro viscoso
d'inchiostro tra le dita
mentre ti smembro
in un sacrificio d'amore
una passione che vola
in un giro di bozze
roulette
e tango spento
come le cicche in posaceneri
cari
come la fatica di un lavoro
che non paga
se non per amaro
amore del lavoro
di redattore.

 

 


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