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La Gloria

Argomento: Filosofia

Articolo di Diego Fusaro 

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Pubblicato il 12/05/2014 09:28:12

LA GLORIA - di Diego Fusaro - da http://www.filosofico.net/severino.htm#n3


" La Gloria ", il cui titolo completo include il frammento eracliteo "Assa ouk lpontai " (cose che essi non sperano), un libro che, come lo stesso autore dichiara, rappresenta un debito nei confronti di chi, estimatori del suo pensiero, da anni, attendono risposte a domande lasciate in sospeso in quello che certamente una delle sue opere pi indicative e importanti, cio il " Destino della necessit " (1980), da cui si traevano le inevitabili conclusioni di un discorso che impegnava il filosofo sin dal 1964. Ma come accade spesso, in ogni autentico filosofare, le conclusioni non sono mai definitive, molte sono le sorprese che s'incontrano lungo il cammino a volte estenuante. E quello che l'autore ci offre in questo libro una chiarificazione che nulla concede al lettore ma tutto alla tesi in questione. Nel consueto modo di argomentare, Severino, ci conduce verso le asperit del suo pensiero prendendo in considerazione, sotto una luce diversa, temi oggi al centro del dibattito filosofico quali, il dolore, l'intersoggettivit e il problema connesso dell'alterit. Il tutto attraverso una prosa di non sempre facile lettura, che non mancher, soprattutto su alcune importanti questioni, di regalare momenti di gioia, ma anche di pena, a tutti i cultori di un pensiero argomentato con rigore. Il 1964 segna un'importante svolta nella filosofia di Severino. l'anno della pubblicazione del suo celebre articolo " Ritornare a Parmenide " (1964), che far molto discutere, nel quale si stabiliva la necessit di rimeditare il senso delle parole: l'essere e il non essere non . Sono gli anni in cui Heidegger interveniva in una serie di seminari, dedicati a Parmenide, in cui sosteneva che, per allontanarsi definitivamente dal giogo della soggettivit moderna, era auspicabile un ritorno all'inizio, precisando, per, che tale ritorno non sarebbe dovuto consistere in un ritorno a Parmenide. Severino stesso ci riferisce, in " La legna e la cenere " (2000), l'opinione di Gennaro Sasso secondo cui le parole di Heidegger sarebbero forse un'allusione alla tesi contenuta nel suo articolo. Ma cosa si deve intendere con ritornare a Parmenide? Come Severino preciser in pi di un'occasione, si trattava di porre l'attenzione su queste semplici e pur inquietanti parole al fine di ripetere il parricidio platonico, che il maggior responsabile del nichilismo d'occidente, ormai penetrato sin nelle pi intime fibre della nostra cultura, che si posto alla guida di tutto il mondo. L'et della tecnica, nella quale noi viviamo, esprime, pi di ogni altra epoca del passato, la volont di potenza, la volont di poter produrre ogni cosa, persino l'uomo. Il nichilismo pensare che ogni cosa proviene dal niente ed destinata al niente. La cosa, priva d'ogni legame necessario con l'essere, pu essere modificata a piacimento. Ma si tratta di comprendere che ci un'illusione: perch impossibile che l'essere possa non essere. Tutto il passato e il futuro sono, nulla proviene da nulla, essi non sono n il semplice ricordo n la palpitante attesa. Il passato, cos come il futuro, sono eternamente in salvo dal niente anche se di questo non abbiamo coscienza. Ogni cosa, compresi noi stessi, siamo e non potremo mai morire veramente, poich, al pari degli di, siamo eterni. Questo pensiero, qui semplificato, costituisce il tema cardine che, come in un poema sinfonico, ricorre nelle sue variazioni fino alla sua pi autentica celebrazione espressa in questo libro. Da qui il frammento eracliteo, l'eternit ci che noi non speriamo. La Gloria lo splendore incontrovertibile dell'eternit.

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