Prigioniera di Forugh Farrokhzad
Ti voglio e so che non ti stringerò mai
Per saziare il mio cuore in un abbraccio.
Tu sei il cielo chiaro e luminoso, io la prigioniera
Uccello in una gabbia che mi tiene al mio posto.
Il mio volto dietro queste sbarre fredde e scure guarda fuori
Il tuo, con occhi pieni di stupore e di rimpianto.
Sogno una mano protesa verso di me,
Che mi faccia sollevare istantaneamente le ali verso di te.
Penso a un momento di abbandono
Quando da questa piccola e soffocante prigione io scivolerei,
Ridendo in faccia al mio carceriere, lasciando per sempre
Questa vita per cercarne una nuova al tuo fianco.
Penso a questi pensieri, ma so che non potrò mai
Fuggire da questa gabbia prima di morire.
Nemmeno se il mio guardiano volesse che me ne andassi.
Non mi resta abbastanza forza per volare.
Attraverso le sbarre vedo ogni mattina illuminata dal sole
Gli occhi del mio bambino sorridono ai miei in una dolce allegria,
E quando la mia voce alza un canto gioioso
Le sue labbra mi offrono un bacio.
Dolce cielo, anche se un giorno mi destassi
E da questa soffocante cella di prigione mi liberassi,
Cosa direi agli occhi bagnati di lacrime del mio ragazzo?
“Ero un uccello tenuto prigioniero. Lasciami stare”.
Sono una candela che illumina
Rovine fredde che bruciano nel mio petto
E se scegliessi di andare verso il buio e il silenzio
Sarei una desolazione per il mio nido.
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