Dear
Nasser Alshaikhahmed (
#Saudi #Arabia), a poet, a humanitarian, a thinker.
Thank you for inadvertently giving me the opportunity to dedicate a
#Sufi thought to the soul, not just the human soul, but the soul of the world!
I am lost in the river of longing,
My boat's oars are broken,
My sails have fled from me,
My compass is lost in the distance.
I flee from the waves of passion,
While water is in my hands,
I light a candle deep within my soul,
To illuminate my darkness.
And have mercy on
a heart weary with yearning,
O my only destination,
connecting to you in my exile,
O thirst for water in my soul.
Nasser Alshaikhahmed 28-5-2026
***
Italian free translation by Franca Colozzo
L'UNICA MIA DESTINAZIONE
Mi sono disperso nel fiume del desiderio,
franti i remi della mia povera barca,
le vele, stormi strappati alla tempesta,
e la bussola inghiottita dalla distanza.
Fuggo le onde furiose della passione,
mentre l’acqua mi scivola fra le dita
come un prodigio negato ai morenti.
Nel fondo cieco dell’anima dissipo
una candela magra contro la notte,
piccola fiamma ostinata nell’abisso.
Abbi pietà
di questo cuore consumato d’attesa,
o sola riva del mio naufragio,
unica patria del mio esilio terrestre,
tu che mi chiami oltre il vento e il sale,
sete immortale dell’anima mia.
RECENSIONE CRITICA di Franca Colozzo
Questa poesia si dispiega come un viaggio notturno attraverso un esilio spirituale ed emotivo. Le sue immagini sono elementari e fluide: fiume, onde, acqua, vele, bussola. Il narratore si trova in uno stato di profondo disorientamento, dove ogni mezzo di navigazione tradizionale si è rivelato inefficace. Remi spezzati, vele scomparse e una bussola perduta creano un simbolico crollo del controllo, suggerendo non solo confusione, ma una resa esistenziale.
Una delle qualità più forti della poesia è la sua tensione paradossale tra abbondanza e privazione. Il verso "Mentre l'acqua è nelle mie mani" è particolarmente incisivo perché cattura l'agonia della vicinanza senza appagamento. L'acqua, tradizionalmente simbolo di vita, purificazione o grazia divina, diventa irraggiungibile nonostante la vicinanza fisica. Evoca l'esperienza della sete spirituale che persiste anche quando la salvezza sembra vicina.
L'immagine della candela sposta la poesia verso l'interno. Fino a quel momento, il paesaggio è esterno e turbolento; in seguito, l'illuminazione diventa intima e interiore. L'atto di accendere una candela "nel profondo della mia anima" suggerisce resilienza, contemplazione e forse preghiera. L'oscurità non viene sconfitta in modo drammatico, ma sopportata con delicatezza.
Stilisticamente, la poesia privilegia la semplicità all'ornamento. Il suo linguaggio è diretto, quasi liturgico, il che le conferisce la cadenza di una supplica o di un lamento mistico. Le ripetute invocazioni verso la fine trasformano l'amato o la meta in qualcosa di trascendente: una patria, una presenza divina o una verità ultima.
C'è anche una sottile corrente di simbolismo #sufi nella fusione di desiderio, esilio e sete. L'"unica meta" potrebbe non essere affatto un luogo fisico, ma l'unione con il significato stesso. La profondità emotiva della poesia deriva da questa ambiguità.
CRITICAL REVIEW by Franca Colozzo
This poem unfolds like a nocturnal voyage through spiritual and emotional exile. Its imagery is elemental and fluid: river, waves, water, sails, compass. The speaker exists in a state of profound disorientation, where every traditional means of navigation has failed. Broken oars, vanished sails, and a lost compass create a symbolic collapse of control, suggesting not merely confusion but existential surrender.
One of the poem’s strongest qualities is its paradoxical tension between abundance and deprivation. The line “While water is in my hands” is especially striking because it captures the agony of proximity without fulfillment. Water, traditionally a symbol of life, purification, or divine grace, becomes unattainable despite physical closeness. It evokes the experience of spiritual thirst that persists even when salvation seems near.
The candle imagery shifts the poem inward. Until that moment, the landscape is external and turbulent; afterward, illumination becomes intimate and interior. The act of lighting a candle “deep within my soul” suggests resilience, contemplation, and perhaps prayer. The darkness is not conquered dramatically, but gently endured.
Stylistically, the poem embraces simplicity over ornament. Its diction is direct, almost liturgical, which gives it the cadence of a supplication or mystical lament. The repeated invocations toward the end transform the beloved or destination into something transcendent: a homeland, a divine presence, or an ultimate truth.
There is also an undercurrent of Sufi-like symbolism in the merging of longing, exile, and thirst. The “only destination” may not be a physical place at all, but union with meaning itself. The poem’s emotional gravity comes from this ambiguity. It drifts between romantic yearning and spiritual pilgrimage like a lantern floating on black water.
Points of great elegiac strength:
"I am lost in the river of desire"
"Lost" is stronger than "lost": it suggests the dissolution of identity, not simply the loss of one's path.
"the sails, flocks torn from the storm"
This is the key image of the text. It transforms the nautical object into a living creature. There is wind, violence, sky.
"lean candle against the night"
Here the poem reaches its most authentic tone. "Lean" introduces spiritual poverty, resistance, hunger.
"Oh, only shore of my shipwreck"
A magnificent existential oxymoron. Salvation coincides with ruin.
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