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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Prima luce

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 25/08/2018 13:07:42

Se ne stavano adagiati l'uno accanto all'altra sul letto, gli occhi rivolti al soffitto. La pioggia, di nuovo torrenziale, crepitava sul tetto. Il battito concitato dei loro cuori non si era placato. Rodolfo era in preda a uno stato di esaltazione che superava non soltanto il suo senso momentaneo di prostrazione, ma altresì l'intuita certezza che qualcosa fosse giunto alla fine. Persisteva peraltro, aleggiante sopra di loro, il sentimento di un comune dolore, tangibile come le ombre che ora lentamente dileguavano dentro la stanza. Gli parve di udire il leggero rumore di una vecchia che si schiariva la gola al di là della parete. Rodolfo si apprestava ad alzarsi, quando Sara tese una mano e lo trattenne, afferrandolo dolcemente per una spalla.

Allora lei, senza una parola, dissipò ogni vestigia di rimpianto. Lui, estasiato, si lasciò guidare. E a partire da quel momento non ci fu più nulla che non fosse disposto a perdonarle.

Era giovane. Il suo desiderio non tardò a riaccendersi. Ora lei gli si offriva interamente e tutto si svolse nel modo più naturale. Sotto la sua guida sicura, femminile, sentì che per la prima volta ogni ostacolo era stato rimosso e che si trovava in un mondo affatto nuovo, traboccante di ricchi doni. Nel calore della stanza si era ormai liberato dell'ultimo suo indumento, e ora provava il senso immediato d'intimità derivante dal diretto contatto della carne con la carne, salda e tuttavia cedevole, come il flutto o l'alga all'avanzare della prua della nave. Vide che sul volto di lei non sopravviveva la minima traccia di contrarietà. Anzi, sorrideva di un pallido sorriso, ma ora non gli causava nessuna irritazione. Il cuore di Rodolfo era a riposo.

Più tardi la prese tra le braccia, arruffata com'era, e premendo la guancia contro quella di lei, avvertì l'umidore di altre lacrime. Erano, lo sapeva, lacrime di gioia; e tuttavia niente aveva il potere di far comprendere ad entrambi, meglio di quelle lacrime che scorrevano silenziose sulle loro guance, di aver commesso un peccato imperdonabile. Nondimeno, in Rodolfo il sentimento del peccato valse a incrementare il coraggio che lentamente nasceva in lui.

Suvvia”, disse Sara, raccogliendo la sua camicia, “non devi prender freddo”.

Rodolfo stava per afferrarla, ma lei lo trattenne un istante e si portò la camicia al viso emettendo un profondo sospiro. Poi, quando gliela tese, era tutta bagnata di pianto.

 

© Paolo Melandri (25. 8. 2018)


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