Sostieni il nostro comune progetto: diventa Socio e/o fai una donazione
:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  :: Posta ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Antologia Arte e Scienza: quale rapporto? (invia il tuo contributo entro il 15 gennaio 2020) Premio letterario "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VI Edizione 2020
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Cristallo lucente

di Paolo Melandri
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 11/09/2018 00:58:53

Cristallo lucente

 

Piuttosto, che mi dici di te? Ti sei rimesso del tutto, sei diventato molto più loquace e d'un tratto vieni a dirmi che sei in partenza per il Messico. D'ora in poi dovrò fare attenzione, perché non potrò più permettermi di mostrare senza riserbo la mia curiosità, ma è l'ultima sera e credo di potermi concedere delle domande. L'estate scorsa avevo sentito che ti eri immerso in pensieri mistici, e poi cosa ti è successo? Perché non me lo racconti?”

Vuoi sapere di me?” sorrise Lorenzo senza alcuna soggezione. In realtà, fin dall'inizio era andato da lei con il desiderio di raccontarle tutto. Si allungò un attimo sul divano, poi si piegò in avanti, e tenendo con entrambe le mani il bicchiere di cognac iniziò a parlare.

Sono uscito dalla crisi mistica, però non so con esattezza se sono davvero guarito, se sono solo stato abbandonato dai fenomeni esoterici, oppure se fin dall'inizio non c'è stata comunicazione tra me e tali misteri.

Sia gli esercizi di concentrazione con la pietra, sia le astinenze fisiche non hanno avuto l'effetto di farmi ottenere il controllo dell'anima. Semplicemente, il mio cuore era invaso nel profondo da un senso di morte e di buio e non riuscivo a vedere con chiarezza le forme del mondo reale.

Il fascino dell'esoterismo è molto difficile da spiegare, di sicuro è più semplice far capire a chi è astemio l'attrattiva del vino. Il primo punto della seduzione del mistico è farti abbracciare la convinzione di essere ai margini della terra, e questa è la sola emozione che prova chi si impegna in una spedizione polare o chi conquista una vetta vergine, vale a dire camminare fino ad allontanarsi il più possibile dal mondo abitato e collegarsi da soli ad un altro universo. Se si viene sedotti dal misticismo, si va avanti in un sol fiato fino ai confini del mondo e della mente umana. La visione individuale si lascia alle spalle tutto ciò che costituisce la realtà umana, e guarda davanti a sé un cristallo luccicante, compatto, che sembra il panorama di una città in lontananza; in pratica, davanti ai propri occhi si erge un vuoto che fa girare la testa.

Come pittore credevo di sconoscere bene questo tipo di panorama della mente, però un artista sta lì fermo e, quando ha terminato la sua creazione, ripone la tela e ritorna tra la folla dei suoi simili. Per i mistici tale comportamento non è soddisfacente, per loro il lavoro principale è entrare in comunicazione con l'altro mondo, creare un contatto tra la sostanza e il nulla.

Una volta che si giunge all'estremità della terra, nella zona più remota della mente – di sicuro sarà così anche per gli esploratori e per gli scalatori – ci si sente molto naturalmente i rappresentanti del genere umano; anche la convinzione degli esoterici somiglia a qualcosa di questo tipo, proprio perché nel luogo che si è raggiunto non si vedono esseri viventi a parte se stesso.

Dato che sono un pittore, non chiamavo tale regione anima, ma margine dell'umanità. Se esistono l'anima e lo spirito, essi non sono nascosti nel profondo e nell'interno delle persone, ma devono essere l'estremità delle braccia stese dall'uomo, la parte più esterna di esso, devono rimanere esattamente sulla linea di confine. Se si oltrepassa tale perimetro, tale bordo, non si è più esseri umani.

Io avevo occhi solo per la vita al di fuori di me, ero un individuo che subiva il fascino solo della bellezza di foreste, cieli al tramonto, fiori, nature morte, e non prestavo mai la minima attenzione a quello che c'era dentro di me; ciò nonostante sono stato conquistato dall'esoterismo. A furia di camminare mi sono ritrovato ai confini dell'umanità.

È lì che gli esoterici e gli intellettuali si trovano spalla a spalla. I secondi arrivano fin lì e poi ritornano in fretta verso gli altri, ai quali guardano come se fossero dei modellini e delle espressioni matematiche di facile risoluzione. Per loro gli orientamenti politici, gli esiti economici, gli scontenti e le insoddisfazioni dei giovani, le crisi artistiche, insomma, tutto ciò che riguarda la psicologia umana, può essere risolto come una semplice formula matematica e le parole hanno un'immediata chiarezza che non dà adito a enigmi strani… Gli esoterici invece volgono con decisione le spalle al mondo, rinunciano alla comprensione di esso e riempiono le frasi di disordinati misteri.

Tuttavia, a pensarci adesso, in definitiva io non appartenevo a nessuna delle due categorie, ero un pittore; non mi si addicevano né l'immediata chiarezza né gli scuri enigmi. Una volta giunto al limite della terra, non sono stato capace né di lasciarmi il mondo alle spalle, né di ritornarvi con un sorriso cinico, freddo, d'intimità, né di sentirmi superiore: sono rimasto sospeso nel costante sentimento di perdita del mondo.

Non sono stato in grado neanche di concentrarmi sulla pietra per raggiungere il controllo dell'anima e mi guardavo con timore intorno nelle tenebre. A un certo punto, tra la morte e l'oscurità, mi sono apparsi numerosi volti di giovani che fluttuavano, sconfitti come me dal senso di perdita del mondo; non ero il solo ad aver camminato fin lì, c'erano affascinanti visi macchiati di sangue, feriti, gli occhi spalancati, pronti alla morte.

Pur arrendendomi ogni tanto, per tutto l'inverno mi sono aggrappato all'esoterismo. Ho fatto visita molte volte al maestro Sergio d'Endrigo; sono deperito, ma non ho avuto nessuna malattia seria, mi sosteneva una misteriosa energia vitale, cioè in realtà non ho avuto problemi di salute perché sono giovane.

Dopo essere diventato un adepto del misticismo, avevo proibito di mettere dei fiori nel mio studio perché i loro colori e i loro profumi sensuali mi davano l'impressione che potessero ostacolare il mio percorso verso di esso.

Nonostante mi fossi abituato durante l'inverno a limitare molto le ore di sonno, all'inizio della primavera mi capitò di dormire una mattina fino a tardi, forse perché quel caldo inaspettato mi aveva rilassato. Mi misi a sedere sulle lenzuola bianche del divano-letto, posto in un angolo del mio atelier, e mi accorsi che accanto al cuscino bianco c'era per terra un narciso.

Stavo per arrabbiarmi, ma mi fermò la sensazione che quel fiore si fosse poggiato lì, accanto al guanciale, naturalmente, ad aspettare il mio risveglio.

So che ascoltando il mio racconto non comprenderai la mia particolare situazione psicologica e di sicuro ti verrà da ridere; anche io adesso la penso così, e forse come te credo che mettere quel narciso nel mio studio sia stato uno scherzo o un gesto affettuoso di qualche mio familiare, però allora ero di un altro parere.

Nella luce della mattina che filtrava dalla finestra, rimasi per metà disteso sul letto a osservare immobile il narciso accanto al guanciale. Nello studio, isolato acusticamente, non c'erano rumori, per cui era possibile rimanere nel silenzio più assoluto, nel chiarore mattutino, soltanto il fiore ed io.

Mi venne da pensare che fosse un regalo mandato dal mondo delle anime, una mattina d'inizio primavera, alla fine di una devozione che durava fin dall'estate precedente; il dono consisteva in questo fresco narciso, come se l'energia invisibile dei fiori fosse stata congelata e avesse preso forma di quell'esemplare così bianco e netto!

Per un po' di tempo ero stato dimenticato dalla felicità esaltante, ma la mia lunga dedizione non era stata inutile. Raccolsi lo stelo protetto dalle foglie rigide e lo avvicinai agli occhi per fissare il fiore aperto.

La corolla aveva una forma regolare e senza alcuna macchia; ognuno dei petali odorava come se fosse appena sbocciato e aveva una linea chiaramente disegnata, appena ondulata, che indicava che i petali erano stati fino a poco prima piegati stretti nel bocciolo, fin quando si erano aperti illuminati dal sole: insomma, una struttura perfetta.

Continuai senza stancarmi a osservare il fiore e di pari passo penetravo sempre più nel mio cuore; quella forma essenziale e dal contorno netto faceva vibrare il mio animo come se fosse stato uno strumento a corde.

Presto sopraggiunse la sensazione di aver tradito me stesso. Avevo finalmente ricevuto un dono dal mondo spirituale? Ma quello che proveniva dalla spiritualità, poteva mai apparirmi davanti agli occhi con una forma così completa e riconoscibile? Se tutti i fenomeni che appartengono al nulla possono essere percepiti in più modi, non compaiono forse nel mondo in movimento, senza fare affidamento su una forma specifica? Di sicuro vedevo un narciso, ne ero certo, e sentivo che sia io che guardavo, sia il fiore che veniva osservato, appartenevamo allo stesso solido mondo. Quindi esso poteva rappresentare un aspetto della realtà? Non era forse sicuro che fosse un fiore vero?

Mentre facevo queste riflessioni fui colto a un tratto da uno stato di malessere indescrivibile e fui tentato di gettare il fiore sul letto. Ebbi l'impressione all'improvviso che quel fiore fosse vivo. Ebbi l'impressione d'un tratto che il narciso fosse vivo.

 

© Paolo Melandri (11. 9. 2018)


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Paolo Melandri, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia pe la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Paolo Melandri, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Georg Christoph Lichtenberg (Pubblicato il 17/10/2019 12:03:18 - visite: 28) »

:: Il promontorio del tempo (Pubblicato il 13/10/2019 21:46:58 - visite: 27) »

:: Su mio figlio (Pubblicato il 13/10/2019 11:59:24 - visite: 29) »

:: Confessione di un accalappiacani (Pubblicato il 12/10/2019 22:46:33 - visite: 28) »

:: Il grande evento 3 (Pubblicato il 09/10/2019 23:55:23 - visite: 33) »

:: Uomo che ride (Pubblicato il 09/10/2019 21:01:27 - visite: 37) »

:: Il sacrificio (Pubblicato il 06/10/2019 12:51:27 - visite: 35) »

:: Primo disordine (Pubblicato il 06/10/2019 00:40:17 - visite: 28) »

:: Il cavaliere nero (Pubblicato il 29/09/2019 10:34:59 - visite: 35) »

:: La radura (Pubblicato il 26/09/2019 13:05:48 - visite: 24) »