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Una donna forte

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 20/09/2018 14:52:23

Quella sera i nervi tesi di Barbara cedettero.

S'infilò a letto: voleva addormentarsi senza aspettarlo. Tuttavia, sempre più sveglia, non riuscì a trovare pace. Indossò la vestaglia da camera e accese la radio per ascoltare le trasmissioni notturne. Non poteva sopportare il profondo silenzio dell'appartamento in piena notte.

Non c'era più traccia neanche del piacere che invadeva la stanza quando viveva da sola, innamorata di Vincenzo. La sua ricca solitudine non esisteva più. Al suo posto, soltanto una sensazione di terribile vacuità, una lunga notte in cui anche le ombre degli angoli della casa sembravano in attesa, tremanti d'angoscia.

Non doveva andare così!”

Nel profondo del proprio cuore Barbara pronunciò parole che mai avrebbe voluto dire.

Le era sempre piaciuto dormire da sola nel suo grande letto, lo spazio superfluo le garantiva un buon sonno. Adesso, però, tutto quello spazio le impediva di dormire.

Vincenzo per abitudine dormiva nudo, con un semplice tessuto di cotone sull'addome. Mentre si girava nel letto, il suo corpo sfiorava quello di Barbara, e lei era vittima di quell'onda calda che irrompeva su di lei a intervalli regolari. Era bastato un mese perché si abituasse ad avere una presenza al suo fianco, ormai indispensabile a farla addormentare.

Ormai qualcosa aveva fatto il nido da qualche parte nella sua vita e nel suo spirito. Era qualcosa di più brutale dell'amore, qualcosa che non era facile esprimere e che aveva messo radici. Barbara doveva suo malgrado ammetterne l'evidenza.

No, non è possibile che io sia gelosa!” continuava a ripetere dentro di sé.

Essere gelosa avrebbe significato che una malattia si era impossessata di lei nel giro di un mese. Quindi no, non era gelosia.

E se fosse stato un dolore da provare prima o poi nella vita, a quanto pare non si era accontentato di annunciarsi a distanza e restare lì. No, era qualcosa di folle e di vicino a lei, ma cosa?

E se rinunciassimo alla convivenza, tornando ognuno a vivere per conto proprio?”

Per la prima volta il pensiero la attraversò. Tuttavia, non era possibile che due persone, dopo aver vissuto insieme, tornassero allo stadio precedente. Avrebbe significato la fine del loro amore.

Non era una sera particolarmente calda, eppure Barbara aprì il congelatore e iniziò a mangiare cubetti di ghiaccio. Avrebbe voluto infilare la testa lì dentro e tenercela un'oretta. Che sollievo sarebbe stato: staccare la testa dal collo e lasciarla al fresco come un'anguria!

La tristezza e l'angoscia divennero insopportabili. Aveva acceso tutte le luci della casa, in soggiorno, in sala da pranzo, in camera da letto. Stava camminando su e giù per le stanze illuminate quando sentì una presenza dietro di sé. Ma non era altro che la sua stessa immagine, riflessa nello specchio dell'armadio.

Si sedette su un tappeto.

Lo lascio! Lo lascio! Lo lascio!”

Lo ripeté centinaia di volte, pur sapendo che si trattava solo di un inutile mantra. Stupita di quanto fosse lunga la notte, tirò fuori il servizio da manicure e, sul pavimento, si fece le unghie delle mani e dei piedi, una a una, il più lentamente possibile. Lo smalto, sotto la forte luce elettrica, sembrava assurdamente vistoso con quel rosso scarlatto; si consolò immaginandosi come una donna vergognosamente dissoluta. In verità, dissoluto era il suo amante, lei era soltanto innamorata.

Alle otto del mattino, quando sentì la chiave girare delicatamente nella serratura, non poteva più credere che quello fosse il rumore tanto atteso.

Decise di accoglierlo con un'espressione fredda e ingenua.

Ah, sei già sveglia?” le chiese Vincenzo.

A vederlo nel chiarore del mattino, con i suoi occhi ammiccanti illuminati da ogni dove, Barbara, senza neanche rendersene conto, si gettò in lacrime tra le sue braccia.

Vincenzo la sollevò e la portò singhiozzante in camera da letto.

Sei una sciocca! Tu… Tu… Ti credi troppo forte e poi finisci per disperarti. Ecco cosa succede a fare i duri! Se proprio devi piangere, non sarebbe meglio se lo facessi a piccole dosi ogni volta che ne hai voglia? Non so cosa fare con te! Perché non riesci a vivere senza la tua ostinazione? Sei pazza!”

Dove hai dormito stanotte?”

La domanda di questa “pazza” era luminosa come un piccolo miracolo sgorgato dalle sue labbra altere. Era così stanca da non riuscire a stupirsi più di nulla.

Vedi? Se sei schietta e mi fai una domanda, io ti rispondo. Ieri sera sono uscito a bere con un amico e, alla fine, mi sono addormentato a casa sua. Potevo anche non fermarmi, ma volevo vederti piangere. Fra l'altro quest'amico si è appena sposato e vive con la sua donna in un appartamento minuscolo. È stato imbarazzante!”

Davvero?!” rispose Barbara quasi ridendo.

Senti, devo chiederti due favori.”

Dimmi.”

Il primo è promettermi che faremo un viaggio insieme.”

Certo, perché no?”

E l'altro…”

Sì?”

Avvicina un po' la guancia…”

Barbara lo colpì rumorosamente con il palmo della mano e poi, approfittando di quell'attimo di smarrimento, premette le sue labbra bagnate di lacrime contro quelle di lui.

 

© Paolo Melandri (20. 9. 2018)


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