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Mondi su mondi scorrono in eterno

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 23/06/2018 20:53:28

Mondi su mondi scorrono in eterno

da creazione a declino,

come su un fiume bolle che sfavillano,

scoppiano e via sono spinte.

Ma restano immortali quelli che,

avanti e indietro correndo fra il portale

d'oriente della nascita e il buio abisso della morte,

vestono il loro incessante volo

con l'effimera polvere e la luce

raccolta attorno ai loro carri mentre avanzano;

nuove forme possono ancora ordire,

nuovi dèi, nuove leggi ricevere,

fulgidi od opachi sono, come le vesti che al fine

avevano gettato sull'ignudo costato della morte.

 

Una potenza venne dal dio ignoto,

un vincitore prometeico;

calpestò come in trionfo

le spine di morte e di vergogna.

Una forma mortale era per lui

come il vapore fioco

che il pianeta d'oriente anima di luce;

peccato, inferno e schiavitù

vennero come domestici segugi,

miti, senza aggredire, finché il loro Signore prese il volo;

la luna di Maometto

sorse e tramonterà,

mentre innalzata come sull'immortale culmine del cielo

la croce guida generazioni avanti.

 

Ratte come forme fulgide del sonno

da uno che ha sognato il Paradiso

volano via, quando il meschino si risveglia al pianto,

e il giorno spunta col suo sguardo vuoto;

così rapide e flebili e leggiadre,

le potenze della terra e dell'aria

fuggiron dalla stella dell'ovile di Betlemme;

Apollo, Pan e Amore,

lo stesso Giove olimpio

indeboliti, ché la verità assassina era rifulsa su di loro;

i nostri colli e i mari e le correnti

dei loro sogni spopolati,

le loro acque volte in sangue e la rugiada in lacrime,

piansero l'età dell'oro.

 

Nota. Le popolari nozioni di cristianesimo sono rappresentate in questa poesia come vere in relazione al culto che sostituirono, e che con tutta probabilità sostituiranno, senza considerarne i meriti in una relazione più universale. La prima strofe contrasta l'immortalità degli esseri viventi e pensanti che abitano i pianeti e, per usare un'espressione comune e inadeguata, si rivestono di materia, con la transitorietà delle più nobili manifestazioni del mondo fisico.

I versi conclusivi indicano un progressivo stato di più o meno esaltata esistenza, secondo i gradi di perfezione che ogni distinta intelligenza può aver raggiunto. Non si supponga che voglia dogmatizzare su un soggetto, del quale tutti gli uomini sono parimenti ignoranti, o che pensi che il nodo gordiano delle origini del male possa essere sciolto da quella o da una simile asserzione. L'ipotesi ricevuta che un essere somigliante all'uomo negli attributi morali della sua natura, avendoci chiamato dalla non-esistenza, e dopo averci inflitto la sofferenza dell'aver commesso un errore, debba aggiungere quella del castigo e delle privazioni che vi conseguono, continua ad essere inspiegabile e incredibile. Che ci sia una vera soluzione all'enigma, e che nel nostro stato attuale quella soluzione non possa esser da noi raggiunta, sono proposizioni che possono esser considerate ugualmente certe; nel frattempo, essendo compito del poeta di aderire a quelle idee che esaltano e nobilitano l'umanità, gli sia concesso d'aver congetturato la condizione di quel futuro verso il quale siamo tutti spinti da una sete inestinguibile di immortalità. Finché non si potranno produrre argomenti migliori dei sofismi che screditano la causa, il desiderio stesso deve restare la più forte e unica presunzione che l'eternità è il retaggio di ogni essere pensante.

 

© Paolo Melandri (23. 6. 2018)


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