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Canto Dei Goti

di Domenico De Ferraro
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Pubblicato il 11/11/2018 19:50:10

CANTO DEI GOTI



In versi ombrosi andai con passo lesto con musici dilemmi . Il sogno mi condusse in memore esperienza eletta a grande impresa per strade tortuose per valli in fiore ove mesto il pensiero geme nella passione verace di ricordi sotto olmi e lunghi i vialoni adombri ai lati di platani morenti. Di molte vite esule nel bel canto scipio che risorge desto nellanimo che mi ravviva nel rammentare i miei anni nella sorte certa che mi condusse per codesti luoghi remoti.

Vedrai tu giovane le belle sponde dei fiumi , i marmi dei tuoi avi le belle donne adunche sulle panche con chierici segreti di come la vita nasce in scempi ed in clamori damori che sono antichi pi antichi dei tuoi sogni e nel bel canto in cori dalleluia nellaria si consola . Capirai cosa la morte casta di militi ignoti di mille creature nate dalla corteccia celebrare di un albero secolare pendulo sul colle del dolore.

E guarderai negli occhi quel tuo amore solingo con lei rimarrai in disparte a pensare allincerto futuro tra gran balli ed epodi i tuoi nipoti illustri il vago poi chiarore traluce nellalba della tua libert. Si rimarrai solo, con tutti i tuoi anni con la morte di un era che spinge nel decantare desta tu sarai e ti spoglierai dei tuoi vizi delle tue virt fallaci.

Quando lamore verr , sarai solitaria o mesta ancella nel gran casino incerto nel tuo silenzio ozioso nella bellezza di un atto che spinge a credere che rugge come un leone affamato . Amore ti consola ti spreme le meningi le chiose ed i ventagli , le belle mutandine d pizzo e di merletti dai colori opachi , chiari nella veglia . Incerte liriche fanno emigrare di volta in volta verso lAmerica e lontane indie . E ritornai a casa stanco in preda a mille dubbi ed ero figlio tuo di gran cagione si immemore mi calai i calzoni poi portati la mano ed quel gran calore la mesta sorte mi avviluppo nellincanto dei sensi. Ora son morto e canto le mia gesta per valli e monti in piedi pronto ancora a morire per rime taccio e faccio gran bisogno di sentire te mia vergine immortale , mia donna, mia amante , mia regina di cuori.


II

Cosi per giorni lieti spinto dal vento andai esule nel pensiero rincorrendo la fallace immagine di un tempo perduto lasso nel mio silenzio senza capire cosa mi stesse succedendo . Solo nella speme solo nel senso insito di una frase che tramuta in se ogni cosa in un lirico delirio di molti versi scritti in fretta con passione e diletto con amore casto fuggito nella forma del gotico nella bugia , nella ragione mortale m accompagna per giungere ove il pensiero annega nellimmagine empia e maldestra.

Ti recherai oltre questo paese ed oltre i monti sar solo con le tue paure e generando, gemendo , mitigherai ed incontrerai lignominia emula anima oltrepassando lardire lungi nel verbo partorirai limmagine di te vecchio e stanco ed in preda a mille incubi alla sorte scevra di furori . Lo scrivere ti ha condotto nellimpensabile sodalizio. E percorro le strade del paese dimenticato nella sua memoria con le sue antiche chiese , senza chiedere chi sono , come e quando la luna cadde nel pozzo. E mi faccio carico di quel tempo mi insinuo nel suono mesto in vesti sacre e profane fuggo dallumore popolare.


La bellezza non ha prezzo , esclude lo sguardo alla morte nei pensieri esuli nel loro suono nel loro discendere il bene dal male e son timido forse senza capire la morte mi sembra cosi vicina. In noi riflettiamo sulla caducit delle rime , sulla riluttante esperienza di un organismo che ci costringe a ragionare, secondo canoni e forme che non hanno misura delle cose create . Ed un diletto o delitto poter ammirare lo scorrere per rime del tempo che ci ha condotti verso questa morte in questa civilt contadina. Ed amerai i tuoi simili li adorerai ne copierai le gesta e sarai come loro artefice del genio insito nella forma organica che avanza , mimetizza ed esulta al canto. Sarai fermo sopra un banco di prove, sopra un cumulo di rifiuti alla ricerca di ci che siamo stati, saremo la a combattere i mostri della ragione metafisica.

Lontano dal coro di voci , per mesti sentieri tra i campi incolti ove Cerere desnuda nellimpressioni dellanimo lassa nella sorte lesta abbraccia il creato ed implora vendetta. Dea nei verdi anni suoi , nella magia scemando e domandosi se tutto pu essere in vero una forma amata un fuggire che conduce oltre ogni credere a quella divina sua bellezza . E mitica appare nel chiarore di secoli oltre ogni concezione nella funzione e nel discernere la bellezza casta nella sua sorte di donna , dona con ardore languide carezze in giorni lieti per passi incerti tra esuli solitari confini.




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