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Primavera, indomabile danza


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Pubblicato il 06/05/2019 12:00:00

 

Religione

 

Tengo sul palmo della mano questo

filo d'erba, tanto

in apparenza inerme

quanto imperioso, possente è il volere

che dalla terra gli ordinò

di alzarsi, che mi sembra

di stare al cospetto di un re;

e guardo ai semplici nidi tra i rami

con la reverenza che avrei

per le più orgogliose cattedrali.

 

E più di tutti i saggi

sa parlarmi di Dio

l'odore della terra quando piove,

il vento che come un bambino

fa festa e canta sul prato più magro

o in dorso galoppa alle valli,

il docile ronzio

di un insetto che agita

appena le sue ali:

lo sfioro e un riso vago

di sole tra le ombre di un pino

già lo ha rapito, non saprò mai dove.

 

*

 

Gli imperi degli uomini non durano

che un giorno, a confronto

col mandorlo che si riveste

di gemme ogni marzo sui rami,

e prima di bibbie e piramidi

nel bosco già il tordo

regnava, e la fiamma pura

dell'alba indorava le creste.

 

Cadranno altari e mura

eretti sulla terra, non si estingue

invece la fiamma che genera

le maree, brucia nelle vene

del vento e nelle tue, e un solo poema

compongono l'onda che scrive

con miriadi di lingue

rune sopra le rive,

la scia della cometa,

la goccia di pioggia che trema

sull'orlo di un petalo.

 

*

 

Più dolce, più solenne

l'alleluia dei passeri

di quello di tutte le chiese,

le nuvole issate

sotto la cupola del cielo

i soli altari a cui mi inchini,

la pioggia che bacia il mio volto

mi scrive sulla pelle

un salmo che nessun libro ha mai alzato,

e la traversata che compie

su un tronco la coccinella

ripete il viaggio

che scrive ogni stella.

 

La mia è la fede nell'erba che spunta

nei campi e in ogni crepa dell'asfalto,

non ho altro dio che l'alito che fa

aprire i fiori e cavalcare le onde,

credo solo in quest'umile, non scritta

religione del polline e del vento.

 

 

******

 

La primavera − un impero che avanza,

magnolie e gelsomini i suoi avamposti.

Il mandorlo in fiore somiglia

a una ragazza al primo appuntamento,

agghindata impaziente per la festa,

o a una sposa e di piume

di cigni il suo abito è bianco.

Svetta dai cornicioni,

dalle crepe dei muri, a fiotti, erompe

straripa l'erba, sanguina

dalle ferite dell'asfalto e inonda

le vie, come il fiume del sole

dagli argini del cielo.

Un'arpa d'oro è nell'aria

sospesa, invisibile, e il vento

il suo mai domo suonatore folle.

 

Tenere e rosa l'albero di Giuda

come labbra di vergini ha le foglie;

presto cadrà scirocco,

le macchierà di sangue.

 

 

 

[ da Primavera, indomabile danza, Guglielmo Aprile, Oèdipus ]

 

 


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