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Tragedia di Divin Commedia

di Silvia Gilardoni
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Pubblicato il 26/11/2019 21:43:28

Sul germogliar di giovinezza in erbe
mi ritrovai in una nebbia fitta e scura
Qual la ragion di via era ostruita
Ahi quanto a dir cosa dura
passar pei quei sentire senza ununit di misura!
Di cieco passo seguiva landatura fragile e tremula
con la quale armeggiavo

ombre tattile pareva quasi pi vicine dopo un breve richiamo.
Un novo ticchettio scandiva il battito che rompeva il vuoto dogni silente pianto
dal quel echeggiava a mo di rantol
chins rincara ogni paura e
da manforte prem frenando orsi ogni censura.
Al cader dogni barrir umana il sentire mapprese
come un animali branca la preda
e di quel che poi rimane niente fa pi resa.

N il fato n il destin
di piet sarreser nel veder cotanta ingiusta sorte
e nel non proclamar manforte
In beffa a tal io mi muovevo.

E la parvenza di scontar tutti i mali
ragion di grazia a me non rincorre
per chi vuol volar senzali,
in un miserabil cammin incorre.
In te non vidi misericordia
e non ti piegasti ad
asciugar codeste lagrime innocenti
pan della memoria
chio nascosi coi sorrisi vacui e latenti.
Intra i mortali non leggo il buono
n per chi professa nel decantato di di festa
n pel altri chi di carit non conoscon lusanza.

Da quella region non pi si torna
Ne fatal compianti ne preghiere
Servon.



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