Pubblicato il 09/01/2017 12:39:57
Da Erodoto a Hegel, passando per Protagora, Platone, Locke, Machiavelli e tanti altri, la domanda di senso di fronte alla democrazia sovente stata tenuta in considerazione e di non poco conto; tuttavia linquietante fantasma della guerra, presente in ogni epoca, sembra sorprenderci al suo avvento dinanzi a tale fenomeno, dando origine a una misteriosa contrapposizione fra democrazia e guerra stessa: perch? la democrazia, nel significato moderno in cui la intendiamo oggi, assume un incredibile valore, quasi utopico, nelle definizioni di due filosofi contemporanei quali Norberto Bobbio e Karl Raimund Popper: il primo focalizza nel demos, che compone la democrazia, non una massa, bens una maggioranza, quindi un potere decisionale parziale e non globale, con conseguenza di dissidi interni che sorgono spontanei e quindi sottolineando una notevole differenza fra decisore soggetto e decisore passivo che subisce la decisione; il secondo ritiene che la democrazia sia una forma di governo sbagliata nel momento in cui si limiti ad essere un governo della maggioranza (dato che questultima pu governare in maniera tirannica), precisando che domandarsi Chi debba esercitare il potere dello stato molto meno importante rispetto a domande sul Come e sul Quanto il potere dello Stato debba essere esercitato. Bisogna uscire dalla stoppa e capire che uno spin doctor moderno non serve pi a nulla: un bilancio positivo della democrazia moderna pare impossibile; sempre pi spesso viene definito democratico uno Stato che poi nei fatti non lo per nulla, qui Bobbio pone come soluzione lisegonia socratica, espressa con la fusione fra eguaglianza di nascita ed eguaglianza legale, tuttavia, questa via appare difficile nel momento in cui, gi nel mondo greco antico, la via democratica impostata su questa base trova appoggio solo nella politica di Pericle, restando pressoch ignorata in altre tappe storiche. Bobbio applica la soluzione socratica ai giorni nostri, comprendendo che leguaglianza naturale, da contestualizzare nellambito politico moderno, oggi si trova nei sentimenti di fratellanza di ispirazione cristiana e nei diritti giusnaturalisti che animarono la rivoluzione francese; tuttavia nella sua attuazione, tale fusione si rivela un fallimento e il filosofo stesso approda a unidea di illuminismo moderno necessario, per raggiungere nuovamente un equilibrio e uscire dall end phase della democrazia, una fase nuova di questultima, che tenga conto dei difetti e dei limiti di s stessa ma che trascenda da questa e approdi a unidea universale di evoluzione di tale concetto politico. In sostanza per Bobbio la democrazia non soltanto una forma politica che incontra ostacoli interni ed esterni a s stessa, bens una forma politica che incontra come ostacolo s stessa e che deve cercare un rinnovarsi costante: nel momento in cui ci non avviene, la conseguenza sar logicamente uneterna aporia interna del concetto di democrazia e al contempo un vantaggio per gli interessi dei governanti e di una ristretta cerchia di uomini che approfitteranno di tali dissidi per scopi personali. Popper invece, dopo la critica allo storicismo, individua, nellantitesi fra il sistema di societ chiusa e quello di societ aperta, lorigine del contrasto fra democrazia e totalitarismo; la societ chiusa organizzata su norme rigide e soffocanti di comportamento, quella aperta, invece, sulla salvaguardia dei diritti naturali dei suoi componenti tramite istituzioni democratiche che si possano autocorreggere (come le elezioni). Secondo Popper la societ chiusa trova la massima espressione nelle ideologie di Marx (con il collettivismo totalitario) ed Hegel (in una sorta di statalismo antidemocratico), accompagnandosi a posizioni politiche foriere di atroci dolori per lumanit, con linevitabile sfogo nella guerra per il sovvertimento di questultime. Il concetto di democrazia vuoto, dice Popper, se non integrato con la possibilit, da parte dei governati, di controllare i governanti: bisogna costituire delle istituzioni politiche in modo da evitare che governanti dispotici o incapaci facciano eccessivo danno; per questo necessario stabilire una possente linea di demarcazione fra democrazia e dittatura, dove il cambiamento sia pacifico, dove la guerra sia assente nel momento in cui la minoranza vuole uscire da una sorta di spirale del silenzio, se cos non fosse infatti si accederebbe a un governo tirannico. La democrazia, per Popper, offre un preziosissimo campo di battaglia per riforme ragionevoli, dato che permette lattuazione di riforme senza violenza; per questo bisogna preservarla da pericoli ed evitare di estendere la protezione delle minoranze a coloro i quali violano la legge o che incitano al rovesciamento violento della suddetta: bisogna farlo perch se la democrazia viene distrutta allora tutti i diritti sono andati perduti! Quello di cui la nostra societ moderna necessita non sono uomini nuovi, bens una maggiore coscienza di s, dei propri limiti e quindi di un maggiore autocontrollo, come ci viene suggerito da Popper; la presunzione, spesso derivata da un atteggiamento conservatore, che la maggioranza abbia sempre ragione, porta inevitabilmente al conflitto con quella minoranza latitante che invece costretta a subire la decisione: manca dunque un accordo vero fra le parti e ci si rende conto che unideologia non basta pi, la realt in mutevole fieri, mentre concezioni e idee, per quanto possano essere moderne, rappresentano staticit e contrasto alle necessit, sempre diverse nella storia, delluomo. Con un pretesto si fa guerra per la democrazia, un leit motiv di questi anni, tentando di portare, in luoghi dove la tirannia ha preso il sopravvento, luce senza fonti di questultima, missione da sempre fallimentare dato che la concezione stessa di democrazia, nella storia, si rivelata una sconfitta: solo allora la guerra appare come lunico mezzo possibile per uscire dall end phase e portare chiarimento, lo strazio delle genti e il dominio psicologico, diretto a far comprendere chi sia nel giusto o chi in errore, prende il sopravvento a scapito della coscienza della realt, inneggiando alla morte come fosse la panacea per la democrazia; purtroppo per i bilanci ci mostrano, solo alla fine, come la guerra poco di buono porti, e come luomo esca comunque sconfitto dalluso della violenza come sfogo di un mancato compimento delleguaglianza sperata. Qui appare pi che attuale lopinione di Popper, di costruire uno Stato cosciente di s stesso, della umana possibilit che uomini posti come governanti, in quanto uomini, possano sbagliare: la soluzione vera allora qual ? A parer mio, il fantasma della guerra, come lElena di euripidiana memoria, un timore da sconfiggere, lunico mezzo possibile non certo la guerra, animata dalla disperazione pi assoluta delluomo, quanto la consapevolezza che la democrazia si fondi sulluomo, sia costituita dalluomo e quindi debba tenere conto di questultimo necessariamente, nella sua totalit e non parzialmente; i mezzi su cui puntare per fondare uno stato che rispetti interamente luomo, sono certamente le istituzioni democratiche autoregolate di cui parla Popper: elezioni, cultura, informazione, e tutte quelle modalit attraverso cui luomo prende coscienza e atto della realt circostante, da fruire alluomo in maniera genuina e non interessata, pura e non schierata, affinch luomo non venga condizionato ma sia costretto a stare dinanzi a una realt che cambia costantemente, da uomo, coi propri pregi e i propri difetti.
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