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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Metà di me - un libro di Laura Feri

Argomento: Libri

Articolo di Giorgio Mancinelli (Biografia)

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Pubblicato il 08/10/2017 18:48:50

‘Metà di me’ un libro di Laura Feri – Mauro Pagliai Editore 2015

Che scrivere non sia solo un ‘esercizio di stile’ lo abbiamo appurato da tempo, ma è grazie all’apporto di molti giovani autori se oggi l’argomentazione tematica, soprattutto nel romanzo, affronta tematiche ritenute, in certo qual modo, inibitorie. Come ad esempio accade in questo ‘Metà di me’ in cui l’autrice si spinge in ‘esercizi di normalità’ a voler dare un senso a ciò che, forse, senso non ha, andando alla ricerca di quel qualcosa in più, per cui affermare che vale sempre la pena di vivere questa nostra vita, nel bene e nel male che pure ci riserva …

“..Come un fiume in piena lo sconforto mi travolge, rompendo di colpo una diga che fino ad ora ha miracolosamente retto, una diga fabbricata con una miscela di ottimismo e speranzosa incoscienza.”

Anche quando …

'..Le lacrime scendono copiose dai miei occhi grandi rigando il mio volto di pulcino ed il pianto annega il mio cuore malandato. Solo quando i singhiozzi hanno esaurito tutte le mie forze, mi addormento piombando in un sonno che non è mio.'

Soprattutto quando …

..la recuperata coscienza di noi stessi si libra sopra di noi per avvertirci che il peggio è passato, che quanto accaduto non era poi insormontabile se riusciamo a parlarne, a ponderare le nostre capacità liberatorie, delle quali non eravamo neppure a conoscenza.
È allora, ed ogni momento potrebbe essere quello giusto o forse dovrei dire quello più prossimo, che prendere coscienza della nostra sofferenza, ha la stessa valenza dell’afflizione che gli altri riservano per noi.
Se noi siamo la causa della loro afflizione non dovremmo poi biasimarli di restituirci ciò che abbiamo dispensato a loro. Un fatto questo di semplice condivisione psicologica cui ci rivolgiamo per attenuare gli effetti della sofferenza che ci colpisce e che, in certi casi, ha permesso e ci permette di affrontare il calvario che ci spetta, e che purtroppo non vedrà esclusi nessuno di coloro che per un investimento di benevolenza, ci ruotano quotidianamente attorno. Ai quali dovremmo, se ne siamo in grado, chiedere scusa per l’apprensione e, in qualche caso, per l’offesa che arrechiamo loro.

Ciò, per quanto l’esistenza a volte ci pesa a causa della nostra sofferenza fisica e psicologica, è nostro dovere primario curare il nostro male, per il fatto che, seppure in parte, sconvolge l’esistenza degli altri. È un fatto che la società contemporanea esige da noi un’affermazione permanente, la continua reinvenzione della vita, che ci permette di approdare in quel misterioso territorio dove lo scorrere inesorabile del tempo, pur nella sua apparente immobilità, lascia intravedere una possibile via di fuga, colà dove le cose viste per l’ultima volta, possono essere sorprendenti come la prima.

È quanto accade a Rebecca l’intrepida protagonista 'di questo romanzo diretto e introspettivo che senza cadere nella retorica e nei facili sentimentalismi, ci svela come il coraggio presente nel cuore di ognuno di noi, ci permetta di affrontare ostacoli che sembrano insormontabili'(*); per quanto, benché nel pieno della loro drammaticità lo siano davvero, pur aprono porte alla speranza: una, o forse la sola, soglia di sbarramento allo scoramento, all’abbandono definitivo a quella solitudine che dobbiamo in ogni modo contrastare, per noi e per gli altri.

Inevitabilmente quando …

..subentra la tentazione di lasciare la presa, di assentarsi da sé divenendo irraggiungibili, scegliendo di vivere nelle terre estreme, dove erroneamente pensiamo che chiudersi nel silenzio sia la sola condizione possibile per continuare a vivere. Non è così che funziona, ci dice Rebecca, protagonista assoluta di questo romanzo scritto sulla pelle, nell’inaugurare una nuova stagione della vita, nel misurare un nuovo rapporto con sé, con gli altri e col mondo, allorché in fine arrivano i (dovuti) rigraziamenti …

Noi, '..non siamo qui per noi, siamo qui per i nostri amici e i nostri parenti, per ringraziarli, per stare in loro compagnia, per festeggiare tutti insieme.'

Non in ultimo quando …

..per un ulteriore ‘esercizio di normalità’, afferma di volere 'che i sorrisi di chi ci circonda lascino tracce indelebili nella nostra vita, che mantengano i loro effetti positivi nel tempo, una scia di benevolenza a cui potremo attaccarci nei momenti più complicati. So che continueremo a trovare sul nostro cammino molte difficoltà, magari anche impreviste, ma noi le affronteremo insieme (questo è certo!) sempre e per sempre uniti nel nostro amore imperfettamente perfetto.'

Complimenti quindi all’autrice di questo libro che segna il suo esordio letterario-narrativo, per la freschezza del suo linguaggio e l’attualità di una storia che, seppur dietro i risvolti amari di un’esistenza spezzata, apre un vocabolario nuovo di futura speranza, con gli auguri di un meritato successo.

Nota d’autore.

Recensire questo libro, con il suo linguaggio scorrevole e veloce, improntato sulla realtà esistenzenziale di una disabile, mi ha permesso di prendere consapevolezza della capacità umana di non perdersi d’animo e di saper reagire anche di fronte all’inesorabile tragedia di una vita, di “..sdrammatizzare il dramma e salvarsi con l’amore. (…) Sono speciali tutti coloro che non si arrendono, coloro che di fronte a difficoltà fisiche, delusioni sociali, fallimenti professionali, reagiscono con un sorriso.”, ammetto che mi ha fatto bene.
Sebbene qualcuno sembra averlo dimenticato, per Mauro Pagliai, Editore di questo prezioso libro identitario di una scelta: ‘Ci sono ancora dei valori che sono validi per tutti, e c’è ancora una morale da difendere. Abbiamo ancora un’etica che può distinguere il giusto dall’ingiusto ed esistono saldi e assoluti punti di riferimento’, che sono imprescindibili da problematiche che recano in sé dolore, insoddisfazione, pena, incomprensione, ingiustizie ataviche che vanno combattute su tutti i fronti della comunità umana e, singolarmente, nella pretestuosa compagine dei ‘non tocca a me occuparmene’, o dei ‘non mi riguarda’.
Grazie quindi a Mauro Pagliai per la costanza nel portare avanti ‘tematiche’ ritenute appunto ‘inibitorie’ del comune senso sociale con la creazione della collana ‘Le ragioni dell’Occidente’ con la quale, attraverso scritti polemici, romanzi, saggi e conversazioni, si offre di affrontare le problematiche che stanno incendiando il mondo moderno.

contatti: info@polistampa.com


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