Pubblicato il 28/10/2010 21:48:08
Non importa che non ti abbia, non importa che non ti veda. Prima ti abbracciavo, prima ti guardavo, ti cercavo tutta, ti desideravo intera. Oggi non chiedo pi n alle mani, n agli occhi, le ultime prove. Di starmi accanto ti chiedevo prima, s, vicino a me, s, s, per l fuori. E mi accontentavo di sentire che le tue mani mi davano le tue mani, che ai miei occhi assicuravano presenza. Quello che ti chiedo adesso di pi, molto di pi, che bacio o sguardo: che tu stia pi vicina a me, dentro. Come il vento invisibile, pur dando la sua vita alla candela. Come la luce quieta, fissa, immobile, fungendo da centro che non vacilla mai al tremulo corpo di fiamma che trema. Come la stella, presente e sicura, senza voce e senza tatto, nel cuore aperto, sereno, del lago. Quello che ti chiedo solo che tu sia anima della mia anima, sangue del mio sangue dentro le vene. Che tu stia in me come il cuore mio che mai vedr, toccher e i cui battiti non si stancano mai di darmi la mia vita fino a quando morir. Come lo scheletro, il segreto profondo del mio essere, che solo mi vedr la terra, per che in vita quello che si incarica di sostenere il mio peso, di carne e di sogno, di gioia e di dolore misteriosamente senza che ci siano occhi che mai lo vedano. Quello che ti chiedo che la corporea passeggera assenza, non sia per noi dimenticanza, n fuga, n mancanza: ma che sia per me possessione totale dell'anima lontana, eterna presenza.
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