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Primordiale Ombra D’Amore

di LauraLapietra
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Pubblicato il 22/10/2026 19:58:17

 

 

Sfioro la pallida luce  

dietro le mie ciglia socchiuse,  

e un candido, silenzioso sorriso  

ti consacra innocente d’incanto,  

mentre il tuo tremulo alito,  

tiepido incenso d’aurora,  

sfiora le vestigia  

di antichi spartiti di firmamenti,  

là dove il mio cielo custodisce  

le sue più segrete  

e insonni, sconfinate costellazioni  

nella pulsante salmodia  

delle parentesi del cuore.  

I tuoi baci rivestono di porpora  

la mia pelle infante alla luna,  

tracciando con famelico slancio  

la mappa serica del desiderio,  

ideogrammi ardenti,  

sigilli d’ambra e di saggia magenta  

che il fuoco dell’anima  

decifra con labbra voraci.  

Sono colate di lava,  

fenditure scarlatte  

nel grembo della notte,  

sentieri di paradiso senza sbarre,  

ove persino il peccato  

si spoglia del suo tabarro  

e impara a evocarsi libertà.  

Noi, sciarpe di turbinii d’amore,  

damaschi intessuti  

d’ineffabile vertigine,  

avvolgiamo le nostre mani,  

stanche di prodigi,  

dissetate alla fonte del delirio  

che spiega in preghiera  

alle ciglia della primavera  

rossi tulipani sulla sabbia  

che non perdona,  

mentre i sospiri,  

vergati con inchiostro di rugiada,  

sigillano il loro laccio senza nodo  

in broccati di stelle pellegrine,  

tra lenzuola scritte di malizia  

dove la seta mormora passione  

in salmi d’acqua in cui inabissarsi.  

E la notte, ebbra di noi,  

suona liuti di cristallo  

al cospetto della terra  

che taciturna sostiene  

le nostre nude perle di sudore.  

Socchiudi gli occhi,  

tremando di meraviglia,  

e il mio sguardo  

varca la soglia  

del tuo sacrario più dolce,  

là dove l’amore erige  

il suo altare con ceri di miele  

e cattedrali di batticuori.  

Sulla tua pelle,  

abbandonata al tepore  

di una coltre ambrata,  

incidi il mio sapore  

mentre fiocchi d’argento,  

rubati agli angeli,  

si sciolgono in rugiade di nettare  

sul confine segreto  

dei nostri sogni.  

Oh, l’amore è il più sublime dei delitti,  

un’eresia che profana  

le leggi del tempo,  

un furto compiuto  

ai danni dell’eterno,  

che seduce chi osa attingere  

alla sua essenza disarmata,  

alla sua nudità senza veli,  

per aspergerla sui lembi  

consunti dei secoli  

e far germogliare rose  

là dove la memoria  

aveva sepolto le spine.  

E in questo sacrilego prodigio,  

ove il fato si smarrisce  

fra le proprie sentenze,  

i nostri rizomi si fondono,  

si cercano nel buio  

con dita sotterranee,  

si avviluppano in nodi  

di luce fossile,  

finché ogni radice  

diviene respiro  

e ogni respiro si fa ignoto.  

Perché l’amore  

non conosce orizzonti,  

è un giardino occulto  

sotto la pelle del mondo,  

un’arca di fuoco  

custodita nell’invisibile,  

dove l’anatomia dell’infinito,  

con compasso d’oro  

e calamo di cometa,  

incide sulle tavole  

enigmi d’eternità,  

le trame irripetibili  

del nostro intrecciato destino.  

E se un giorno,  

per l’accusa dell’errore,  

il bagliore del nostro eco d’amore  

si spegnesse al fiato del fato,  

smarrendo il nostro nome,  

separandoci come dardo e cerbottana  

quando il silenzio inghiottisce  

l’ultimo lamento  

all’egoismo del vento,  

io saprei ancora riconoscerti  

nel palpito remoto  

di una radice che non mente,  

nel sangue segreto della terra,  

nel grembo insondabile  

dell’ombra primordiale.  

Poiché tu sei  

la mia eternità in gemme vergini,  

l’esse che attraversa i secoli,  

la linfa che redime ogni caducità,  

il prodigio che nessuna  

morte dissolve.  

E noi, amanti oltre ogni confine,  

continueremo a fiorire nell’invisibile,  

là dove persino un dio, tacendo,  

si meraviglia dell’amore  

che abbiamo osato  

chiamare perpetuo.  

 

Laura Lapietra ©

 


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