Pubblicato il 10/05/2011 17:26:25
MANTRA DI MAGGIO
“E io sono il Re di maggio il quale è amore , attività in eloquenza e azione ,e io sono il re di maggio il quale ha capelli lunghi di Adamo e la barba del mio stesso corpo, e io sono il Re di maggio ,il quale è Kral majales nella lingua cecoslovacca ,e io sono il Re di maggio il quale è la vecchia poesia umana ,e 100.000 persone scelsero il mio nome. Allen Ginsberg
Quando il bene ebbe trascinato il dolore oltre ogni indifferenza l’albero del loto chiacchierino fiorì in silenzio in un crescendo di note e sospiri. Alcuni personaggi apparvero per strade silenziose danzanti insieme alle loro dame ridendo del poveretto di corsa contro il suo destino. Ci fu una gran danza a ritmo di chitarre e tammorre e altri strumenti parlanti che presero a cantare nella loro musicale lingua . I suoni si mischiarono nell’aria, alcuni giovani dai lunghi capelli soffiarono in lunghe canne ,apparvero così i mostri della ragione. Che spaventarono un po’ tutti i presenti, compreso l’Alberto che si trovava di lì a passare con la sua bicicletta. Ma ,quella confusione il signor del quarto piano di professione guardia giurata non la poteva sopportare , usci fuori al balcone gridando: smettetela ò scendo giù e faccio una strage. Una colomba che sorvolava l’aere puro precipitò a terra colpita al cuore con un filo d’erba chiuso nel becco. Alcuni giovani udito l’avvertimento raccolsero i loro indumenti e i loro strumenti musicali e senza voltarsi indietro andarono via. Presagi oscuri , piegano la sorte schiava della sua logica mentre passanti distratti in attesa osservano passare i loro giorni , la loro esistenza. Perché ridi chimera ? disse l’uomo vestito di nero passeggiando sotto la luna non vedi come ti morde le zampe , la tua coda di serpente . Ma ella non rispose e continuò a fumare la sua pipa di teschio sbuffando nell’aria nuvolette colorate che affumicarono l’ignaro viaggiatore. A nulla valse ogni pretesto ,il narrare gesta , il ripercorrere itinerari filosofici e musicali. Cavalcare draghi e cavalli alati narrati in leggende metropolitane. Nella popolosa città in festa passarono per strade soldati e spose , vecchi e bambini ,il vetusto campanile oscillava nel vento sotto il peso del tempo. In quel paese delle meraviglie risorgevano spiriti della gioia e delle fiabe, le filastrocche delle fate ,le avventure di pinocchio la rinascita della fantasia nella sua festa di primavera. Nobildonne con ventagli e lunghi abiti strascinanti lussurie e coiti accompagnate da loro virili amanti ,entusiasti e divertiti uscire dal retro del teatro dell’opera dei pupi. Lungo i tetri vicoli s’udiva l’eco d’un canto novo che divenne un urlo disumano al calare della sera fino a far giungere l’eco di quelle parole ai confini tra il bene e il male di questo mondo . Orrore che terrorizzò l’uomo , all’ombra d’una palma macchiata d’inchiostro ove si riposava solitario nell’aria calda d’ un metafisico pomeriggio rincorrente con la mente versi e conoscenze d’altri tempi. Perduta esistenza ,veggenza d’una voce profana nella breve stagione di nostra conoscenza si consumò l’omaggio al Re di maggio e del suo messaggio racchiuso in una bottiglia e gettata via in questo mare agitato ove naufraga la vita da a riva a riva.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Domenico De Ferraro, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|