Nicola Romano, autore di una lunga serie di raccolte poetiche, nasce a Palermo nel 1946, e tuttora vi risiede. In veste di giornalista pubblicista tratta argomenti culturali e sociali su diversi quotidiani e periodici. Il suo recente lavoro poetico, Gobba a levante (Pungitopo Editrice), rappresenta, rifacendoci alla definizione di Paolo Ruffilli che ne ha curato la Prefazione, la mitologia del quotidiano con le sue radicali contraddizioni. Vincitore di diversi premi e concorsi nazionali di poesia Rhegium Julii, Citt di Como, Giorgio La Pira, Silarus, Poesia in Aspromonte, Antera, Emilio Greco ha, inoltre, attraversato l'Irlanda, in compagnia dell'attrice Mariella Lo Giudice e dei poeti Maria Attanasio e Carmelo Zaffora, ospite di diversi incontri di poesia. I suoi versi hanno raggiunto un grande successo e parte di essi stata tradotta in lingua spagnola, irlandese e romena. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo.
Ne Il mio rione colpisce molto la bellissima quanto eloquente immagine che ci restituisci del tempo, un tempo che smemora stagioni, annerisce sulle case, e altrove si materializza come fatto di giorni che immemori cadono e veloci. Con il trascorrere delle epoche, la percezione che di esso si avuta ha subito una significativa accelerazione e una conseguente contrazione. Come giudichi quest'umanit impegnata nella sua folle corsa contro un tempo che sembra sfuggire a ogni tentativo di razionalizzazione?
Qui bisognerebbe addentrarsi su concetti filosofici coi quali non oso, e non posso, confrontarmi. Quando diciamo tempo pensiamo a quello convenzionale fatto di ore, di minuti, di anni, non sapendo di trovarci dentro un sistema che prescinde da un calcolo di tempo tradizionale. Io penso che quello che veramente conta il nostro tempo interiore, fatto dinnumerevoli scansioni dovute alle nostre aspirazioni e al nostro bagaglio emotivo e culturale. E risaputo che una vita non basta per poter realizzare tutto ci che si vorrebbe, ma se sapessimo convenientemente sfruttare a pieno il gran dono dellesistenza allora potremmo dire di aver passato bene il nostro tempo, perch a volte la pienezza pu concretizzarsi in unoccasione, in un progetto, in un percorso, in un ideale. Un viaggio, qualunque sia la destinazione, non solo questione di tempo, ma soprattutto il come e il perch si affronta tale viaggio. Dibattuti sempre tra passato e futuro che non sono governabili, quello su cui possiamo agire il tempo presente che purtroppo, per una serie di circostanze a noi ben note, sembra essere diventato anchesso ingovernabile.
Mentre noi facciamo discorsi raffinati e che ci arricchiscono dentro, parallelamente scorre una parte di mondo che non sfrutta a dovere il suo tempo oppure che fa del tempo unarma per prosperare economicamente, e pure in maniera spudorata ed arrogante. La concorrenza, la comunicazione mediatica, i last minute, il prendi ora e paghi fra sei mesi ormai sono operazioni che tendono a razionalizzare interessi di parte, ma che in definitiva concorrono a deformare ed a strozzare il tempo puro.
La comunicazione quel processo che indirizza l'agire sociale; attraverso l'apprendimento della parola l'uomo, inserito nel processo comunicativo, interagisce, a diversi livelli, nella e con la societ. Pi volte nelle tue liriche valuti, giudichi e analizzi il senso, il peso, pi in generale, il ruolo delle parole.
Generalmente, nelle conversazioni, Io sono di poche parole proprio perch assegno ad esse molta importanza, le ritengo un preciso veicolo per la diffusione del messaggio e penso, inoltre, che nella loro scelta esse debbano contenere la vera essenza di quel che si vuole comunicare sia a livello dinformazione che a livello letterario. Malgrado il pensiero sia cos complesso da non poterlo esprimere per iscritto con adeguata corrispondenza, nella scrittura le parole escono dallinconscio, quelle che vengono fuori non possono essere sostituite da altre, se arriva quella vuol dire che contiene la giusta tensione nonch i suoni e i segni di quel che si maturato dentro e che sintende trasferire. Io ho avuto il bene di ascoltare in privato le conversazioni del professore Giuseppe Cottone, morto in piena lucidit intellettuale allet di 104 anni, il quale era un cultore ed un ammiratore del logos, di quella parola che chiede attraverso il poeta di ottenere unesistenza nuova. In buona sostanza, si pu addirittura asserire che a volte, a prescindere dai contenuti, lintero paradigma di un testo, formato da un insieme di parole, pu essere materia stessa di quella poesia, come diceva il poeta americano Allen Ginsberg.
Io guardo con diffidenza coloro che scrivono fiumane di parole e che magari pubblicano ogni due anni; il problema non quello di scrivere poesie con belle parole ma di esprimere possibilmente poesia attraverso un processo che difficile da spiegare e che comunque non autorizza a fare altrimenti. E, visto largomento, assegno molta importanza anche alla parte tecnica del testo poetico, perch un testo si va ad offrire agli altri e cos come noi ci imbellettiamo prima di uscire da casa, anche una poesia deve essere resa gradevole dal punto di vista formale, senza eccessi comunque e senza mettere su una sartoria del verso.
Nella tua ultima silloge, Gobba a levante, vi sono diversi richiami alla memoria. Quanto forte per te il nesso esistente tra memoria e radici, in riferimento al singolo individuo, a una generazione o all'intera collettivit?
Io non sono per le raccolte a tema, ma riconosco che questultimo libro contiene una base memoriale dovuta anche al raggiungimento di un certo stadio della vita in cui le rivisitazioni arrivano in maniera spontanea e naturale. Potremmo dire che lesercizio della memoria rappresenta una vita sovrapposta a quella che praticamente si conduce, buona parte dei nostri giorni specialmente quelli della mia et - la passiamo nel giardino della memoria anche perch essa, oltre ad accompagnarci ed a rappresentare un ambiente di ripescaggio, ci fornisce anche delle opportune istruzioni necessarie ad affinare quello che potr essere il nostro futuro. E la memoria inevitabilmente affonda nel terreno su cui si sono sviluppate le proprie radici, intese come sviluppo complessivo della propria personalit. La memoria, e tutto quanto il resto dellessere sensibile, si pu dire che possiede una sua geografia connaturata allambiente fisico e culturale di ogni individuo, non disgiunta dagli accadimenti conseguenti alla condizione sociale ed allepoca in cui si vissuti. Il nesso pertanto molto stretto: lo specifico ricordo si fa memoria attraverso il filtro del modo di essere di ognuno, fino a diventare memoria.
Oggi, per, sento pi disgregata la memoria collettiva, ognuno sembra andare per strade diverse, e pi difficile sembra instaurare un vero dialogo o un confronto che sia.
Ti servi delle parole e le plasmi in modo da suggerire al lettore delle immagini suggestive che comunicano la sensazione di vivere nei tuoi versi e di fare, attraverso essi, esperienza delle contraddizioni del quotidiano. Sebbene oggetto della tua analisi poetica sia una dimensione esistenziale frenetica contenitore di stress, interruzioni, sottrazioni, ansie il linguaggio utilizzato per la sua descrizione , al contrario, pacato e riflessivo.
Nella sua sintesi il linguaggio risulta pacato dal momento che stato mediato ormai dallesperienza maturata negli anni. Agli inizi, quando la porta della poesia mi appariva invalicabile, molto robusta e quasi blindata, i miei versi risultavano pi impulsivi, pi taglienti (come fiamma ossidrica) e supportati da un linguaggio forse molto pi sperimentale ed invasivo, ma col tempo i contenuti e le forme si sono andati delineando con maggiore chiarezza, la porta apparsa pi leggera e per la qual cosa la chiave da usare ha avuto minori dentature. E questo stato riconosciuto anche da alcuni critici. Daltronde la parte difficile sta nel fare poesia con parole semplici, e in tal maniera ne guadagna pure la comunicazione che risulta pi im-mediata.
Non si possono trasferire paturnie, schizofrenie e malesseri esistenziali in maniera eccessivamente personalizzata o gridata, ma occorre fare in modo che unintuizione, appena descritta, possa diventare la pi universale possibile, cio fare in modo che gli altri si possano riconoscere.
Particolare attenzione riservi alle tematiche dell'assenza e dell'attesa. Che valore assegni ad esse e, soprattutto, pu quest'ultima, nella sua paziente realizzazione, colmare il vuoto generato dall'assenza?
Lassenza importante quanto la presenza, sono due modi diversi di vivere una condizione o una persona fisica. Vi pienezza anche nellassenza, dal momento che si mettono in moto dei meccanismi elaborativi tali da riempire leventuale vuoto sentimentale. Una presenza penso che dia spazio ad un senso esteriore, mentre lassenza muova gli ingranaggi di un senso interiore. Riguardo allattesa, penso che sin dagli inizi del mio versificare ho lasciato trapelare grossi spessori di attesa, allinterno della quale si ritrovano (e si devono ritrovare) pure segni di consapevole speranza. E in questultima raccolta il prefatore, il noto poeta Paolo Ruffilli, ha proprio evidenziato i tratti di una mitologia del quotidiano che si svuluppa nel segno delle felici sorti progressive di leopardiana memoria. E lattesa, in Leopardi, un classico.
Nel mondo occidentale viene data grande importanza alla parola parlata, di contro la cultura orientale dedica molta attenzione al silenzio. Viviamo una realt fatta di eccessi, tra i mali che affliggono le nostre societ vi anche un'esuberanza nell'utilizzo di parole non ponderate, responsabili dirette di notevoli incomprensioni. In Aspetter con ansia tu parli di dimenticare / il nome delle cose / [...] ricominciare dell'eden / con una nuova mietitura di parole e in Penitenza definisci le parole pellegrine dell'aria / acerbe e menzognere. Quanto importante recuperare la dimensione del silenzio, del "mettersi in ascolto"?
E proprio cos, oggi la parola risulta molto inflazionata, sembra avere perso il senso ed il proprio peso specifico e, come se non bastasse, inoltre viene stravolta e deturpata dalla pubblicit e dalla tecnologia informatica che ha contaminato con un abbondante lessico straniero. Per questi ed altri motivi oggi molto problematico porsi in ascolto o saper ascoltare il prossimo, perch innumerevoli sono gli attentati, gli equivoci e le distrazioni che la vita ci propina, ma bisogna comunque non perdere labitudine a ritrovarsi con se stessi e con gli altri. E una questione, ormai, di sopravvivenza.
Il silenzio sta nel prima e nel dopo, la migliore piattaforma da cui partire per iniziare ogni manifestazione umana, ma pure la stazione di arrivo, il luogo in cui si esaminano i comportamenti e loperato che stato posto in essere. Non ci pu essere azione senza un preventivo ed intimo silenzio e non ci pu essere un resoconto senza il supporto duna onesta disamina anchessa silente. E la parola, intesa come prodotto finale di uno stato contemplativo, ha il dovere di rivelare la dimensione di quel silenzio che lha generata, cos come la pausa che segue si deve sciogliere in una sorta di eco interiore, per verificare gli effetti della comunicazione inviata o ricevuta. Per non dire che anche un testo scritto contiene i silenzi dei passaggi da una parola allaltra, delle pause, dei puntini di sospensione, degli spazi bianchi delle pagine
Sappiamo che la prima cosa creata stata proprio la parola, attraverso quel fiat lux che ruppe i segreti del cosmo, e quindi vuol dire che prima di essa cera il nulla, le tenebre, il silenzio, e allora dovremmo recuperare tale stato primordiale per poi dare spazio alla bellezza che ne consegue.
I tuoi versi, con il loro incedere meditativo a volte quasi mistico, manifestano la dimensione della fede: che ruolo ha quest'ultima all'interno della tua poetica?
Penso che i percorsi che portano alla Fede in primo luogo, ed alla poesia in seconda istanza passino necessariamente attraverso una condizione di trascendenza, che si rivela indispensabile per tentare il raggiungimento di qualche possibile verit, anche se non assoluta, o per cercare i presupposti per unauspicabile evoluzione spirituale. E per raggiungere tali traguardi viene in aiuto il processo della meditazione. Se devo proprio dire, non vedo e non sento misticismo allinterno del mio fare poesia, ma il tema religioso che appare ogni tanto fa parte di una mia presa di coscienza del fatto che dentro la religione cristiana vi sono grossi insegnamenti di civilt umana. E siccome uno dei compiti della poesia deve essere quello dinseguire un certo impegno civile, ecco che molte ispirazioni possono giungere inconsciamente da una dimensione altra. Daltronde la poesia vuole ricomporre armonie, vuole assemblare elementi dispersi e vaganti, praticare una specie di rilegatura che evoca il relego latino.
Per non dire che poesia e religione si mutuano la stessa grazia della parola.
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