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Ad un sassofonista di strada

di Alessandro Vetuli
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Pubblicato il 23/06/2011 21:40:33

L’esistenza una volta

Era qualcosa che poteva essere raccontata

Dal sassofono del musicista nero in fondo alla strada ,

Soffio di labbra lacerate che gridano dolcemente nell’ottone

Sanguinando con calma , poiché sanno che hanno tutto il tempo per salvarsi.

 

C’è un cappello vicino ai suoi piedi

Un salvadanaio foderato che d’inverno tiene caldo ,

Ora preme i tasti , cambia nota , cambia vita

I suoi occhi si venano d’oro e di bianco

Mi sta guardando…Ora ha visto chi sono , sa cosa sono

E cosa provo.

 

Tu sei in grado di ingravidare il mare

Con questi suoni ,

Con queste voci di orfani abbandonati

Sotto un rosso cielo californiano

 

Lui impugna il suo annaffiatoio dorato a bocca

Fecondando l’albero immobile del silenzio

Facendo crescere frutti

Dentro ai quali possiamo vedere i corpi nudi di calde donne africane

E possiamo vedere le nostre più intime concupiscenze

 

Questa sfiatante narrazione

Che parla dei fiori della notte

Degli addii , della morte dei poeti

Dell’orecchio di Van Gogh

Della fame nel mondo

Dei coralli , delle urla

Dell’assistere a un parto , degli occhi dei bambini

Della malattia , della fata dai capezzoli azzurri

Della fede  perduta , delle scarpe colorate con lo stesso colore delle foglie in autunno

Della chemioterapia e del tramonto invernale ,

Guardato con chi si ama nella semplicità d’una tazza di cioccolata calda ,

 

Si conclude con una custodia che si serra 

Mani scure portate al petto per l’inchino

E dita intorpidite per aver premuto troppo i tasti dell’angoscia

Che hanno permesso a questi sogni

Di fluire liberi nell’aria

 

Credo di doverti se non dei soldi ,

Almeno una poesia per questo.

Da Lo spirito e il corpo Boopen , 2010

 

 



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