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Il cavaliere nero

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 29/09/2019 10:34:59

Il cavaliere nero

 

In un'armatura di acciaio nero sto dinanzi a un castello infernale. Le sue mura sono nere, le torri gigantesche di colore rosso sangue. Dinanzi al portone divampano guizzando bianche fiamme, come colonne di fuoco. Mi apro un varco, attraverso la corte del castello e salgo la scalinata. Una fuga di sale si apre ai miei occhi. Il rumore dei miei passi si rifrange contro le massicce pareti, e l'eco rompe il silenzio di morte. Entro finalmente nella stanza circolare di una torre; sopra la porta è scolpita una rossa chiocciola. La stanza non ha finestre, ma s'indovina l'enorme spessore delle mura; nessuna luce arde, eppure uno splendore senz'ombra illumina lo spazio chiuso.

A tavola siedono due fanciulle, una bruna e una bionda, e una donna. Benché le tre figure non si somiglino, devono essere madre e figlie. Sulla tavola, dinanzi alla fanciulla bruna, c'è un mucchio di lunghi e lucenti chiodi da maniscalco. Ella li prende in mano uno dopo l'altro, con cura, saggia la loro punta aguzza, e li conficca nel viso, nelle membra, nel petto della fanciulla bionda. Costei non si muove e non le sfugge un grido. La bruna le solleva la veste per un attimo, e vedo che le cosce e il corpo straziato sono un'unica sanguinosa ferita. A questi silenziosi movimenti si accompagna un'insolita lentezza, come se congegni segreti ritardassero il corso del tempo.

Anche la donna che siede di fronte alle due fanciulle resta muta e immobile. Come le immagini dei santi che si trovano in campagna, ella porta un grande cuore ritagliato in carta rossa che le nasconde quasi interamente il seno. Con orrore, mi accorgo che ad ogni punta di chiodo confitta nel corpo della fanciulla bionda quel cuore si sbianca come neve, a somiglianza di quel che accade al ferro che da rovente si fa incandescente. Mi precipito fuori, verso l'uscita del castello, poiché mi sento impari a sopportare questa prova. Corro via tra due interminabili fughe di porte, tutte ermeticamente chiuse da chiavistelli di acciaio. Ecco, ora so: dietro ogni porta, dal più profondo sotterraneo fino alla camera che è in cima alla più alta torre, si stanno compiendo innumerevoli supplizi di cui nessun uomo avrà mai conoscenza. Sono penetrato nella segreta rocca del dolore, ma già il primo dei suoi esempi era troppo atroce per me.

 

© Paolo Melandri (29. 9. 2019)


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