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La scala del vento

di Paolo Melandri
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Pubblicato il 07/02/2019 01:38:29

Un uomo vivo è cieco, beve ciò che ha da bere.

Che importanza può avere se i fossati sono impuri?

Che importanza può avere se rivivo ancora?

Sopporta la fatica di crescere per gradi;

l'ignominia della fanciullezza; l'angoscia

del fanciullo che si fa uomo; l'uomo

incompiuto con il suo dolore, affrontato

con tutta la sua goffaggine;

 

l'uomo compiuto fra tutti i suoi nemici? –

in nome del Cielo, come potrà sfuggire

a quella forma lubrica e sfigurata

che lo specchio degli occhi malvagi

rifrange ai propri occhi, e infine pensa

che quella forma dev'essere la sua?

Cosa potrà mai trarre dalla fuga

se l'onore l'incontra nella raffica invernale?

 

Io sono lieto di poterlo rivivere

e un'altra volta e un'altra volta ancora, se la vita

significa tuffarsi fra i ranocchi

dello stagno di un cieco, di un cieco che urta

altri ciechi; o in quello stagno di tutti più fecondo,

nella follia che l'uomo compie, o deve sopportare,

se egli desidera una donna altera

e troppo estranea alla sua stessa anima.

 

Io mi accontento di risalire alle fonti

di ogni evento nell'azione o nel pensiero;

di misurarli tutti; di perdonarli tutti!

Quando uno come me si libera dal rimorso,

dolcezza così grande nel petto rifluisce

che non possiamo che ridere e cantare,

perché da tutto siamo benedetti,

e tutto ciò che vediamo è benedetto.

 

© Paolo Melandri (7. 2. 2019)


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