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 Franca Colozzo - 26/03/2026 01:49:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

S, hai ragione, la poetessa spagnola in questione, Ana Maria Lorenzo, la quale mi ha onorato inserendo alcune mie poesie in una sua corposa silloge poetica "Versos del Todos y la Nada", ha colto nel segno del momento tragico che stiamo vivendo a causa della barbara ignoranza di alcuni leader mondiali.
Dopo il bombardamento di Isfahan con le sue architetture millenarie, mi sembra che predomini una forma di vilt. L’intento di ogni barbarie quello di distruggere la memoria storica delle popolazioni che intendono sottomettere.
Tremendo misfatto questo che, agli albori del terzo millennio, ci fa retrocedere a livello culturale.
Ho avuto l’onore di veder pubblicate alcune mie poesie nella sua corposa silloge in due volumi (oltre mille pagine):
"Versos del Todo y la Nada", da me pubblicate anche qui.
Grazie del tuo passaggio. Buonanotte.

 Angelo Naclerio - 25/03/2026 22:36:00 [ leggi altri commenti di Angelo Naclerio » ]

Lucida ed intelligente, con una chiusa straordinariamente incisiva a richiamare coscienza critica, azione e responsabilit

Grazie.

 Franca Colozzo - 25/03/2026 01:36:00 [ leggi altri commenti di Franca Colozzo » ]

Ana Maria Lorenzo (Spagna)

La possibilit di vedere soldati americani combattere sul campo non una certezza, ma non nemmeno un’ipotesi cos remota.
Il dispiegamento di unit di spedizione e il rafforzamento delle basi nel Golfo suggeriscono che gli Stati Uniti vogliano mantenere aperta l’opzione di operazioni limitate, soprattutto in aree sensibili come lo Stretto di Hormuz. Non si tratterebbe di un’invasione su vasta scala, ma un passo che potrebbe trasformare un conflitto regionale in una guerra con ripercussioni globali.

Tuttavia, al di l delle analisi strategiche, esiste una realt che raramente fa notizia: la vita quotidiana delle persone che abitano queste terre. Mentre i governi calcolano rischi e benefici, i civili bambini, anziani, intere famiglie vivono all’ombra di decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza. Per loro, la guerra non un concetto geopolitico, ma una realt fisica: il rumore di un drone invisibile, il tintinnio di una finestra prima che si frantumi, l’incertezza di non sapere se domani ci sar pane.

I bambini sono i primi ad assorbire la paura. Non comprendono alleanze, sanzioni o strategie navali. Sanno solo che il cielo brontola e che gli adulti parlano sottovoce. Gli anziani, dal canto loro, riconoscono schemi gi visti: sanno che quando si avvicinano le portaerei, i prezzi salgono, le strade si svuotano e i giovani scompaiono in file interminabili per la leva o la fuga. Nei villaggi del Libano meridionale, nei quartieri di Gaza o nelle citt iraniane, la vita continua con un misto di resistenza e rassegnazione, come se la routine fosse l’ultimo atto di dignit possibile.

L’Europa osserva tutto questo da una distanza ingannevole. Geograficamente lontana, ma economicamente e politicamente esposta. Ogni escalation militare in Medio Oriente ha ripercussioni sui prezzi del petrolio, sulla stabilit del Mediterraneo e sulla pressione migratoria che raggiunge i suoi confini. Sebbene gli europei non sentano le esplosioni, ne percepiscono le conseguenze nelle bollette dell’elettricit, nell’inflazione e nei dibattiti interni sulla sicurezza e sui rifugiati. La fragilit energetica del continente, gi compromessa dalla guerra in Ucraina, rende qualsiasi tensione nel Golfo un rischio immediato per la sua stabilit economica.

La storia dimostra che quando i giganti si muovono Stati Uniti, Iran, Israele le ripercussioni si propagano anche a chi non direttamente coinvolto nel conflitto. E in mezzo a questi giganti, la gente comune si ritrova intrappolata in un gioco che non ha scelto. Sono loro a pagare il prezzo pi alto: bambini che crescono senza istruzione, anziani che perdono la casa, famiglie che attraversano i confini senza sapere se saranno accolte.

Forse la domanda pi importante non se gli Stati Uniti invieranno soldati a combattere a piedi, ma che tipo di mondo stiamo costruendo quando le decisioni di pochi possono cambiare la vita di milioni di persone. La guerra, in fin dei conti, non una questione di strategia: una questione di umanit. E finch le persone e non i governi non saranno al centro dell’equazione, continueremo a ripetere la stessa storia con nomi diversi.

Ana M. Lorenzo
Spagna