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Sei Cento Settanta

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Ho amato il morto,

ed il morto mi ha ricambiata.

Niente più me sotto i tetti-caffè umbri,

niente più me nella gonna felice.

Lui mi ha toccata, ora sismica,

prendendomi dal ramo che bene

non mi teneva e si fece contento,

sganciandomi  con lieve pressione

dal burbero innesto,  sbucciandomi

del bozzolo  che non seppe internarmi.

Poi mi adunò: le ossa in gran

formazione ed al suo cospetto.

Il morto mi scelse, mi elesse, ruotandomi

appena, sarto violaceo, cucì alle mie

rappresaglie la sua bordatura ed il tanfo

che fanno tutte le fini,  di caglio

che non partecipa e resta.

Ho amato il morto, ma il morto di altri:

non bisognerebbe mai toccare alla

terra l'utero appena  infettato dalla

pala del grigio becchino.

Ma io l'ho fatto con la testardaggine

della zavorra allo zavorrato.

Ed il morto, che beffa, mi ha accudita,

lanciandomi putridume giù, più giù

dell'addome, laddove lui

finse una stirpe, aghiforme violenza

ad  iniettarmi la razza sua ecrù.

 Cristiana Fischer - 10/03/2014 23:32:00 [ leggi altri commenti di Cristiana Fischer » ]

come sempre, la fine inchioda chi legge

 Adielle - 10/03/2014 22:18:00 [ leggi altri commenti di Adielle » ]

Solo un saluto per dirti che ti leggo sempre, ciao Emilia funambolica.

 Nando - 10/03/2014 21:04:00 [ leggi altri commenti di Nando » ]

È sempre una magnifica sorpresa leggeerti, ancora una volta ammiro l’acuta intelligenza del tuo linguaggio, lucidamente selezionato nelle parole che scegli creando un effetto filigrana (è una mia interpretazione, potrei sbagliarmi), velando dentro la metafora la rilettura autorale del proprio vissuto, reale o immaginato che sia.

Ciao Emilia, alla prossima

 Loredana Savelli - 10/03/2014 20:47:00 [ leggi altri commenti di Loredana Savelli » ]

Quanto sei brava!!

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